Opinione della Settimana

La Borsa boccia il piano Carige

A Milano il titolo perde il 7,8%. Gli analisti scommettono sulla cessione delle assicurazioni

Seduta al cardiopalma ieri in Borsa per Carige (nella foto, la sede), nel giorno dopo l’annuncio del rafforzamento patrimoniale da 800 milioni di euro. Una notizia che non ha favorito il rialzo delle quotazioni dell’azione, peraltro in una giornata già caratterizzata dal profondo rosso dell’intero settore del credito, particolarmente sensibile all’andamento dello spread, che a suavolta ieri è volato in scia al risultato delle elezioni politiche. Insomma, un mix di fattori che in chiusura di giornata a Piazza Affari ha spinto Banca Carige a 0,65 euro, con una flessione del 7,8 per cento.

Il vero e proprio crollo il titolo della banca genovese lo ha registrato intorno a metà sessione, quando è arrivato a scendere del 12 per cento, debacle che ha spinto la Consob a intervenire vietando le vendite allo scoperto (iniziativa presa ieri anche per Intesa Sanpaolo, a cui si sono aggiunti Mediolanum e Banco Popolare). Alla base della necessità di rafforzare il patrimonio c’è proprio l’orientamento espresso dalla Commissione di vigilanza dei mercati sulle modalità di contabilizzazione dei profili di fiscalità differita, connesse al progetto di riorganizzazione del gruppo ligure che ha portato alla costituzione di Banca Carige Italia. In altri termini, dopo l’intervento di Consob, il beneficio economico non ricorrente da contabilizzare a bilancio consolidato è sceso a 259,3 milioni dai 715 ipotizzati da Carige e comunicati al mercato il 21 maggio scorso. A livello patrimoniale, invece, il vantaggio passa da 601 milioni a 259,3 milioni. Un po’ per l’orientamento di Consob, un po’ perché la banca rientra tra gli istituti sottoposti alla Vigilanza europea e a cui pertanto saranno richiesti requisiti più stringenti, sta di fatto che lunedì Carige ha annunciato un’operazione di rafforzamento patrimoniale da 800 milioni, da implementare sia attraverso la cessione di attività non strategiche sia con un aumento di capitale da offrire in opzione agli azionisti.

Posto che non sono ancora chiari i dettagli delle due operazioni, negli studi diffusi ieri, gli analisti si sono prodotti nelle consuete congetture. Gli esperti di Equita Sim, ad esempio, ritengono che la cessione di asset possa riguardare il business assicurativo, dove il gruppo ligure compete con Carige Assicurazioni e Carige Vita Nuova. Tra l’altro, come spiegava il comunicato della banca guidata dal direttore generale Ennio La Monica di due giorni fa, parte dei benefici giunti dalla riorganizzazione delle attività italiane servirà proprio per aumentare le riserve tecniche e il margine di solvibilità di Carige Assicurazioni (anche alla luce dell’ispezione dell’Isvap del secondo semestre del 2012), mentre un’altra parte andrà a rafforzare gli accantonamenti a presidio del rischio di credito della banca (è in corso un’ispezione di Banca d’Italia) e un’altra ancora sarà controbilanciata dalla svalutazione della quota in Generali.

In ogni caso, secondo Equita, una eventuale cessione delle attività assicurative, cosa che tra l’altro ha sempre trovato scettico il presidente Berneschi, si preannuncia già come un’operazione complessa da concretizzare, anche alla luce della “concorrenza” di Unipol, che entro la fine dell’anno dovrà cedere 1,7 miliardi di premi, come l’Antitrust ha richiesto per dare il via libera alla fusione con Fondiaria-Sai. Quanto all’altra operazione su cui si basa il rafforzamento, ossia l’aumento di capitale, Equita stima un ammontare complessivo di 400 milioni. Ma a decidere quanto denaro chiedere agli azionisti sarà il consiglio di amministrazione di Carige del 19 marzo, che approverà anche il bilancio del 2012.

Autore: Carlotta Scozzari – Il Secolo XIX

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