Dal novembre 2025 via alla collaborazione tra i due player del Gruppo Generali per integrare servizi bancari e assicurativi

C’è una banca che sembra intenzionata a non farsi distrarre dalle tensioni dell’alta finanza e tantomeno dall’Ops di Mediobanca: è Banca Generali, che continua a spingere sul proprio modello industriale, centrato su solidità operativa, crescita selettiva e nuove alleanze. L’ultima, in ordine di tempo, è quella con Alleanza Assicurazioni, un accordo distributivo strategico che segna l’ingresso ufficiale dell’istituto nell’insurbanking, ovvero l’integrazione tra servizi bancari e assicurativi in chiave moderna e proattiva.
Il progetto, che partirà su scala nazionale da novembre 2025, rappresenta uno dei pilastri del Piano Strategico 2026-28, con l’obiettivo di espandere il bacino clienti e rafforzare le sinergie interne al gruppo Generali. L’amministratore delegato Gian Maria Mossa, in conference call con gli analisti, ha spiegato che si tratta di “un motore della crescita futura”, e ha confermato gli obiettivi ambiziosi per il 2025: una raccolta netta di 6 miliardi di euro, di cui oltre 3,5 miliardi in asset under investment.
Nel dettaglio, la rete diretta di 400 agenzie e quasi 2 milioni di clienti di Alleanza offrirà una nuova soluzione assicurativa targata Banca Generali, ampliando la gamma di prodotti collocabili, mentre i clienti avranno accesso a conti e servizi bancari dell’istituto. “È la prima volta che lanciamo un piano congiunto”, ha detto Mossa, sottolineando l’effetto leva sul cross selling, con l’ambizione di coinvolgere circa 2.000 consulenti Alleanza entro fine 2026. Una mossa difensiva e offensiva insieme, in un momento in cui “l’industria bancaria entra nel business assicurativo”, come ha ricordato lo stesso Mossa, citando i casi di Zurich, Allianz, Unipol e Reale Group.
A dare forza al disegno industriale sono anche i numeri del semestre, che confermano la tenuta e la crescita sostenibile di Banca Generali in un contesto segnato da volatilità geopolitica e incertezza macroeconomica. L’utile netto consolidato si è attestato a 200,2 milioni di euro, in calo rispetto ai 239,6 milioni dello stesso periodo 2024, ma il dato ricorrente è cresciuto del 3,4% su base annua, rappresentando ormai l’88% dei profitti totali, contro il 71% di un anno fa. Le masse totali gestite e amministrate hanno toccato un nuovo record di 106,5 miliardi a fine giugno, +7,6% su base annua. Il margine di intermediazione è stato pari a 472,7 milioni, sostenuto dalla crescita delle commissioni nette ricorrenti, salite dell’8,4% a 253,3 milioni. In flessione invece le commissioni variabili, più che dimezzate a causa dell’andamento negativo dei mercati tra marzo e aprile.
Intanto prosegue anche l’integrazione di Intermonte, con i primi effetti positivi in termini di ricavi e servizi, mentre i costi operativi sono aumentati del 20,4% a 164,4 milioni, di cui 17 milioni legati proprio all’acquisizione. Ma i costi core, al netto di queste voci straordinarie, restano sotto controllo (+8,4%), a testimonianza di un’efficienza operativa che resta uno dei capisaldi del modello. “Siamo pienamente impegnati a fornire valore a lungo termine ai nostri stakeholder, senza lasciarci distrarre”, ha ribadito Mossa, con un chiaro riferimento alla situazione societaria e alle attenzioni esterne. La strategia, almeno per ora, sembra dare ragione alla banca.
Foto in copertina: Gian Maria Mossa, Amministratore Delegato di Banca Generali
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