La banca milanese segnala alla BCE le mosse di Delfin e Caltagirone, preoccupata per il controllo di tre grandi istituti senza l’approvazione delle autorità

Mediobanca ha lanciato un allarme alla Banca Centrale Europea (BCE), segnalando due dei suoi principali azionisti, la Delfin della famiglia Del Vecchio e il gruppo guidato da Francesco Gaetano Caltagirone, per i loro piani di acquisizione che potrebbero permettere loro di ottenere il controllo di tre delle principali istituzioni finanziarie italiane: Mediobanca stessa, Monte dei Paschi di Siena (MPS) e Generali. L’operazione, secondo Mediobanca, potrebbe avvenire senza l’approvazione delle autorità di regolamentazione e dare vita a una concentrazione di potere troppo forte nel sistema finanziario italiano.
L’allarme riguarda principalmente il rischio che le partecipazioni incrociate tra queste aziende possano conferire un’influenza eccessiva agli azionisti coinvolti. Mediobanca ha sottolineato come, se la situazione dovesse evolversi, la combinazione di interessi e la governance delle tre istituzioni potrebbero subire un mutamento significativo, con effetti sul controllo e sulla strategia futura di queste compagnie.
Secondo il Financial Times, Mediobanca ha evidenziato nella sua presentazione alla BCE che Delfin e Caltagirone, se unissero le forze, potrebbero arrivare a detenere una quota complessiva del 29% in Generali, grazie anche al 13% di Mediobanca posseduto nella compagnia assicurativa. Questo darebbe loro un’influenza sproporzionata su Generali, nonostante la loro partecipazione diretta non superi il 16%. Il timore di Mediobanca è che i due azionisti stiano agendo in concertazione, pratica che, per legge, dovrebbe essere notificata alla BCE. In caso contrario, l’autorità potrebbe congelare i diritti di voto degli azionisti coinvolti.
Le preoccupazioni di Mediobanca si sono intensificate dopo l’annuncio di un’offerta ostile da parte di MPS, sostenuta dallo Stato, per acquisire Mediobanca, il che potrebbe incrementare ulteriormente l’influenza di Delfin e Caltagirone attraverso una rete di partecipazioni incrociate.
Nonostante le smentite da parte delle fonti vicine ai due gruppi di investitori, che hanno negato di agire in concerto, le preoccupazioni riguardo a una possibile governance centralizzata sono evidenti. Entrambi i gruppi, infatti, si sono scontrati in passato con i dirigenti di Mediobanca e Generali riguardo le loro strategie, ma non sono riusciti a prevalere.
Nel frattempo, anche Generali ha preso posizione, segnalando il possibile comportamento concertato tra Delfin e Caltagirone all’IVASS e alla Consob, le autorità di controllo italiane, in vista della prossima assemblea del 24 aprile. La compagnia assicurativa ha sottolineato che tali mosse potrebbero compromettere la stabilità e l’indipendenza delle sue operazioni. Con due importanti assemblee in programma ad aprile, quella di MPS e quella di Generali, le prossime settimane saranno cruciali per capire come evolveranno le dinamiche del settore bancario e assicurativo italiano. Il rischio di una crescente concentrazione di potere nelle mani di pochi investitori rimane una delle principali preoccupazioni per il futuro del mercato finanziario del Paese.




