Crescono attacchi e vulnerabilità nella filiera delle costruzioni tra digitalizzazione, NIS2 e nuove pressioni operative

Nel 2025 il rischio cyber nel settore edilizio ha raggiunto un livello tale da modificare in modo strutturale le priorità operative e assicurative del comparto costruzioni e immobiliare. È quanto emerge dal Resilience Report di QBE Insurance realizzato insieme a Control Risks, secondo cui edilizia, costruzioni e real estate hanno concentrato il 20% degli incidenti ransomware globali, superando settori come IT, manifatturiero e finanza.
Il dato si inserisce in un contesto in cui il 79% degli specialisti Digital Risks di Control Risks considera il ransomware la minaccia con il maggiore impatto potenziale sulle organizzazioni del comparto. Le conseguenze non riguardano soltanto i sistemi informatici, ma incidono direttamente sulla continuità operativa dei cantieri, sulla gestione delle forniture e sugli equilibri contrattuali lungo tutta la filiera.
La crescente digitalizzazione del settore edilizio sta ampliando la superficie d’attacco. L’adozione di cloud, intelligenza artificiale, dispositivi connessi e strumenti come il Building Information Modelling ha introdotto nuovi livelli di interconnessione. La convergenza tra sistemi IT e OT e la complessità delle catene di fornitura rendono oggi più probabile che un singolo incidente informatico si traduca in ritardi operativi e blocchi a catena.
A questo scenario si aggiunge la dimensione geopolitica. Dal 2024 si osserva un incremento degli attacchi alle infrastrutture critiche nei Paesi occidentali, con il settore delle costruzioni spesso coinvolto in modo indiretto per la sua vicinanza a progetti strategici e infrastrutture sensibili.
La vulnerabilità del comparto non dipende solo dalla tecnologia, ma anche dall’organizzazione dei processi. Tempi di consegna stringenti, forte dipendenza dai subappalti e alta sensibilità economica ai ritardi creano condizioni favorevoli per le campagne di estorsione digitale. In questo contesto, i gruppi criminali sfruttano la pressione operativa per aumentare la probabilità di pagamento dei riscatti.
In Italia, il quadro normativo aggiunge ulteriori elementi di complessità. La direttiva NIS2 estende gli obblighi di sicurezza lungo le filiere produttive, mentre le linee guida dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale rafforzano i requisiti di governance, gestione degli incidenti e tempi di ripristino. La resilienza informatica diventa così un fattore rilevante anche nelle dinamiche di accesso ai progetti e alle commesse.
Come ha osservato Stefano Pompeo, Cyber Senior Underwriter di QBE Italia, “la nuova edizione del nostro report mette in evidenza come nel settore edile il confine tra rischio informatico e rischio operativo sia ormai superato: oggi un attacco non si limita a colpire dati e informazioni, ma può fermare i flussi di lavoro e, nei casi più gravi, incidere sull’ambiente fisico attraverso i sistemi operativi connessi. Una dinamica che colpisce in modo trasversale, perché molti degli incidenti più gravi non nascono da attacchi sofisticati ma da debolezze ben note. Anche per questo, sul fronte assicurativo, l’oggetto della copertura nel comparto edile si sta progressivamente spostando: dalla protezione del dato alla tenuta operativa dell’impresa di fronte a un’interruzione”.
Secondo il report, la gestione del rischio cyber nel settore costruzioni sta evolvendo verso un approccio più operativo che tecnico. Le priorità riguardano la separazione tra sistemi informatici e ambienti operativi per limitare la propagazione degli attacchi, la formazione del personale contro phishing e social engineering e la definizione di piani di risposta agli incidenti testati e realistici. Il quadro complessivo indica un settore sempre più esposto, in cui la resilienza digitale diventa un elemento centrale non solo di sicurezza, ma anche di competitività industriale e assicurativa.
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