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Tempesta solare: assicuratori in allerta per una possibile tempesta geomagnetica G4

Quando si parla di tempeste solari, l’immagine che viene in mente a tutti è quella delle aurore colorate che danzano nel cielo. Ma dietro il fascino del fenomeno c’è un’altra realtà, molto più concreta e, per certi versi, inquietante: un’eruzione solare può mettere in crisi infrastrutture che diamo per scontate, come elettricità, satelliti, navigazione e comunicazioni radio. È quello che sta succedendo ora, con la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) – ovvero l’ente statunitense che si occupa di meteorologia, clima, oceani e spazio – che ha lanciato un alert di tempesta geomagnetica G4 (Severe) per il 20-21 gennaio, in seguito all’arrivo previsto di una coronal mass ejection, cioè una massa di particelle solari che si muove veloce verso la Terra.

La cosa interessante, o meglio preoccupante, è che la tempesta può arrivare quasi “di sorpresa”: le condizioni possono passare da un normale aggiornamento scientifico a un problema operativo in poche ore. E qui entra in gioco il mondo delle assicurazioni, perché non è tanto la bellezza delle aurore a importare quanto la possibilità che il sistema energetico e i servizi digitali vengano scossi. Il rischio, come sottolinea la NOAA, è che correnti geomagnetiche indotte nelle linee di trasmissione possano richiedere interventi dei gestori di rete, come la gestione della tensione o aggiustamenti di carico. Sono azioni spesso invisibili finché qualcosa non va storto.

Per un intermediario la sfida è l’accumulo di rischi: un singolo evento può generare molti piccoli sinistri in settori diversi, invece di un unico grande “catastrofe” con un perimetro definito. Immaginate fabbriche che fermano la produzione per problemi di qualità dell’energia, data center che consumano più energia di backup, operatori della catena del freddo che devono gestire deviazioni di temperatura, porti e logistica alle prese con GPS intermittente e compagnie aeree costrette a cambiare rotta o a gestire ritardi e limitazioni nelle comunicazioni. E poi c’è un aspetto ancora più delicato: i contratti assicurativi spesso non sono pensati per danni “da servizio degradato”.

La NOAA stessa spiega che le scale di “space weather” comunicano effetti “che possono essere sperimentati”, e in questo caso la parola chiave è proprio sperimentati, perché i problemi possono manifestarsi come degradazione del servizio più che come danno fisico, e lì il linguaggio delle polizze viene messo alla prova. Anche il tema satelliti è cruciale: anche senza guasti diretti, la degradazione del segnale può colpire aziende che dipendono da GPS, timing preciso o connettività continua. E qui il broker deve fare una domanda semplice ma decisiva: cosa succede se il business si ferma senza che ci sia un danno evidente?

In pratica, la tempesta solare si trova in un’area grigia tra “pericolo nominato” e l’ambiguità degli all-risks moderni. Può generare interruzioni di servizio, interruzioni contingent su fornitori, outage di comunicazioni, malfunzionamenti senza danno fisico chiaro e costi da ritardi che possono sfuggire alle trigger tradizionali. Quindi, l’indicazione è chiara: usare questo avviso come un promemoria per verificare dipendenze e coperture. Che si tratti di alimentazione elettrica (quanto dura il backup, c’è garanzia di rifornimento carburante, ci sono punti critici come ATS, trasformatori, SCADA), di dipendenza da GPS e satelliti (quali processi ne dipendono davvero, esistono fallback terrestri, i contratti sono realistici?), o di resilienza operativa (esistono procedure per comunicazioni degradate, override manuali, shutdown e restart a gradini). Non è la prima volta che il mercato parla di questo rischio: i Lloyd’s hanno già evidenziato scenari con impatti economici potenzialmente trilionari su più anni. Non significa che questo evento sia “il grande”, ma è un promemoria: meglio ridurre l’ambiguità prima che il sinistro accada. In sostanza, per gli intermediari la tempesta non è un fatto astronomico, è un promemoria operativo: le aurore possono essere lo spettacolo, ma il rischio reale è il blackout, la perdita di servizi e le polizze che devono dimostrare di reggere anche quando il cielo manda segnali poco piacevoli.

Leggi anche: https://www.intermediachannel.it/2025/09/02/katrina-luragano-che-ha-cambiato-per-sempre-il-rischio-assicurativo/

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