Assicurazioni europee e investimenti per la resilienza economica
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Insurance Europe: meno vincoli e più assicurazioni per sostenere la competitività europea

Ridurre il protection gap, convogliare una quota maggiore del risparmio verso l’economia, rafforzare la previdenza complementare e semplificare una regolamentazione diventata sempre più complessa. Sono alcuni dei temi sui quali Insurance Europe richiama l’attenzione con Insurance Matters 2026, il rapporto dedicato al contributo che il settore assicurativo può offrire alla competitività e alla resilienza dell’economia europea.

Il punto di partenza è un’Europa alle prese con tensioni geopolitiche, invecchiamento della popolazione, eventi climatici più frequenti e trasformazione tecnologica. Per il settore assicurativo questo significa affrontare rischi nuovi o in evoluzione, ma anche mettere a disposizione dell’economia la propria capacità di investimento di lungo periodo.

Uno dei nodi riguarda proprio il rapporto tra risparmio e investimenti. Secondo Nadia Calviño, presidente del Gruppo Banca europea per gli investimenti, le famiglie europee detengono circa 40.000 miliardi di euro di attività finanziarie, ma una parte consistente rimane in strumenti a basso rendimento e non arriva all’economia produttiva.

La Savings and Investments Union punta a ridurre questa distanza. Le compagnie possono partecipare al processo sia attraverso prodotti di risparmio e previdenza sia come investitori istituzionali, finanziando obbligazioni, infrastrutture, capitale di rischio e altri strumenti di lungo periodo. La revisione di Solvency II dovrebbe inoltre facilitare gli investimenti degli assicuratori in azioni di lungo termine, venture capital e private equity, nel rispetto dei requisiti prudenziali.

Un secondo fronte è quello previdenziale. L’aumento dell’aspettativa di vita, la pressione sui sistemi pubblici e la trasformazione del mercato del lavoro stanno rendendo più difficile mantenere un reddito adeguato dopo il pensionamento. Stephen Frank, presidente della Global Federation of Insurance Associations, quantifica in circa 1.000 miliardi di dollari l’anno il protection gap previdenziale mondiale.

Insurance Europe indica tra le possibili risposte una maggiore integrazione tra previdenza pubblica, aziendale e individuale, insieme all’adesione automatica ai piani pensionistici e a un accesso più semplice per autonomi e lavoratori delle piccole imprese. Il problema riguarda anche la fase successiva all’accumulo: rendite vitalizie e altri prodotti assicurativi possono trasformare il capitale risparmiato durante la vita lavorativa in un reddito destinato a durare per tutta la pensione.

Ancora più evidente è il divario nelle coperture contro le catastrofi naturali. Secondo Insurance Europe, nell’Unione europea circa il 65% delle perdite economiche provocate da eventi naturali non è assicurato. In Italia il gap supera l’80% e meno del 10% delle polizze abitazione comprende un’estensione facoltativa contro i rischi naturali.

Il problema non viene ricondotto soltanto alla capacità messa a disposizione dal mercato. In molti Paesi le coperture esistono, ma la penetrazione resta bassa. Per Thomas Blunck, membro del consiglio di amministrazione di Munich Re, occorre intervenire contemporaneamente sulla domanda di assicurazione, sulla prevenzione e sulla capacità riassicurativa.

La riduzione del rischio diventa quindi parte della questione dell’assicurabilità. Norme edilizie, opere di difesa idraulica, sistemi di allerta e criteri di ricostruzione più resilienti possono contenere frequenza e severità dei danni. Il rapporto richiama anche il ruolo delle partnership pubblico-private, nelle quali assicuratori e riassicuratori possono mettere a disposizione dati, modelli e capacità finanziaria, mentre il settore pubblico interviene sulla prevenzione e sulla pianificazione territoriale.

L’altro grande terreno di trasformazione è quello digitale. Una rilevazione EIOPA del 2025 citata nel rapporto indica che il 65% dei 347 operatori assicurativi esaminati utilizzava già strumenti di intelligenza artificiale generativa, anche se prevalentemente in fase sperimentale. L’AI può intervenire nella valutazione dei rischi, nella prevenzione e nella gestione dei clienti, ma introduce anche problemi di responsabilità, protezione dei dati, discriminazione e dipendenza da fornitori tecnologici.

«I supervisori non devono prevedere ogni possibile applicazione dell’intelligenza artificiale. Devono però sviluppare le competenze, le evidenze e gli approcci comuni necessari per valutare i nuovi sviluppi e rendere le imprese responsabili del loro utilizzo», osserva Petra Hielkema, presidente di EIOPA. Su questo terreno si incrociano AI Act, Solvency II, direttiva sulla distribuzione assicurativa e DORA. Ed è proprio la sovrapposizione tra differenti normative a portare Insurance Europe su un altro tema centrale: la semplificazione regolamentare.

Negli ultimi anni le compagnie hanno dovuto recepire numerosi interventi in materia prudenziale, digitale, sostenibilità, tutela dei consumatori e resilienza operativa. Presi singolarmente rispondono a obiettivi specifici, ma la loro sovrapposizione può aumentare i costi di compliance e sottrarre risorse a investimenti, innovazione e sviluppo dei prodotti.

«L’obiettivo non dovrebbe essere rimuovere le garanzie, ma ridurre gli attriti non necessari e migliorare proporzionalità, coerenza e praticità della regolamentazione e della vigilanza finanziaria», sostiene Claire-Marie Coste-Lepoutre, membro del consiglio di amministrazione di Allianz.

Leggi anche: https://www.intermediachannel.it/2026/01/22/insurance-europe-alza-la-voce-sul-litigation-funding-serve-unazione-ue-condivisa/

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