Sicurezza, rischi geopolitici e salute mentale: le polizze corporate devono andare oltre la copertura medica tradizionale

Nel mondo delle assicurazioni viaggio aziendali, la parola chiave è una sola: cambiamento. Secondo l’ultimo report di Zurich Insurance Group, intitolato Business Travel Outlook 2026 – How to navigate a new era of disruption, il viaggio d’affari è tornato a generare valore ma si muove dentro un profilo di rischio molto più instabile rispetto al passato, e questo impone una revisione profonda delle coperture corporate. L’indagine, condotta su 4.000 viaggiatori business in cinque continenti e otto Paesi, fotografa uno scenario in cui la disruption non è più un’eccezione ma una costante: l’80% degli intervistati ha vissuto almeno un’interruzione durante una trasferta nel 2025 e il 53% ha affrontato un incidente o un’emergenza.
Non si parla soltanto di voli cancellati o bagagli smarriti. Un viaggiatore su cinque ha dichiarato di essere stato esposto a catastrofi naturali, tensioni geopolitiche o disordini sociali, mentre il 43% afferma di sentirsi oggi meno sicuro rispetto al passato quando viaggia per lavoro. È un dato che pesa, soprattutto per chi nelle aziende si occupa di risk management e di tutela del personale. In questo contesto, le tradizionali polizze limitate alla copertura medica non bastano più: crescono l’interesse e la necessità di includere evacuazioni per motivi di sicurezza, assistenza in caso di eventi naturali estremi, supporto in situazioni di crisi e servizi di consulenza psicologica.
La trasformazione riguarda anche il profilo dei viaggiatori. I più giovani, in particolare la Generazione Z, mostrano maggiore incertezza nella gestione delle emergenze all’estero e segnalano più frequentemente difficoltà legate alla salute mentale durante le trasferte. Il 26% del campione complessivo, che sale al 32% tra i più giovani, ammette di non sapere come comportarsi in caso di emergenza fuori dal proprio Paese.
A complicare il quadro c’è il fenomeno del “bleisure”, la combinazione di business e leisure nello stesso viaggio: l’81% degli intervistati prevede di unire lavoro e tempo libero nel 2026. Una tendenza che apre zone grigie per assicuratori e datori di lavoro, perché occorre definire con chiarezza quando si applica la copertura aziendale e quando subentra la responsabilità individuale. Estensioni di soggiorno, deviazioni personali, giornate di lavoro da remoto agganciate alla trasferta possono diventare punti critici se non esplicitamente disciplinati nelle condizioni di polizza.
tema si intreccia con quello, sempre più centrale, del duty of care. Quasi sei viaggiatori su dieci, il 58%, ritengono che il proprio datore di lavoro potrebbe fare di più per garantire la sicurezza in viaggio, mentre il 60% prenderebbe in considerazione l’idea di lasciare l’azienda se percepisse scarsa attenzione alla tutela durante le trasferte.
“Mentre i viaggi d’affari entrano in una nuova era di rapido cambiamento e maggiore complessità, la necessità di un supporto proattivo non è mai stata così forte”, ha dichiarato Cara Morton, CEO global businesses and operations di Zurich. “Interruzioni, timori per la sicurezza e nuove aspettative dei dipendenti stanno ridefinendo il panorama dei viaggi. I leader aziendali devono investire in soluzioni su misura per proteggere il benessere dei collaboratori, trattenere i talenti e rafforzare la resilienza organizzativa”.
Le assicurazioni viaggio corporate, dunque, non sono più una voce accessoria di procurement, ma una leva strategica di gestione del rischio e delle persone. Il quadro macroeconomico rende il tema ancora più attuale. La Global Business Travel Association stima che la spesa globale per i viaggi d’affari raggiungerà circa 1.570 miliardi di dollari nel 2025, superando in termini nominali i livelli pre-pandemia e avviandosi verso i 2.000 miliardi entro il 2029. Tuttavia, al netto dell’inflazione, i volumi restano inferiori al 2019 e l’incertezza geopolitica ed economica continua a influenzare budget e pianificazioni.
Per il settore assicurativo questo significa maggiore esposizione complessiva e, al tempo stesso, una probabilità più alta di sinistri o interruzioni per singola trasferta. Non a caso, molti underwriter specializzati in travel e accident & health stanno ampliando le garanzie non mediche, rafforzando evacuazioni di sicurezza, risposta a catastrofi naturali, counselling di crisi e supporto psicologico. I provider di assistenza investono in alert in tempo reale, geolocalizzazione e strumenti digitali capaci di guidare il viaggiatore quando le istruzioni aziendali non sono immediate.
Si assiste anche a una convergenza con le coperture di welfare: salute mentale, programmi di assistenza ai dipendenti, soluzioni di cura virtuale e strumenti per la resilienza vengono integrati nelle offerte assicurative. In definitiva, il messaggio che emerge dal report è netto: la disruption è diventata la nuova normalità e le assicurazioni viaggio aziendali devono evolvere di conseguenza. Aggiornare prodotti, condizioni contrattuali e framework di gestione del rischio in linea con il modo in cui oggi si viaggia – più ibrido, più lungo, più esposto – sarà un fattore distintivo per compagnie, intermediari e imprese. Chi saprà leggere per tempo questa trasformazione non solo ridurrà i rischi, ma rafforzerà la fiducia dei propri dipendenti in un’epoca in cui la sicurezza, reale e percepita, è parte integrante della proposta di valore aziendale.
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