Il report dell’Area Studi Mediobanca sui maggiori operatori sanitari privati conferma il recupero della redditività, ancora distante dai livelli pre-Covid, mentre l’invecchiamento della popolazione spinge la domanda di assistenza

L’Area Studi Mediobanca ha pubblicato l’aggiornamento del report sui maggiori operatori privati della sanità in Italia, dedicato ai gruppi con fatturato individuale superiore a 100 milioni di euro. Le prime evidenze relative al 2025 indicano una crescita aggregata del giro d’affari pari al 3,7%, con un’accelerazione particolarmente marcata per i gestori di strutture per anziani (+7,9%), seguiti dall’assistenza ospedaliera (+3,9%), dalla diagnostica (+2,8%) e dalla riabilitazione (+2,6%). L’indagine, basata su elaborazioni di bilanci che per ampiezza e originalità restano un riferimento nel panorama informativo nazionale, è disponibile integralmente sul sito dell’Area Studi.
Il quadro internazionale fornisce la cornice in cui si muove il settore. Nel 2024 la spesa sanitaria media pro capite nei Paesi OCSE ha raggiunto i 5.967 dollari, pari al 9,3% del PIL, con gli Stati Uniti in testa alla classifica – 14,9mila dollari, il 17,2% del PIL – seguiti da Germania, Austria e Svizzera. L’Italia si colloca sotto la media, con una spesa pro capite di 5,2mila dollari e un’incidenza sul PIL dell’8,4%; la spesa pubblica, pari a 138,3 miliardi di euro nel 2024, resta inferiore a quella di Spagna, Regno Unito, Francia e Germania. Le proiezioni per il periodo 2026-2029 segnalano una sostanziale stabilità della spesa pubblica al 6,4% del PIL, ma un aumento della sua incidenza sulla spesa corrente primaria, dal 15,4% del 2025 al 15,7% del 2027 – un effetto diretto delle dinamiche demografiche, con l’incidenza degli over 65 in Italia già al 24,5% nel 2024 e destinata a salire al 34,1% entro il 2062.
Sul fronte dei conti aziendali, i 38 operatori sanitari privati esaminati hanno chiuso il 2024 con ricavi per 13,4 miliardi di euro, in aumento del 5,5% sul 2023 e del 22,0% sul 2019. La crescita più sostenuta rispetto al periodo pre-pandemico appartiene ai gestori di RSA, saliti del 25,9% grazie al miglioramento del tasso di occupazione dei posti letto e all’apertura di nuove strutture, seguiti dagli operatori della diagnostica (+22,9%) e da quelli ospedalieri (+22,8%). Anche la redditività è in ripresa: l’EBIT margin aggregato è salito al 3,6% dal 3,1% del 2023, pur restando distante dal 5,4% registrato nel 2019. Tra le singole specialità, la diagnostica medica segna il margine più elevato (9,4%), davanti all’assistenza agli anziani (5,1%). Tra i singoli operatori si distinguono Affidea e Synlab nella diagnostica, La Villa e Sereni Orizzonti Holding nella cura agli anziani, PRO.MED e GHC nell’assistenza ospedaliera.
L’utile aggregato dei 38 gruppi è tornato positivo nel 2024, a 34,6 milioni di euro, dopo le perdite registrate nel 2020 e nel biennio 2022-23. Il ROE aggregato è risalito allo 0,6%, ancora lontano dal 5,6% del 2019, mentre il ROI si è attestato al 4,7%, con Affidea, Humanitas, PRO.MED e Sereni Orizzonti Holding tra i più performanti. La struttura patrimoniale del comparto resta solida, sebbene in lieve peggioramento sul 2023, con debiti finanziari saliti al 124,6% dei mezzi propri; le posizioni più equilibrate appartengono a IEO, Istituto Don Calabria, Humanitas, Auxologico Italiano e La Conchiglia.
Sotto il profilo dimensionale, il primato per ricavi nel 2024 spetta a Papiniano, la holding che riunisce Gruppo San Donato e Ospedale San Raffaele, davanti a Humanitas, GVM-Gruppo Villa Maria, Policlinico Gemelli e KOS. Alcuni gruppi mostrano una diffusione capillare sul territorio nazionale, come KOS, Segesta, Sereni Orizzonti Holding e Don Gnocchi, presenti in nove o più regioni, mentre l’espansione oltreconfine resta limitata a pochi operatori: KOS realizza il 31% del fatturato dalle sue 53 RSA in Germania, GVM il 22% dai 14 presidi esteri. Sul piano occupazionale, il personale delle società analizzate ha superato le 102mila unità, in crescita del 17,5% sul 2019, con un costo del lavoro pro capite che nel 2024 è stato di 43mila euro in media, più basso nella long term care e più elevato nell’assistenza ospedaliera.
Il confronto europeo conferma le difficoltà strutturali del comparto: i principali operatori della long term care hanno visto crescere ricavi e attivi tra il 2019 e il 2024, ma con margini reddituali erosi dal rialzo dei costi energetici e del lavoro, tanto che il rapporto tra risultato netto e ricavi si è fermato al -3% nel 2024. Anche il mercato europeo della diagnostica medica ha continuato a scontare la riduzione dei prezzi delle prestazioni, con un risultato ante imposte negativo nello stesso anno. Sullo sfondo resta la questione delle liste d’attesa, che nel 2024 hanno spinto quasi una persona su dieci a rinunciare a prestazioni sanitarie, sebbene il monitoraggio Agenas segnali per il primo semestre 2026 un incremento delle prestazioni erogate entro i tempi previsti.
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