Il decimo Annual Report del Centro Studi promosso da CGPA Europe fotografa un decennio di evoluzione dei sinistri: crescono i difetti di consulenza e le truffe dei collaboratori, mentre la giurisprudenza allarga la responsabilità delle compagnie

A Roma si è chiusa la decima edizione dell’Annual Report del CESIA, il Centro Studi sulla Intermediazione Assicurativa promosso da CGPA Europe nel 2016, e i dati che emergono dall’analisi dei sinistri RC professionale denunciati dagli intermediari assicurativi disegnano un quadro in chiaroscuro, in cui alcune tendenze consolidate convivono con segnali nuovi che il settore non può permettersi di ignorare. Il report fotografa un decennio di cambiamenti nella distribuzione assicurativa italiana, mettendo a fuoco due fenomeni che si sono rafforzati nel tempo: l’aumento dei sinistri riconducibili a difetti di consulenza e obblighi informativi, e il peso crescente, soprattutto economico, delle truffe commesse dai collaboratori degli intermediari.
Il difetto di consiglio rimane la prima causa di sinistro per numero di casi. Non è una novità in senso assoluto, ma la sua persistenza riflette trasformazioni strutturali nel modo in cui il mercato funziona. Il ruolo degli intermediari nella filiera distributiva si è progressivamente ampliato, e con esso il perimetro delle responsabilità che la normativa, e i clienti stessi, riconoscono loro. La maggiore consapevolezza degli assicurati rispetto agli obblighi informativi degli intermediari ha abbassato la soglia di tolleranza verso le lacune relazionali. A questo si aggiunge la complessità crescente dei prodotti e dei rischi, che rende più difficile documentare in modo adeguato il percorso che porta a una raccomandazione. La tracciabilità della relazione con il cliente, in questo contesto, non è un adempimento burocratico: è la prima linea di difesa in caso di contenzioso.
Sul versante delle truffe dei collaboratori, i numeri del CESIA indicano che al 31 dicembre 2016, i sinistri riconducibili a comportamenti fraudolenti dei collaboratori – in particolare degli iscritti alla sezione E del RUI – rappresentavano il 17,65% del totale per numero e il 22,50% per valore economico. Dieci anni dopo quelle percentuali sono salite rispettivamente al 21,50% e al 28,90%, sfiorando un terzo del totale complessivo in termini di importi. Un’incidenza che non ha equivalenti in altri Paesi europei, anche in ragione del fatto che l’Italia presenta il numero più elevato di collaboratori nel comparto assicurativo a livello continentale. A complicare il quadro concorre la diffusione dei fenomeni di riciclaggio, che facilitano la circolazione del contante e alimentano i casi di appropriazione indebita, insieme alla crescente sofisticazione degli strumenti tecnologici utilizzati per falsificare la documentazione assicurativa.
Su questo terreno si inserisce una pronuncia destinata a lasciare traccia. La Corte di Cassazione, con sentenza del 16 marzo 2026, n. 5911, ha riconosciuto la responsabilità solidale delle compagnie assicurative insieme all’intermediario per gli illeciti commessi dal subagente. Una decisione che ridisegna il perimetro delle obbligazioni in capo alle mandanti e che, secondo il CESIA, rende non più rinviabile un intervento sul governo delle reti secondarie. Il comparto assicurativo sconta ancora, su questo fronte, un gap rispetto ai livelli di controllo raggiunti dall’industria dei servizi finanziari personali: colmarlo richiede un impegno coordinato tra intermediari, compagnie e associazioni di categoria.
La risposta che CGPA Europe ha costruito nel tempo ruota intorno a un principio che guida la sua missione in Italia dal 2013: «Prevenire anziché gestire ex post». Il CESIA è stato lo strumento operativo di questo approccio, sviluppando un programma formativo a forte impronta pratica che nel corso degli anni si è adattato ai cambiamenti del mercato. L’analisi dei comportamenti a maggiore esposizione al rischio, la conformità nell’erogazione della consulenza professionale, il monitoraggio degli orientamenti giurisprudenziali e la formalizzazione scritta — anche digitale — dell’attività svolta con il cliente sono i cardini di un modello che punta a costruire nel tempo la capacità di dimostrare l’adeguatezza del consiglio fornito. A questo si affianca ora un programma specifico sulle reti secondarie, che mira a coinvolgere direttamente le imprese mandanti nella definizione di sistemi condivisi di controllo basati su indicatori di rischio capaci di intercettare i segnali di possibili comportamenti fraudolenti prima che si traducano in danno. Il decennio trascorso ha prodotto conoscenza. Come quella conoscenza venga trasformata in pratiche gestionali concrete, dentro le reti di distribuzione e nei rapporti tra intermediari e compagnie, è la domanda a cui il prossimo decennio dovrà rispondere.
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