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decisione giudiziaria del Delaware che nega a Meta Platforms la copertura assicurativa nelle migliaia di cause intentate per i danni causati da Facebook e Instagram ai minori.
EsteroNews

Meta perde la copertura assicurativa nel processo sulle dipendenze da social media: vincono le compagnie

Un giudice del Delaware ha stabilito che le compagnie assicurative non sono obbligate a farsi carico della difesa legale di Meta Platforms nelle migliaia di cause che accusano Facebook e Instagram di aver provocato danni alla salute mentale dei minori.

La sentenza del giudice Sheldon K. Rennie della Superior Court segna un punto di svolta significativo in uno dei contenziosi più complessi e seguiti dal settore assicurativo e tecnologico degli ultimi anni, come ricorda Insurance Journal.

Secondo il giudice, le accuse mosse a Meta descrivono comportamenti deliberati e intenzionali, non eventi accidentali. Questo distinguo è decisivo: le polizze di responsabilità civile generale prevedono copertura solo in presenza di un “accident”, ovvero un fatto imprevisto e non voluto. Poiché i danni lamentati sarebbero la conseguenza diretta di scelte progettuali consapevoli — algoritmi costruiti per massimizzare il coinvolgimento degli utenti, inclusi i più giovani — il presupposto per attivare la garanzia assicurativa non risulta integrato.

Le cause riunite in California sono di proporzioni eccezionali. A promuoverle sono famiglie di minori, oltre mille distretti scolastici e quarantatré Stati americani. I querelanti sostengono che Meta abbia intenzionalmente progettato funzionalità e meccanismi di raccomandazione su Instagram e Facebook con l’obiettivo di generare dipendenza, esponendo i giovani utenti ad ansia, depressione e disturbi alimentari. A fronteggiare Meta nel procedimento assicurativo del Delaware ci sono Hartford, Chubb e oltre venti altri assicuratori, che avevano chiesto al tribunale di accertare l’assenza di qualsiasi obbligo di copertura.

Meta aveva sostenuto una tesi opposta, argomentando che le proprie scelte di design, pur intenzionali, non avevano l’obiettivo di provocare i danni poi verificatisi e dovevano quindi essere considerate accidentali ai fini assicurativi. La società aveva anche chiesto che qualsiasi decisione sulla copertura fosse rinviata all’esito del processo principale in California, sostenendo che le questioni di merito e quelle assicurative fossero inscindibilmente legate. Il giudice ha respinto entrambe le argomentazioni.

Nella motivazione della sentenza, Rennie ha chiarito che «la condotta descritta nel contenzioso sui social media — anche vista attraverso la lente della negligenza — descrive atti deliberati e non accidenti ai sensi delle polizze», e che la valutazione dell’intenzionalità di Meta è basata esclusivamente sul testo dei ricorsi, senza sovrapporsi ai fatti che saranno accertati nel merito in California. Il giudice ha anche sottolineato che ritardare la decisione avrebbe penalizzato gli assicuratori, che hanno diritto a sapere tempestivamente se sono o meno tenuti a finanziare una difesa legale.

Le implicazioni per il mercato assicurativo potrebbero essere rilevanti. Secondo alcuni osservatori, la sentenza rischia di restringere ulteriormente l’ambito della duty to defend, il principio in base al quale l’assicuratore è tenuto a intervenire fin dall’avvio di un procedimento ogni volta che esista anche solo una possibilità di copertura.

Tae Andrews, avvocato specializzato in diritto assicurativo dello studio Calfee, Halter & Griswold, non direttamente coinvolto nel caso, ha commentato che la decisione «continua la tendenza dei tribunali del Delaware a svuotare lo standard del duty to defend, trasformando quello che dovrebbe essere un parametro ampio in uno molto più ristretto e difficile da soddisfare per gli assicurati». Andrews ha richiamato un precedente del 2022 in cui la Corte Suprema del Delaware aveva già negato che Chubb fosse obbligato a difendere la catena farmaceutica Rite Aid in cause legate all’epidemia da oppioidi.

La sentenza si applica per ora solo all’obbligo di difesa, non a quello di indennizzo, che potrebbe richiedere un approfondimento istruttorio sui fatti. Meta ha trenta giorni di tempo per presentare ricorso alla Corte Suprema del Delaware e non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito alla decisione.

Leggi anche: https://www.intermediachannel.it/2026/01/09/openai-lancia-chatgpt-health-lassistente-per-salute-e-benessere/

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