Il risarcimento da oltre 35 milioni di sterline riconosciuto al Burnley contro l’Everton offre un precedente per le future richieste danni nel calcio inglese. Gli assicuratori attendono l’esito dei ricorsi prima di valutare le coperture

Le polizze ATE (After the Event) potrebbero diventare uno strumento per finanziare le richieste di risarcimento legate alle presunte violazioni dei regolamenti finanziari della Premier League da parte del Manchester City. Gli assicuratori, però, preferiscono attendere l’esito dell’appello del club prima di assumere il rischio. Secondo quanto riferisce Insurance Business, il precedente Everton-Burnley offre indicazioni utili, ma resta da dimostrare il rapporto tra le violazioni contestate, i risultati sportivi e le perdite economiche.
Le ATE sono coperture stipulate quando una controversia è già sorta o si profila un contenzioso. Proteggono principalmente dal rischio di dover pagare le spese legali della controparte in caso di sconfitta e, secondo le condizioni contrattuali, possono coprire altre spese processuali. Per club, giocatori e agenti rappresentano uno strumento per contenere l’esposizione finanziaria di una causa.
Il precedente Everton-Burnley
Nel giugno 2026, una commissione della Premier League ha ordinato all’Everton di versare al Burnley 26 milioni di sterline di risarcimento, più circa 9 milioni di interessi, per un totale superiore a 35 milioni. La decisione riguarda le violazioni delle Profitability and Sustainability Rules nella stagione 2021-22, che avrebbero conferito all’Everton un vantaggio sportivo contribuendo alla retrocessione del Burnley. Il Burnley aveva chiesto circa 51,7 milioni di sterline. L’Everton ha presentato appello, contestando la decisione sul piano giuridico e fattuale. Il caso costituisce un possibile riferimento per il mercato assicurativo, ma non garantisce lo stesso esito in altre controversie.
Manchester City, il nodo della causalità
La Premier League ha contestato al Manchester City oltre 100 violazioni dei propri regolamenti. Il club nega ogni illecito e ha presentato appello. Secondo Insurance Business, Arsenal, Liverpool, Manchester United e Tottenham si erano già riservati nel 2024 il diritto di chiedere un risarcimento. Anche calciatori e procuratori potrebbero avanzare pretese per i guadagni persi.
Rocco Pirozzolo, managing director e underwriting director di Harbour Underwriting, ritiene che gli assicuratori attenderanno l’esito dell’appello prima di offrire coperture ATE. Il problema principale è la prova del nesso causale. Non basta dimostrare una violazione: occorre provare che abbia alterato la competizione, modificato le possibilità di risultato del richiedente e prodotto un danno economico quantificabile. Per un assicuratore, la solidità delle perizie sportive ed economiche è quindi determinante per stimare il rischio e definire il premio.
Le regole della Premier League prevedono tempi relativamente brevi per la conclusione degli appelli, ma eventuali contestazioni procedurali potrebbero allungare i procedimenti. Anche gli importi in gioco pesano sulle valutazioni: le richieste contro club di primo piano possono richiedere massimali elevati e una difesa legale costosa.
Secondo Pirozzolo, il mercato avrebbe la capacità di offrire limiti adeguati. La disponibilità effettiva dipenderà però dalla qualità delle prove e dall’evoluzione dei ricorsi. Per i broker, la valutazione dovrà concentrarsi sulla fondatezza della richiesta, sulle spese potenziali e sulla documentazione del danno. Il caso Everton-Burnley apre una strada alle assicurazioni ATE nel calcio professionistico, ma l’appello del Manchester City resta uno spartiacque per le future coperture.
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