I deal crescono, i capitali calano e pochi big assorbono tutto: da SIOS25 Winter l’appello a fare sistema per non restare indietro in Europa

Nel 2025 le startup italiane si muovono di più ma incassano di meno, ed è un paradosso che pesa: i round chiusi salgono a 204, con un +10,5% che sulla carta fa ben sperare, ma i capitali raccolti scendono a 1,1 miliardi di euro, un secco -22% rispetto all’anno prima, segno che qualcosa nel motore dell’innovazione continua a girare a vuoto, soprattutto nella fascia centrale, quella chiamata a fare il vero salto di scala.
A dirlo sono i numeri del report “Humans SIOS” presentato a Milano durante SIOS25 Winter, sul palco di Palazzo Mezzanotte, dove emerge chiaramente una polarizzazione che ormai conosciamo fin troppo bene. Pochi grandi round che valgono quasi il 40% della raccolta complessiva e un ecosistema che fatica a trasformare la quantità in qualità, mentre la Lombardia continua a fare la parte del leone con quasi la metà dei deal e settori come fintech, biotech, medtech e deeptech catalizzano l’attenzione degli investitori, anche se l’equity crowdfunding rallenta e resta il grande tema delle exit che non arrivano.
Il confronto con l’Europa è impietoso. Il Vecchio Continente accelera, con oltre 33 miliardi raccolti nei primi nove mesi e hub come Regno Unito, Germania e Francia capaci di attrarre capitali e creare giganti tech. Invece, l’Italia resta ai margini, e come ha ricordato Paolo Barberis, co-fondatore e managing partner di Nana Bianca, nonché uno dei principali startup builder e investitori italiani, “serve coraggio per crescere davvero in Europa”, perché senza investimenti più decisi e una visione condivisa il rischio è quello di restare bloccati in una comfort zone che non porta lontano. Il messaggio più diretto arriva però da Simone Pepino, CEO di StartupItalia, che dal palco ha lanciato un appello senza giri di parole, “il quadro europeo decolla, ma l’Italia arranca: senza politiche audaci e un ecosistema coeso rischiamo lo stallo”, un invito a fare sistema, creare alleanze, lavorare sulle exit e mettere le persone, gli “humans”, davvero al centro dell’innovazione, perché i numeri da soli non bastano più e il 2025 lo sta dimostrando meglio di qualsiasi grafico.




