Si conclude la parabola della insurtech che doveva rivoluzionare il mondo delle assicurazioni

Voleva rivoluzionare il mondo delle assicurazioni. Ma, sei anni dopo la sua creazione, la start-up Luko ha deposto le armi. E, per ironia della sorte, è stata acquistata da un assicuratore tradizionale. Mercoledì, il tribunale commerciale di Bobigny – scrive il Figaro – ha nominato Allianz acquirente di Luko, specialista nell’assicurazione casa online al 100%, in amministrazione controllata dal novembre 2023.
Tra i cinque candidati che hanno presentato offerta (le startup Magnolia, Leocare, Lovys e Laka), Allianz Direct, la filiale assicurativa online del gruppo tedesco, è risultata la migliore offerente. Pagherà 4,3 milioni di euro per mettere le mani sugli asset e sulla tecnologia di Luko e della sua società madre Demain ES, nonché sul suo portafoglio di 230.000 contratti assicurativi. Allianz Direct, stabilitasi in Francia lo scorso luglio, si è impegnata a rilevare tutti i 113 dipendenti di Luko, di cui manterrà il marchio. Per chi aveva finanziato quest’avventura la pillola è amara: secondo il giornale, gli azionisti della start-up Unkle, il fondo TriplePoint Capital così come Bpifrance e BNP Paribas perderanno complessivamente 20 milioni di euro.
La storia di Luko, che si presentava come la “neo-assicurazione numero uno in Francia”, era iniziata bene. Quando è stata lanciata nel 2018, la start-up è stata una delle prime a offrire la sottoscrizione online di contratti assicurativi sulla casa, senza impegno e flessibili. Si vantava poi di rimborsare i sinistri più velocemente dei suoi concorrenti: quelli di più lieve entità venivano pagati in due ore e quelli che richiedevano l’impiego di un perito in circa una settimana. “L’assicurazione è l’unico settore che non è stato ancora sconvolto dall’ondata digitale, mentre le aspettative dei consumatori sono cambiate”, si vantava Raphaël Vullierme, direttore generale e cofondatore di Luko, esaltando i meriti della sua azienda.
La start-up ottenne rapidamente contratti guadagnando quote di mercato nell’assicurazione casa online. Ciò attirò fondi di investimento tra cui EQT Ventures, Accel, Founders Fund, Speedinvest, Orange Ventures e investitori privati. All’epoca, grazie alla politica monetaria ultra accomodante delle banche centrali, il denaro costava poco e affluiva liberamente alle start-up finanziarie. In totale Luko ha raccolto 70 milioni di euro in due anni. L’ultimo round di finanziamento (20 milioni di euro) è avvenuto nel novembre 2020 e implicava una valutazione della compagnia 260 milioni di euro. Una cifra assai diversa dai 4,3 milioni di euro pagati mercoledì dall’Allianz Direct.
Come tutte le fintech, Luko aveva fame di crescita. All’inizio del 2022, il suo piano era quello di crescere fino a raggiungere una dimensione critica. “Per diventare redditizia, Luko doveva almeno raddoppiare le sue dimensioni, da 50 milioni di euro di premi annui a 100-120 milioni di euro”, ricorda una persona vicina alla società. Un’ambizione colossale, irraggiungibile in breve tempo, soprattutto perché in Francia solo il 10% dei contratti assicurativi vengono stipulati online. Luko continuò la sua espansione acquisendo l’assicuratore tedesco Coya. Questa acquisizione le permise di diventare un vero e proprio assicuratore, perché fino ad allora progettava i suoi prodotti ma i rischi assicurativi erano a carico di altri. Nel corso dell’anno era ancora alla ricerca di fondi. Ma il mercato si era girato e i finanziamenti esauriti. A causa della mancanza di nuovi soldi, la giovane azienda registrò una perdita netta di 56 milioni di euro per l’intero 2022. Nel settembre 2022 si rivolse alla banca Lazard per uscire dall’impasse. Sperava in una fusione con un grande assicuratore francese, ma questa non riuscì. Luko, seppur fortemente indebitata, si mise in vendita per 60 milioni di euro.
Ma nella primavera del 2023 gli azionisti di Unkle chiesero il pagamento di 12 milioni di euro. Incapace di onorarlo Luko su costretta a ristrutturare la propria azienda sotto l’egida del tribunale commerciale di Bobigny che mise l’azienda in salvaguardia nel giugno 2023. E la sua parabola si concluse.
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