I rincari dell’energia e delle spese per la casa alimentano il rialzo dei prezzi, sostiene il Centro Studi di Unimpresa
L’inflazione in Italia torna a salire, spinta soprattutto dall’aumento dei costi per l’abitazione. A gennaio il tasso annuo ha toccato l’1,5% rispetto all’1,3% di dicembre, mentre l’indice armonizzato UE è salito all’1,7%, il valore più alto da ottobre 2023. Il comparto abitativo, comprensivo di acqua, elettricità e combustibili, ha registrato l’incremento più significativo con un +2,4% in un solo mese. Anche il settore alimentare (+1%) e il tempo libero (+0,9%) hanno mostrato rialzi rilevanti. A livello europeo, l’inflazione nell’Eurozona è salita al 2,5% annuo, con l’energia tornata a spingere i prezzi (+2,9% su base mensile).
È quanto spiega il Centro Studi di Unimpresa, secondo cui nel 2025 l’inflazione in Italia – calcolata con il metodo armonizzato europeo – si attesterà in media all’1,8%, riducendo il divario con l’Eurozona. Tuttavia, l’andamento dei prezzi dell’energia resta un fattore chiave: le tariffe regolamentate hanno segnato un’impennata del 27,8% annuo a gennaio, più del doppio rispetto a dicembre. Eventuali nuove tensioni internazionali o interventi politici, come l’ipotesi di nuove tariffe commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea, potrebbero cambiare il quadro economico e influenzare l’evoluzione dell’inflazione nei prossimi mesi.
Giovanna Ferrara, presidente di Unimpresa, sottolinea che “la domanda dei consumatori resta debole e questo potrebbe favorire una riduzione dei prezzi dei servizi nei prossimi mesi. La Banca Centrale Europea ha già avviato un percorso di graduale riduzione dei tassi di interesse e, salvo sorprese, dovrebbe continuare su questa strada, portando il tasso sui depositi al 2% entro giugno. Continueremo a monitorare, come sempre, l’andamento dei prezzi e a segnalare eventuali criticità per famiglie e imprese, con l’obiettivo di garantire un equilibrio tra crescita economica e stabilità finanziaria”.
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