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SICUREZZA STRADALE IN EUROPA: SI REGISTRA UN RALLENTAMENTO

Secondo l’analisi della Commissione Europea il calo del numero delle vittime nel 2011 è stato solo del 2%.  

La sicurezza stradale in Europa ha subìto un brusco rallentamento: è quanto evidenzia la Commissione Europea, secondo la quale il 2011 si è chiuso con un calo del numero delle vittime del 2% (85 morti al giorno). «Si tratta», commenta Giordano Biserni, presidente dell’Asaps (Associazione sostenitori amici polizia stradale) di un dato che, preso nel suo complesso, indica una sostanziale stagnazione, ma se andiamo a spulciare i bollettini dei singoli Stati scopriamo che in paesi ritenuti gli ideatori delle strategie della sicurezza stradale, e per questo più virtuosi, il numero dei morti è aumentato vertiginosamente. Significa che si è arrivati al punto di non ritorno: ora comincia l’inversione di tendenza».

L’analisi della Commissione Europea ha infatti rivelato che in Svezia, paese protagonista della messa in sicurezza delle strade, il numero di morti è aumentato del 18%. Male anche Lussemburgo (+13%), Germania (+10%), Polonia (+7%), Regno Unito (+5%) e Belgio (+4%). «Bisogna arrivare a una legislazione comune per tutti, armonica, che garantisca un rispetto generalizzato di regole condivise», sostiene Biserni. «Penso a limiti alcolemici uguali per tutti, a una patente a punti identica per tutti i conducenti dei 27 Stati, a limiti di velocità uniformi su tutte le strade dell’Unione».

La situazione italiana, comunica l’Asaps, appare, nel contesto europeo, in leggero miglioramento (-4% dei morti), «ma i dati forniti alla Commissione Europea sono quelli della sola polizia stradale e carabinieri, elaborati dal Ministero dell’Interno. Mancano, all’appello, tutti i numeri della polizia locale che nel 2010 ha rilevato il 65,5% dei sinistri». «Oltre che essere carenti nella messa a disposizione dei nostri numeri», afferma Biserni, «diamo anche un’idea sbagliata di ciò che siamo. Infatti, come purtroppo noto, Istat riesce a chiudere il rapporto sulla sinistrosità solo a novembre dell’anno successivo, quando negli altri Stati (a farci compagnia c’è la sola Spagna, almeno quest’anno) si ha già un quadro chiaro di ciò che sta avvenendo. I nostri studi e quelli dell’associazione Lorenzo Guarnieri, hanno però rivelato che ci sono forti imprecisioni anche sul numero dei morti, registrati ovviamente per difetto».

Redazione Intermedia Channel

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