Opinione della Settimana

La scatola nera, ultima frontiera della sicurezza

Dagli Usa alla Francia le prime sperimentazioni. I vantaggi per le tariffe dell’assicurazione

Scatola Nera (3) ImcOgni tanto anche il nostro Paese riesce, se non a dare l’esempio, quantomeno a indicare una via. Come ad esempio nel caso della “scatola nera“, il congegno sistemato a bordo delle automobili che registra dati sulla guida permettendo così di valutare meglio le cause di eventuali incidenti.

Anche se – con un pizzico di malizia – non si può non osservare come la sua (molto recente) diffusione dalle nostre partì coincida, più che con un tentativo di far crescere la sicurezza stradale, con la necessità di arginare le tante truffe perpetrate ogni anno ai danni delle assicurazioni. Anch’esse, comunque, spesso non troppo disponibili e collaborative nei confronti dei propri clienti.

Comunque sia, la strada che in Italia si sta intraprendendo pare piaccia anche all’estero, e in particolare negli Stati Uniti. Dove il governo Obama, facendo riferimento a un recente report del National research council (Nrc), ha incaricato l’Nhtsa (National highway traffic safety administration) di studiare un provvedimento che permetta l’introduzione di Black Box, per dirla all’americana: ovvero di strumenti telematici atti a registrare dati relativi alla circolazione e alla localizzazione delle auto.

Ciò che aiuterebbe, oltretutto, a prevenire i casi di malfunzionamento e difetti congeniti con conseguenti richiami di autovetture, a cui l’opinione pubblica statunitense è da sempre molto sensibile.

I nostri cugini d’oltralpe, invece, sembrano essere più avanti se è vero che il governo francese si prepara a valutare le conclusioni di una ricerca avviata dalla Direction de la sécurité et de la circulation routière. Ricerca portata avanti grazie a una flotta di veicoli appositamente equipaggiati, che da tempo sta circolando sul territorio francese per verificare se i dati registrati dalle scatole nere e la loro presenza a bordo possano dare un qualche contributo a migliorare la sicurezza stradale.

In particolare, una prima applicazione pratica potrebbe riguardare le automobili e i veicoli commerciali affidati stabilmente ad autisti professionisti, di certo più abituati a un uso continuativo e alle problematiche che da questo derivano.

Una strada che qui in Italia, una volta tanto, abbiamo già cominciato a percorrere prima degli altri.

Fonte: Gazzetta di Reggio

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