Opinione della Settimana

Si guida di più, colpa del traffico. E sulle strade gli irresponsabili non sono i giovani

Roma - Traffico Imc

(di Alice Dutto – Corriere della Sera)

Non importa quale prototipo di ultima generazione verrà prodotto dalle case automobilistiche. O quale innovativo pezzo di ingegneria supererà le prove della galleria del vento e dimostrerà di essere potente e aerodinamico al punto da abbattere ogni record di velocità. La verità è che potenza e prestazioni nulla possono contro una realtà frustrante quanto indesiderata: il traffico. E proprio del suo aumento ci parlano gli ultimi dati emersi dall’indagine condotta sulle oltre 2,4 milioni di scatole nere UnipolSai installate su altrettante auto. L’Osservatorio dice che gli italiani passano in media più tempo in auto, 1 ora e 27 minuti al giorno, ma per fare meno strada e a una velocità inferiore. Ciò significa code e ingorghi dove anche i mezzi più prestanti devono arrendersi al moto a singhiozzo. È come dire a Cenerentola che può andare al ballo, senza però darle il tempo di confezionare il vestito: qualcuno potrebbe chiedersi infatti a che cosa serva un bolide se tanto la velocità media in città è uguale a quella di una bicicletta, meno di 20 km/h. Alla luce di questo chi si lamenta delle «zone 30», dove non si può superare tale limite sul contachilometri, appare quantomeno fuori tema. Non è che si vada più forte fuori città: sulle strade extraurbane la media è di 38,27 km/h, mentre in autostrada si superano di poco gli 80.

«Rispetto al 2013, i dati del 2014 evidenziano un aumento di 5 minuti al giorno del tempo trascorso in auto a fronte di una diminuzione di 2,8 km/h della velocità media, che si attesta sui 30,68 km/h, e della percorrenza giornaliera che è passata da 46 a 44 km al dì – spiega Enrico San Pietro, vicedirettore generale area Danni e sinistri di UnipolSai —. Tutti elementi che testimoniano una riduzione della qualità complessiva dell’esperienza di guida rispetto all’anno precedente la cui spiegazione è da ricercarsi nell’incremento del traffico o in criticità legate alla viabilità».

A stare peggio sono gli automobilisti che si spostano intorno alle grandi città del Sud Italia, in particolar modo Napoli, Palermo e Reggio Calabria, dove si ha una «bassa velocità di percorrenza». A livello regionale è la Campania a registrare il dato peggiore: qui si trascorrono al volante dieci minuti in più rispetto alla media nazionale, a un’andatura media di appena 25,7 km/h. Al Nord, invece, le cose vanno meglio: «Tale divario — puntualizza San Pietro — si spiega sia dall’incrocio e dall’interpretazione di diverse variabili climatiche, geografiche, urbanistiche e culturali tipiche di ogni provincia, sia dalle caratteristiche delle grandi aree metropolitane, come la difficoltà nel trovare parcheggi, la possibilità di servirsi di mezzi pubblici, l’attitudine all’uso delle due ruote e l’utilizzo crescente di forme di mobilità alternativa».

C’è poi un mito da sfatare: sebbene il traffico rallenti l’andatura, c’è sempre qualcuno che preme sul pedale. Ma, a dispetto di quanto si immagini, non sono i giovani i più spericolati, bensì i proprietari di auto aziendali. Probabilmente contano sul fatto che sarà la stessa impresa a risarcire i loro eccessi.

In questa situazione, c’è da augurarsi che la tecnologia all’interno delle automobili si evolva più rapidamente e ci permetta o di impiegare meglio il tempo che passiamo incolonnati o che ci faccia evitare del tutto le code. E forse una speranza c’è: da UnipolSai fanno sapere che già nel 2016, grazie al collegamento tra scatole nere e centrale di servizi della compagnia, i conducenti potranno ricevere via app informazioni in tempo reale sul traffico, incidenti e pericoli lungo il percorso, ma soprattutto suggerimenti per itinerari alternativi.

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