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Gran giuristi, ma giusti? La pertinenza che decide i lodi

Lo scorso 8 ottobre sono stati resi noti i componenti del Collegio arbitrale e la data del kick-off dei lavori, quella del 15 gennaio. È una notizia che conta per il calendario e, soprattutto, per il metodo con cui intendiamo dirimere questioni che toccano operatori, clienti e catene del valore. Non mi sento ancora di parlare di rivoluzione, perché le ADR in Italia non hanno mai avuto grande appeal. E non è detto che questa costituisca eccezione o sia accompagnata da quella celerità e fiducia da parte di chi dovrà partecipare alle sessioni.

Una piccola, ma dovuta, digressione

Non appartengo alla fauna dei pavoni da convegno che si esaltano a ogni micro novità normativa, trasformandola in spettacolo sterile e noioso, e traendo da ogni riga di una leggina massime universali idonee a ribaltare il mondo. Ma non sono neppure il professionista che si sprofonda in poltrona e subisce con rassegnazione l’inerzia del mondo. So che ho la mia da dire e la dico.
Perché le cose si cambiano parlando e tacendo quando serve, assumendo il rischio della parola e della scelta. Preferisco il ruolo di chi promuove con rigore le proprie ragioni a quello di chi le subisce, tacendo furbescamente e fluttuando in varie situazioni a seconda del vento che spira.

Vengo al punto

Da osservatore del settore, la lettura dei profili nominati mi ha suscitato alcune perplessità, una in particolare allibente. Conosco uno dei designati come giurista di valore, ma con una dimestichezza con il diritto assicurativo e con la regolazione del settore prossima allo zero.
Da qui una domanda elementare e decisiva: chi ha verificato l’adeguatezza effettiva tra curriculum e funzione arbitrale in materia assicurativa?
È sufficiente essere un giurista autorevole per dirimere con competenza liti che ruotano attorno a clausole complesse, prassi distributive, governance di prodotto, regole IVASS, metriche di fair value e nessi causali, oppure è preferibile un’autorevolezza meno altisonante ma più pertinente, capace di muoversi con naturalezza nell’officina concreta del mercato?
Si può stare tranquilli sapendo che un nostro problema assicurativo finirà nelle mani e nella testa di chi questo comparto non lo ha bazzicato con regolarità?

La trasparenza non è un vezzo. È la premessa della fiducia

Quando si conferiscono incarichi, il sistema esige che le ragioni siano visibili. L’articolo 15 del decreto sulla trasparenza (D.lgs. 33/2013) impone la pubblicazione del curriculum per gli incarichi di collaborazione presso la pubblica amministrazione con atto di conferimento, oggetto, durata e compenso.

È una garanzia minima di trasparenza istituzionale, perché consente di verificare la corrispondenza tra profilo e perimetro della funzione. Non chiede applausi, chiede semplicemente luce. Ma qui la lampadina mi pare fulminata.

La questione, però, è ancora più sostanziale. Nel nostro settore la competenza che decide non è mai astratta. È pertinenza e conferenza ragionata.
Un arbitrato è un laboratorio che lavora a tempo contenuto su materiali vivi: contratti spesso laconici e scritti con i piedi, catene operative lunghe, obblighi informativi, pacchetti e accordi di vendita, criteri di proporzione economica e di correttezza.
L’arbitro che serve agli intermediari e alle imprese è colui che coniuga il diritto con le regole tecniche e con la pratica di filiera. Deve saper leggere un flusso reclami, interpretare un loss ratio, pesare un fair value, riconoscere se una clausola è scritta per ammaliare o per funzionare.

La cultura giuridica, se resta pura erudizione, diventa un magazzino polveroso, affascinante e inutile. La cultura che conta è una bussola. Non consiste nel ricordare tutto, ma nel saper trovare in fretta ciò che serve, nel punto esatto in cui serve, e nel trasformarlo in decisione motivata e comprensibile.
La filosofia migliore lo insegna da secoli: il sapere vale quando si lascia misurare dall’azione e dalla prova.

Pertinenza, Prontezza, Prova

Propongo allora una griglia semplice che il mercato riconoscerà senza fatica: Pertinenza. Prontezza. Prova.
Pertinenza significa dominio del diritto assicurativo sostanziale, della regolazione e della distribuzione, con sensibilità economica sufficiente a distinguere l’enfasi dalla sostanza.
Prontezza significa capacità di triage dei temi, individuazione del punto che decide e manutenzione del tempo come risorsa scarsa.
Prova significa attitudine a pesare documenti, cronologie, policy, dati, e a separare ciò che appare da ciò che regge al controllo incrociato.

Non si tratta di delegittimare i nomi. Si tratta di chiedere metodo a chi nomina e responsabilità a chi accetta.
Pubblicare i curricula completi, evidenziare le competenze pertinenti al comparto, dichiarare in poche righe perché quei profili sono adeguati a quelle materie. È una cortesia verso il mercato e una tutela per tutti, anche per chi giudica.
Nessun curriculum esaurisce la persona, ma un curriculum ben letto aiuta a capire se la persona è nel posto giusto.

Per dirla con quell’ironia illuminante che ci manca ogni giorno di più:
«Per me l’uomo colto non è colui che sa quando è nato Napoleone, ma colui che sa dove andare a cercare l’informazione nell’unico momento della sua vita in cui gli serve, e in due minuti.»
È la frase, celebre e attualissima, che Umberto Eco ci ha regalato: cultura non come magazzino, ma come bussola.
Ecco il punto: siamo sicuri che i signori nominati abbiano questa attitudine? Che sappiano, davanti a una clausola claims made o a una fattispecie di accessorietà mal posta, dove andare a cercare l’informazione giusta, e in due minuti?
Lo dico senza livore personale: ho incrociato uno di questi profili e fa il giurista in una materia che con l’assicurativo c’entra quanto i cavoli a merenda. Onore al merito, ma un Collegio arbitrale non è un salotto: è un’officina dove decidere, in tempi rapidi e con piena accountability, su testi, prassi, catene del valore e rischi reali.

Trasparenza e responsabilità

C’è un corollario elementare: trasparenza e responsabilità. Non per innescare gogna, ma per costruire fiducia. Il punto non è il nome, è il nesso tra il nome e la competenza pertinente.
Un ordinamento sano pretende che le scelte siano spiegabili. E quando l’amministrazione o soggetti a essa riconducibili conferiscono incarichi, non siamo alla cortesia, siamo alla regola.
L’articolo 15 del decreto trasparenza impone la pubblicazione del curriculum dei titolari di incarichi di collaborazione o consulenza: atto di conferimento, oggetto, ragione, durata, compensi e – appunto – CV.
Dov’è tutto questo? Quanto altro dobbiamo aspettare?

Gli intermediari vivono ogni giorno questa regola. La fiducia nasce quando la proporzione è giusta, quando l’accompagnamento non soffoca il tema, quando la governance non sfarina e si disperde in retorica.
L’arbitro di cui abbiamo bisogno è un artigiano della misura. Sa quando fermarsi e quando affondare, sa distinguere l’eccezione virtuosa dalla scorciatoia, sa riconoscere il baricentro del rapporto e gli restituisce equilibrio.
Non cerca l’effetto ma l’efficacia. Non colleziona citazioni o auliche referenze dottrinarie, costruisce decisioni che parlano da sole.

Tutti i nominati sapranno costruire? Su qualcuno ho grossi dubbi. Se il criterio di scelta resterà questo, la prossima volta che leggeremo i nomi capiremo a colpo d’occhio perché sono loro. Non serviranno celebrazioni, basterà la pertinenza che si vede.
E sarà un bene per tutti. Per gli operatori, che potranno confidare in lodi rapidi e intelligenti. Per i clienti, che avranno risposte chiare e giuste. Per il sistema, che guadagnerà quella credibilità che non si dichiara ma si esercita.

Vorrei che il nostro settore si riconoscesse in questa misura. Meno rumore, più sostanza. Meno vanità, più competenza.
La vera nobiltà, in un mercato maturo, è tutta qui. Quando la pertinenza guida, la Giustizia smette di essere un rito e torna a essere una forza. E il giorno in cui leggeremo un Collegio arbitrale e non avremo nulla da eccepire sarà il giorno in cui avremo fatto un passo avanti non per caso ma per scelta.
Personalmente, dall’altro giorno mi sono convinto che quel giorno non lo vedrò.

A cura di Ivan Dimitri Calaprice, avvocato del Foro di Milano

Leggi anche: https://www.intermediachannel.it/2025/09/16/polizze-senza-gara-i-numeri-nascosti-che-nessuno-mostra/

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