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Fondo Garanzia Vita, l’Ivass rilancia: “Strumento stabile per proteggere assicurati e mercato”

Il Fondo Garanzia Vita entra ufficialmente nel lessico strutturale del mercato assicurativo italiano e lo fa con un messaggio chiaro: più tutela per gli assicurati, più stabilità per il sistema. Al convegno ospitato dalla Sapienza Università di Roma, dedicato al nuovo Fondo di garanzia rami vita, Maddalena Rabitti, consigliere dell’Ivass, ha tracciato la cornice giuridica e sistemica di una riforma che segna un passaggio cruciale per il comparto assicurazioni.

«Questo “innesto” nel corpo del Codice, ormai maturo, è un traguardo importante», ha spiegato, sottolineando come la nascita del Fondo risponda all’esigenza di garantire «in modo stabile e prevedibile la tutela degli assicurati e dei beneficiari in caso di dissesto di un’impresa vita». Il riferimento al caso Eurovita è stato diretto: «Il caso Eurovita ha rappresentato un momento di forte discontinuità nel mercato assicurativo», ha ricordato, aggiungendo che «l’assenza di un meccanismo strutturato ha amplificato la complessità della gestione emergenziale». Da qui la scelta di colmare un vuoto normativo che da tempo veniva segnalato anche in sede europea.

Il nuovo Fondo di Garanzia Vita, inserito nel Codice delle assicurazioni con la Legge di Bilancio 2024, si configura come un Insurance Guarantee Scheme domestico con una duplice funzione. Da un lato, interviene come strumento di ultima istanza quando una compagnia vita viene posta in liquidazione coatta amministrativa, assicurando l’erogazione delle prestazioni protette entro i limiti normativi. Dall’altro, può agire in via preventiva. «Il Fondo svolge una duplice funzione», ha chiarito Rabitti, precisando che «può operare con vari strumenti – finanziamenti, garanzie – al fine di agevolare acquisizioni di attività o passività, trasferimenti di portafogli». Ma non è un salvagente illimitato. «L’onere complessivo non deve superare quello che il Fondo sosterrebbe in caso di liquidazione dell’impresa», ha rimarcato, richiamando il principio di proporzionalità che permea l’intero impianto normativo. E ancora: «Questa possibilità consente non solo di tutelare più efficacemente i risparmiatori, ma anche di preservare valore all’interno del sistema».

Nel suo intervento, la consigliera Ivass ha insistito sui tre principi ispiratori della riforma: «Solidarietà, sussidiarietà e proporzionalità sono i tre principi che hanno guidato il legislatore». La solidarietà si traduce nella mutualizzazione – seppur imperfetta – del rischio tra le imprese aderenti; la sussidiarietà si manifesta nella scelta di un modello privatistico, finanziato da contributi ex ante, in cui il settore opera in prima linea mentre l’Autorità vigila senza dirigere. «Siamo in una fase in cui la netta distinzione tra pubblico e privato è sfumata nel diritto dell’economia», ha osservato Rabitti, evidenziando come il Fondo, pur essendo un soggetto di diritto privato, persegua «anche una finalità di interesse pubblico, identificata nella protezione degli assicurati e nella stabilità del mercato». Quanto al ruolo dell’Autorità, il messaggio è stato netto: «Gli operatori agiscono in prima linea per prevenire o gestire situazioni di crisi, mentre l’IVASS esercita una funzione di vigilanza calibrata», chiamata a garantire coerenza, sostenibilità e tutela del risparmio.

Il modello richiama, per impostazione, quello del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, pur con differenze rilevanti legate alla natura del settore assicurativo. «Tra i due istituti sussistono differenze anche significative in punto di disciplina ma la logica su cui si fondano è simile», ha spiegato Rabitti, ricordando che la struttura privatistica e l’assenza di risorse pubbliche sono elementi decisivi anche alla luce del diritto europeo sugli aiuti di Stato, secondo l’interpretazione della Corte di Giustizia dell’Unione europea. Tuttavia, mentre il sistema bancario opera in un quadro pienamente armonizzato, quello assicurativo resta privo di regole comuni sui fondi di garanzia.

Ed è qui che si inserisce la dimensione europea. Rabitti ha richiamato la recente iniziativa di EIOPA, che ha avviato una consultazione pubblica sui sistemi nazionali di garanzia, in risposta a una richiesta della Commissione. «L’assenza di un quadro normativo europeo armonizzato incide negativamente sull’assetto del Fondo e sulla tutela degli assicurati italiani ed europei», ha affermato. Un passaggio particolarmente delicato riguarda le imprese che operano in Italia in libera prestazione di servizi. «Il consumatore italiano può acquistare un prodotto assicurativo vita emesso da un’impresa Ue che non gode delle garanzie offerte dal Fondo», ha sottolineato, indicando una disparità che rende urgente una riflessione a livello unionale.

Guardando alla nuova direttiva IRRD sulla gestione delle crisi assicurative, Rabitti ha evidenziato che i sistemi di garanzia non sono imposti come obbligatori, ma rappresentano una facoltà per gli Stati membri. «La IRRD prende in considerazione i sistemi di garanzia per valutare la possibilità e i presupposti per la risoluzione», ha spiegato, aprendo alla prospettiva di una futura armonizzazione. L’Italia, con il suo Fondo di Garanzia Vita, si presenta così con un modello già definito e operativo.

Le conclusioni hanno riportato il dibattito al terreno concreto del mercato. «Il Fondo di Garanzia assicurativo dei rami vita rappresenta un passo significativo nel rafforzamento della capacità del sistema assicurativo italiano di gestire crisi complesse», ha affermato Rabitti, auspicando che, conclusa la fase di avvio con la ratifica dello statuto e la nomina degli organi, il Fondo possa concorrere «fisiologicamente ad assicurare la stabilità del settore assicurativo». Parole che, in un settore dove la fiducia è tutto, suonano come un impegno preciso davanti a imprese, intermediari e assicurati.

Foto in copertina: Maddalena Rabitti, consigliere Ivass.

Leggi anche: https://www.intermediachannel.it/2026/02/20/polizze-vita-al-via-il-fondo-di-garanzia-ivass-3-miliardi-per-prevenire-nuove-crisi/

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