Un errore tecnico avrebbe esposto numeri di patente sul portale online dell’assicuratore digitale, scatenando nuove accuse di negligenza

L’insurtech Lemonade è finita al centro di una class action depositata presso il tribunale federale di Manhattan, con l’accusa di aver violato la privacy di 190.000 automobilisti divulgando i numeri delle loro patenti a malintenzionati attraverso la piattaforma online per i preventivi auto. Secondo la ricostruzione di Insurance Journal, la denuncia imputa a Lemonade gravi responsabilità in materia di negligenza nella protezione dei dati personali, con violazioni del Driver’s Privacy Protection Act federale, delle normative dello Stato di New York e delle linee guida della Federal Trade Commission.
Al centro della causa c’è un bug informatico rimasto attivo per oltre 17 mesi, da aprile 2023 a settembre 2024, durante i quali sarebbe stato possibile per chiunque — anche truffatori — ottenere numeri di patente semplicemente inserendo nome, data di nascita e indirizzo. “Il sito ha operato come un motore di ricerca delle patenti di guida”, si legge tra le accuse mosse dal principale promotore, Leslie Rich, un cittadino dell’Arizona che ha dichiarato di essere stato vittima di frodi finanziarie e furti d’identità dopo la diffusione dei suoi dati.
Secondo la documentazione, ignari utenti, molti dei quali mai clienti di Lemonade, sarebbero stati esposti a violazioni della privacy sistematiche tramite un meccanismo che precompilava automaticamente i numeri di patente, sfruttando dati raccolti da broker terzi.
Lemonade ha ammesso alla SEC l’esistenza della vulnerabilità solo a marzo 2025 e ha iniziato a inviare notifiche agli interessati da aprile, ma la class action contesta l’efficacia e la tempistica della risposta. “Una segnalazione tardiva che non ha impedito danni concreti”, afferma la causa, sottolineando come l’assicuratore abbia lasciato attiva per mesi una falla che avrebbe potuto essere chiusa in tempi più rapidi.
La celebre società di insurtech ha dichiarato alla SEC di aver risolto il problema e di aver avviato comunicazioni agli utenti e alle autorità, definendo però la questione “non rilevante”. Il caso si inserisce in un contesto più ampio di azioni legali che coinvolgono altre compagnie assicurative, come ad esempio Root, GEICO, Travelers, Allstate e Noblr, tutte finite sotto inchiesta per mancata protezione dei dati degli automobilisti attraverso i propri sistemi di preventivazione online. In particolare, New York ha già multato diverse di queste società per cifre superiori ai 6 milioni complessivi.
Lemonade, inoltre, era già finita sotto i riflettori nel 2024 per un’altra causa da 5 milioni di dollari, che la accusava di aver condiviso illegalmente informazioni personali e sanitarie dei richiedenti assicurazioni sulla vita con piattaforme pubblicitarie come TikTok, Facebook e Snapchat.
Questa nuova causa aggrava ulteriormente la posizione del brand, sollevando dubbi sull’adeguatezza dei sistemi di sicurezza digitali adottati dagli assicuratori tecnologici, sempre più sotto esame per le potenziali vulnerabilità delle piattaforme automatizzate e l’integrazione poco controllata con soggetti terzi. Per il mondo assicurativo, il caso Lemonade rappresenta un segnale d’allarme concreto, che richiama l’intero settore a una riflessione profonda sulle responsabilità digitali e sulla protezione dei dati sensibili in un contesto in cui l’efficienza tecnologica non può prescindere dalla fiducia e dalla tutela degli utenti.
a cura di Vincenzo Giudice
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