Supera il 28% la percentuale di comuni italiani obbligati a ripristinare le proprie aree urbane a partire dal 2031. Si arriva a oltrepassare anche il 40% se, oltre ai centri e agli agglomerati urbani, si aggiungono anche i comuni periurbani pari all’11,6% del totale

La mappa pubblicata dall’Ispra nell’edizione 2024 dell’Atlante dei dati ambientali evidenzia come il 13,4 % delle imprese italiane e l’11,8% delle famiglie vive in aree potenzialmente a rischio esondazioni. A rischio anche il 16,5% dei beni culturali, con conseguente impatto economico e sociale.
La progressiva impermeabilizzazione del suolo e la riduzione delle superfici di espansione delle piene acuiscono le conseguenze dei fenomeni alluvionali. Il consumo di suolo continua, infatti, a crescere, con una progressiva diminuzione della superficie destinata all’uso agricolo, perdita di biodiversità e aumento del degrado del suolo, con conseguenze che devono essere affrontate attraverso incisive azioni di ripristino.
Anche al fine di supportare il percorso del Governo nella redazione del Piano nazionale di ripristino, la nuova edizione dell’Atlante tiene in considerazione quanto previsto dal recente regolamento europeo sul ripristino della natura (Nature Restoration Law), entrato in vigore il 18 agosto 2024, in base al quale tutti gli Stati membri dell’UE devono assicurare il ripristino di almeno il 20% delle aree degradate terrestri e marine, ed entro il 2050 di tutti gli ecosistemi degradati.
Inoltre, il regolamento richiede che non ci sia nessuna perdita netta di spazi verdi e di copertura arborea nelle aree urbane fino al 2030 e un costante aumento della loro superficie totale a partire dal 2031. Secondo la mappatura dell’ISPRA, in Italia i sistemi ambientali in cui le attività antropiche risultano predominanti, dalle coltivazioni fino alle aree costruite, sono più della metà del territorio nazionale (52%), mentre tra gli ambienti naturali prevalgono le foreste (44%).
Supera il 28% la percentuale di comuni italiani obbligati a ripristinare le proprie aree urbane a partire dal 2031. Si arriva a oltrepassare anche il 40% se, oltre ai centri e agli agglomerati urbani, si aggiungono anche i comuni periurbani pari all’11,6% del totale.
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