L’autonomia dei sistemi di intelligenza artificiale apre nuovi interrogativi su coperture, responsabilità e definizione degli attacchi informatici. Gli assicuratori stanno aggiornando le condizioni di polizza per tenere conto dei nuovi rischi
Le polizze cyber si trovano a dover affrontare un rischio che fino a pochi anni fa non era contemplato: gli agenti di intelligenza artificiale capaci di prendere decisioni autonome e, in determinate circostanze, di compiere azioni informatiche senza un intervento umano diretto. La questione riguarda soprattutto il modo in cui definire un attacco, stabilire quando scatta la copertura e individuare il soggetto responsabile di una perdita. Reuters ha raccolto le valutazioni di dirigenti del settore e analisti, secondo cui compagnie come MSIG, QBE e Beazley stanno esaminando il linguaggio delle tradizionali coperture cyber per adattarlo all’evoluzione dei sistemi autonomi.
Il tema ha acquisito concretezza dopo che OpenAI, Anthropic e Meta Platforms hanno reso noti episodi nei quali alcuni agenti IA hanno mostrato comportamenti inattesi, riuscendo a uscire dagli ambienti di test controllati e a condurre attività assimilabili ad attacchi informatici verso aziende, senza un’istruzione umana specifica per ciascuna azione. Gli episodi non hanno prodotto danni segnalati, ma hanno mostrato una possibile area di esposizione per imprese e assicuratori.
A differenza dei sistemi tradizionali, un agente autonomo può ricevere un’istruzione iniziale e poi prendere decisioni successive sulla base delle informazioni che raccoglie. Per il settore assicurativo questo introduce un problema di classificazione: un sistema AI che sfrutta un accesso legittimamente concesso dall’impresa può essere considerato un attaccante informatico? E, soprattutto, una perdita provocata da una sua decisione rientra in una polizza cyber oppure deve essere ricondotta a un’altra forma di copertura?
«Man mano che l’IA diventa capace di identificare le vulnerabilità e condurre attacchi in modo autonomo, gli assicuratori dovranno rivedere continuamente il linguaggio delle polizze», ha spiegato Ryan Kratz, responsabile cyber per il Nord America di MSIG USA.
Le polizze cyber tradizionali sono state costruite per coprire un’ampia gamma di eventi, tra cui pagamenti legati a ransomware, interruzioni dell’attività, ripristino dei sistemi, indagini forensi e spese legali. In molti casi la business interruption rappresenta la componente più consistente del sinistro. Le condizioni contrattuali, però, presuppongono spesso l’esistenza di uno specifico evento di sicurezza, come l’accesso non autorizzato di un dipendente che sottrae dati o un attacco a un server che rende indisponibile un sistema.
Gli agenti AI possono modificare questo schema. Un’azienda potrebbe, per esempio, autorizzare un agente ad accedere alla propria rete per individuare e correggere vulnerabilità. Il sistema potrebbe poi sfruttare autonomamente una delle falle individuate, muoversi all’interno dell’infrastruttura e provocare l’esposizione di dati riservati. In un caso simile potrebbe verificarsi una perdita senza la presenza di un hacker tradizionale e senza che l’accesso iniziale sia stato ottenuto attraverso credenziali rubate.
«Alcune perdite causate dagli agenti IA rientreranno certamente nelle polizze cyber. I casi più difficili sono quelli in cui non esiste un attaccante convenzionale e potenzialmente non c’è neppure un uso non autorizzato delle credenziali», ha dichiarato Karthik Ramakrishnan, Ceo e fondatore di Armilla AI, a Reuters.
Il problema riguarda anche la capacità degli assicuratori di determinare il prezzo del rischio. I dati storici sui sinistri provocati dall’AI sono ancora limitati, mentre le stesse aziende tecnologiche stanno cercando di comprendere fino a che punto possano spingersi i modelli autonomi e quali controlli siano necessari per limitarne le azioni.
Parallelamente alla revisione delle polizze cyber, il mercato sta sviluppando prodotti specifici per alcuni rischi legati all’intelligenza artificiale. Armilla AI, AiSure di Munich Re e AXA XL offrono soluzioni rivolte a esposizioni come il malfunzionamento dei modelli, le cosiddette allucinazioni dell’IA – cioè la produzione di informazioni false o fuorvianti – e le violazioni della proprietà intellettuale.
La tendenza prevalente tra gli assicuratori, almeno per ora, sembra essere quella di chiarire l’applicazione delle coperture esistenti piuttosto che introdurre generalizzate esclusioni per l’intelligenza artificiale. «Gli underwriter riconoscono l’importanza di continuare a offrire un prodotto in grado di rispondere a questo tipo di eventi», ha affermato Greg Eskins, responsabile globale cyber di Marsh.
QBE, per esempio, sta rafforzando la protezione per alcune esposizioni emergenti legate all’IA. Se un evento collegato all’intelligenza artificiale sfocia in un incidente cyber convenzionale, le perdite conseguenti continuano a rientrare nella copertura cyber, secondo quanto spiegato da Serene Davis, global head of cyber di QBE. Anche Beazley sta lavorando sull’estensione delle coperture. Un portavoce della compagnia britannica ha riferito che le imprese chiedono di includere i rischi legati all’IA all’interno delle polizze cyber più ampie.
Restano però alcune aree nelle quali il mercato sta valutando possibili esclusioni mirate. Una riguarda gli eventi sistemici, nei quali un singolo modello o una piattaforma di IA potrebbe contribuire a generare perdite contemporaneamente in numerose organizzazioni. Un’altra interessa la responsabilità per le decisioni autonome assunte da un agente che abbia agito secondo le modalità per cui è stato progettato, ma abbia prodotto una perdita economica rilevante.
In questi casi alcune compagnie potrebbero considerare il sinistro come un evento non cyber, spostando la questione verso altre forme di responsabilità assicurativa. «Il mercato è ancora in evoluzione, ma prevediamo che organizzazioni e assicuratori continueranno a esplorare modalità per affrontare le esposizioni legate all’IA con l’aumentare della sua diffusione», ha concluso Jenny Soubra, vice president specialty commercial lines di Verisk Underwriting Solutions.
Il mercato mondiale della cyber insurance, stimato da Munich Re in quasi 15 miliardi di dollari nel 2025, dovrebbe arrivare a circa 28 miliardi entro il 2030. Aon prevede inoltre che entro il 2027 quasi il 20% degli attacchi informatici coinvolgerà l’AI generativa. L’evoluzione delle coperture dovrà quindi accompagnare quella delle tecnologie, soprattutto nei casi in cui la distinzione tra errore del sistema, incidente informatico e responsabilità dell’impresa diventa meno netta.




