Il rapporto Alfa certifica danni per 946,3 milioni di euro nel 2025, con vita e previdenza in forte crescita. Il confronto con l’Italia, dove il sistema antifrode resta concentrato sulla Rc Auto, mostra due velocità distinte

Le frodi assicurative individuate dalle compagnie francesi hanno raggiunto quota 946,3 milioni di euro nel 2025, con un incremento del 4,9% rispetto all’anno precedente. Il dato emerge dal rapporto annuale dell’Agence de lutte contre la fraude à l’assurance (Alfa), ripreso da Le Figaro, secondo cui il fenomeno si sta caratterizzando per tecniche «sempre più sofisticate».
I redattori del rapporto, consultato dall’AFP e reso pubblico dal quotidiano economico Les Échos, definiscono i risultati consolidati come «eloquenti», appunto, nel restituire sia le dimensioni del fenomeno sia l’efficacia dei sistemi di rilevamento adottati dalle compagnie aderenti. L’analisi, basata sui dati raccolti presso i principali gruppi assicurativi francesi, diciannove dei venti maggiori operatori del mercato, copre assicurazione danni (abitazione, auto), sanità, previdenza e vita.
Il comparto danni, che in Francia include incendio, infortuni e rischi diversi, continua a rappresentare la quota più consistente del totale frodato: due terzi dell’importo complessivo, pari a 626,6 milioni di euro, con una lieve flessione dello 0,6% su base annua. A crescere con maggiore intensità sono invece i settori previdenza, sanità e vita, che segnano rispettivamente un aumento del 25,8%, dell’11,8% e del 101,7% — quest’ultimo dato, relativo alla vita, segnala un raddoppio che merita attenzione particolare da parte degli operatori del settore.
Le modalità con cui vengono commesse le frodi restano in parte tradizionali e in parte sempre più tecnologiche. Alfa segnala false dichiarazioni, come sinistri fittizi, veicoli manomessi, incidenti simulati, insieme alla frode documentale, che include giustificativi falsi, prescrizioni mediche contraffatte e fotografie alterate ricorrendo all’intelligenza artificiale. A questo si aggiunge la sovrastima del danno dichiarato, pratica che resta tra le più diffuse. Il tasso di frode, calcolato come rapporto tra l’importo delle frodi e quello delle prestazioni erogate, si attesta all’1,27%. Quando la frode viene individuata in tempo, la compagnia non procede al rimborso. In caso contrario, avvia un’azione di recupero sulle somme versate indebitamente.
Il rapporto mette in evidenza come la crescente sofisticazione delle frodi stia ponendo «nuove sfide per l’intero ecosistema assicurativo», non soltanto per le compagnie chiamate a intercettarle. Inoltre, i 946,3 milioni di euro rilevati nel 2025 rappresentano solo una parte del fenomeno: sulla base delle segnalazioni volontarie degli aderenti, Alfa stima che il valore reale delle frodi assicurative raggiunga i 2,5 miliardi di euro.
Il confronto con l’Italia restituisce un quadro a due velocità. I dati diffusi dall’IVASS fotografano un mercato in cui l’attività antifrode resta fortemente concentrata sul ramo RC auto: nel corso dell’anno le imprese hanno individuato tentativi di frode in circa 38.000 sinistri, un numero sostanzialmente allineato a quello degli ultimi esercizi. Il risparmio generato dalle attività di contrasto si è invece attestato a 202,5 milioni di euro, in calo del 6,3% rispetto al 2023 – un dato che, letto insieme alla stabilità dei sinistri approfonditi (circa 292.000) e di quelli chiusi senza seguito (tra 37.000 e 38.000), suggerisce un sistema maturo ma non più in fase di espansione. A questo quadro si affianca un fronte in crescita, quello delle truffe digitali ai danni dei consumatori: oltre 1,5 milioni di italiani sono stati vittime di raggiri legati alle polizze auto, per un danno economico stimato in oltre 620 milioni di euro, con phishing via email, finti call center e SMS fraudolenti tra le tecniche più diffuse.
Le differenze strutturali tra i due mercati sono significative. La frode certificata in Francia è già oggi pari a oltre quattro volte il risparmio antifrode italiano, e la proiezione sul fenomeno complessivo – i 2,5 miliardi stimati da Alfa – non trova al momento un equivalente nei dati pubblici italiani, concentrati quasi esclusivamente sulla RC auto.
Il caso francese dimostra che, quando il monitoraggio si concentra su un solo ramo, il rischio è che la frode migri verso aree meno sorvegliate, un’ipotesi che rende opportuno un rafforzamento dei sistemi di rilevamento anche nei comparti vita, salute e previdenza. La crescente sofisticazione delle tecniche di frode impone inoltre investimenti in strumenti di analisi automatizzata capaci di riconoscere immagini alterate, validare documenti e individuare pattern comportamentali sospetti. Resta infine il valore di una comunicazione trasparente sui dati: la scelta di Alfa di rendere pubblica non solo la frode certificata ma anche la stima del fenomeno complessivo ha una funzione di deterrenza che il settore italiano potrebbe considerare con maggiore attenzione.
a cura di Vincenzo Giudice




