L’analisi di Gabriele Cirasola sul ruolo dell’agente nell’era degli algoritmi, tra tecnologia e responsabilità professionale

A 32 anni appartengo a una generazione di agenti che è nata e cresciuta in un mondo già fortemente tecnologico. Per questo, parlare di Intelligenza Artificiale in agenzia non significa immaginare uno scenario futuristico, ma confrontarsi con strumenti che fanno ormai parte della quotidianità. Tuttavia, proprio la nostra naturale predisposizione tecnologica può diventare un’arma a doppio taglio. Se non gestita, l’AI rischia di trasformarsi da acceleratore a scorciatoia cognitiva. Cosa intendo?
L’AI ci permette di essere più veloci e precisi nella preparazione delle proposte, ma qui si annida un pericolo: la delega del pensiero. Se affidiamo l’analisi dei rischi esclusivamente a un software, rischiamo di perdere la capacità critica. Un giovane agente che non “smonta” manualmente una polizza non imparerà mai a riconoscerne i punti deboli. La velocità non deve diventare un alibi per la pigrizia intellettuale.
Lo stesso si dovrebbe dire per la relazione. Qui il rischio reale è la “standardizzazione dell’empatia”.
Utilizzare l’AI per migliorare le comunicazioni o gestire il portafoglio è utile, ma c’è il rischio di inviare messaggi “perfetti” ma privi di anima. Il cliente percepisce quando una consulenza è frutto di un algoritmo preimpostato. La tecnologia deve liberare tempo per il contatto umano, non sostituire il tono di voce autentico dell’agente.
Governare l’AI, come accade nella nostra agenzia di Bologna, significa anche capirne i limiti tecnici, con formazione continua e monitoraggio costante delle sue evoluzioni.
Gli algoritmi possono sbagliare o replicare pregiudizi (bias) nei dati. Un giovane agente deve essere consapevole che la responsabilità finale — legale ed etica — resta sua.
La vera sfida quindi non è resistere all’AI, ma evitare la “commoditizzazione”. Se l’AI rende tutto più fluido e semplice, il rischio è che il cliente percepisca meno il valore della nostra consulenza. Se ci limitiamo a usare l’AI per vendere prodotti, diventiamo sostituibili. La differenza la farà chi userà lo strumento per scendere in profondità, non chi resterà in superficie.
a cura di Gabriele Cirasola, agente dal 2020 di Generali Italia – Agenzia Generale di Bologna




