Opinione della Settimana

Fonsai-Unipol, posizioni più vicine

La trattativa per definire i concambi per la fusione tra Unipol e Fonsai procede a ritmo serrato ma la fumata bianca ancora non c’è. Ieri doveva essere il giorno decisivo per annunciare l’accordo di massima tra le quattro società candidate ad integrarsi (Premafin, Unipol Assicurazioni, Milano Assicurazioni e Fonsai) così da presentarlo oggi all’assemblea degli azionisti di Fonsai. Ma, diversamente dalle attese, i Cda delle società sono rimasti non convocati. Si è riunito soltanto quello di Premafin che ha invitato le società coinvolte nel progetto «ad un urgente confronto per addivenire in tempi rapidi ad una soluzione».

Ma intanto anche la nota della holding ha fatto presente che il proprio “comitato per le parti correlate” ha ritenuto «non convergente» con le risultanze dei propri advisor la percentuale di possesso che Unipol intende raggiungere (66,7%) nell’entità post-fusione. «Non c’è un nodo sui concambi, è giusto che ci sia una discussione», ha detto ieri l’amministratore delegato di Fonsai Emanuele Erbetta. Le posizioni si starebbero avvicinando ma gli interessi in gioco sono molti e ciascun soggetto in causa è tutelato da stuole di advisor, è sotto pressione per lo scrutinio di tanti regulator e, nella galassia delle società dei Ligresti, anche intimorito per l’entrata in campo della magistratura.

Eppure occorre far presto anche perchè Premafin nei prossimi giorni deve pubblicare la relazione degli amministratori in vista dell’assemblea sulla ricapitalizzazione (convocata per il 17 e 21 maggio). Una possibile via d’uscita, per meglio tutelare gli azionisti terzi di Fonsai, è quella di trasformare l’intera entità del debito di Premafin (circa 400 milioni) in un prestito convertendo in azioni. Le banche più esposte nella vicenda (Mediobanca e Unicredit) si sono già dette disponibili ma ancora non è stato annunciato il via libera da parte dell’intero consorzio degli istituti di credito. Gli advisor delle diverse parti stanno procedendo ad una verifica delle stime per avvicinare le rispettive posizioni. Tra le altre c’è la partita delle plusvalenze implicite degli immobili di Fonsai (800 milioni in bilancio) che verrebbero significativamente abbattute. Sul fronte opposto gli advisor di Fonsai hanno chiesto chiarimenti sul portafoglio di strutturati, per oltre 6 miliardi, sottoscritto da Unipol con primari emittenti (soprattutto Jp Morgan). Si tratta di obbligazioni che hanno per sottostante Titoli di Stato e la compagnia, che intende mantenerli fino alla scadenza, non ne ha pertanto rettificato il valore (a fine dicembre il fair value era inferiore di circa un miliardo). La fase delle verifiche si dovrebbe concludere entro pochi giorni con un nuovo Cda di Fonsai (probabilmente giovedì). In quella sede il comitato degli indipendenti della compagnia, che hanno la parola finale sul via libera all’operazione, verrebbe chiamato a valutare i progressi del negoziato ed a decidere.

Ieri intanto, su richiesta della Consob, è stato pubblicato il patto di sindacato tra Premafin e Unipol sugli accordi di manleva concessi agli amministratori delle società dei Ligresti nell’ambito dell’accordo. Una pubblicazione avvenuta a malincuore, per prevenire possibili problemi legali, perchè i due gruppi non sono affatto convinti che si tratti di un vero patto di sindacato.

In campo anche i fondi esteri

Anche gli esteri faranno sentire la loro voce all’assemblea di Fonsai. Per il meeting di oggi hanno registrato la propria presenza oltre 100 fondi stranieri rappresentativi di poco meno del 2% del capitale. E di questi buona parte (per circa 1,5% del capitale) avrebbero dato indicazioni di sostenere la lista di Sator e Palladio (8%) votando contro il bilancio. Nel novero dei fondi, tradizionalmente rappresentati dallo studio Trevisan, non è peraltro compreso il fondo Amber (all’incirca 1%) autore della denuncia al collegio sindacale sulla gestione del gruppo.

Autore: Riccardo Sabbatini – Il Sole 24 Ore (Articolo originale)

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