Secondo lo studio EY “Open Insurance in evoluzione: il valore di FiDA”, il 67% delle compagnie punta su personalizzazione e sviluppo di nuovi prodotti, ma solo una su cinque ha già avviato progetti concreti

L’Open Insurance rappresenta oggi una delle leve più promettenti per l’innovazione del settore assicurativo, ma nonostante l’interesse crescente, la sua adozione effettiva è ancora agli inizi. Secondo lo studio EY “Open Insurance in evoluzione: il valore di FiDA”, solo il 17% delle compagnie assicurative italiane ha già intrapreso iniziative strutturate in linea con il regolamento europeo FiDA, mentre l’83% ammette di avere una conoscenza parziale o limitata del tema.
Il regolamento FiDA (Financial Data Access) è stato progettato per favorire un maggiore controllo dei clienti sui propri dati finanziari, stimolare la competitività e aprire il mercato a nuovi player. Tuttavia, le principali preoccupazioni che frenano la diffusione dell’Open Insurance riguardano la sicurezza e la privacy dei dati (per il 75% degli operatori), seguite dall’incertezza normativa (67%). Nonostante ciò, due compagnie su tre ritengono che i benefici principali risiedano nella creazione di prodotti più innovativi e personalizzati, nella gestione del rischio più accurata e nell’espansione dei canali distributivi.
L’attenzione al cliente si traduce in servizi più trasparenti, esperienze d’uso fluide e una maggiore comprensione della propria situazione finanziaria. Le compagnie che hanno già avviato progetti Open Insurance lo hanno fatto integrando il tema nei piani strategici aziendali, lavorando su processi di data governance e coinvolgendo team dedicati in collaborazione con autorità regolatorie. La metà di quelle che invece non hanno ancora intrapreso iniziative non ha dato priorità al tema; il 40% segnala l’assenza di un quadro regolatorio chiaro e solo il 10% indica la mancanza di budget come ostacolo reale. La collaborazione con Insurtech è vista favorevolmente dal 92% delle compagnie, mentre il 58% considera strategica anche l’integrazione con attori di altri settori, come banche e retailer, per rafforzare la prossimità al cliente.
Le aree aziendali più coinvolte dall’adozione del regolamento FiDA sono l’IT e i sistemi informativi (75%), le funzioni Legal, Risk & Compliance (75%) e la Cybersecurity (42%). Secondo Nicola Panarelli di EY, la sfida sarà cogliere questa trasformazione in modo proattivo, trasformando la compliance normativa in un volano per evolvere verso modelli di business più aperti, digitali e orientati al dato. Francesco Pisapia, anch’egli di EY, sottolinea che le aspettative dei clienti cambiano rapidamente e che FiDA potrà essere la chiave per soddisfarle con offerte su misura e servizi innovativi. Il settore è pronto: ora serve tradurre consapevolezza in azione.
Secondo Nicola Panarelli, Italy Financial Services Consulting Leader di EY, “l’’Open Insurance, se affrontata con visione e proattività, può rappresentare una leva di trasformazione per l’intero ecosistema assicurativo. Dallo studio EY “Open Insurance in evoluzione: il valore di FiDA” emerge un settore ancora in fase esplorativa: l’83% degli operatori dichiara una comprensione parziale del tema. In questo scenario, la differenza la faranno le compagnie che sapranno muoversi per prime e trasformare l’adeguamento normativo in un’opportunità di innovazione, evolvendo verso modelli di business più aperti, digitali e orientati al dato” . Francesco Pisapia, Italy Insurance Consulting Leader di EY, aggiunge: “Le aspettative dei clienti stanno cambiando rapidamente. L’accesso a dati più ricchi e strutturati, abilitato da FiDA, consentirà alle compagnie assicurative di comprendere meglio i bisogni dei clienti e offrire prodotti sempre più personalizzati. Il fatto che due compagnie su tre identifichino nell’innovazione e nella personalizzazione i principali benefici dell’Open Insurance conferma che il settore è pronto a evolvere: ora serve trasformare questa consapevolezza in azioni scalabili e misurabili.”
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