Depresso nelle quotazioni di borsa, tenuto a distanza per la sensibile esposizione al rischio dei debiti sovrani, il settore assicurativo europeo potrebbe meritare di essere riscoperto dagli investitori se non altro perché in grado di offrire, secondo Jp Morgan, rendimenti interessanti. Ma è il caso di fare dei distinguo.
Per questo gli esperti della banca americana hanno ritenuto di suddividere le azioni del comparto, o almeno quelle che vantano un rendimento attraente, in tre gruppi: quelle che possono distribuire dividendi robusti pur presentando profili di rischio contenuti; quelle particolarmente esposte alla variazione dei tassi di interesse; quelle che invece, attraverso i titoli pubblici messi in portafoglio, sono esposte alle turbolenze dei Paesi periferici della zona euro.
A far parte del primo gruppo sono state selezionate compagnie come Swiss Re, accreditata di uno yield record pari all’ 11,4%, oltre a Rsa (8,2%), Zurich (7,4%) e Catlin (6,4%), titoli assicurativi dal rendimento elevato con un’esposizione modesta al rischio tassi (nei loro portafogli soprattutto bond tedeschi e americani) e al debito sovrano dei Paesi periferici dell’area euro.
Nel secondo gruppo sono state inserite Baloise (rendimento del 6,5% atteso quest’anno), Munich Re (5,9%), Aegon (5,8%), Allianz (5,1 %) e Ageas (4,8%), compagnie sensibili ai tassi di interesse ma comunque in grado di offrire ancora un rendimento interessante e che secondo Jp Morgan potrebbero trarre i maggiori vantaggi se i tassi riprendessero a salire.
Nel terzo gruppo, quello delle società più sensibili ai problemi della periferia europea, ci sono Aviva (7,9% il rendimento atteso), Cnp (7,7%) e Mapfre (7,5%), sacrificate in borsa e messe da parte per i timori legati alla crisi dei Paesi europei in maggiore difficoltà, ma tuttora contraddistinte da rendimenti di buon livello, sostenibili e che potrebbero beneficiare di una attenuazione di queste preoccupazioni.
Ma sull’intero comparto un elemento che potrebbe giocare a favore è quello di eventuali dividendi extra, che qualche compagnia può decidere di distribuire in caso di ripresa dei profitti, ipotizzabile se i rendimenti dei bond continueranno a scendere facendo emergere qualche plusvalenza. Maggiori indiziate, secondo Jp Morgan, sono Swiss Re (attesi 7 franchi per azione comprensivo di un dividendo straordinario di 3 franchi del 2011), Munich Re (6,75 euro per azione, in aumento dai 6,25 euro del 2011, ma si prevede anche il lancio di un buy back nel 2013) e Hannover (2,2 euro per azione rispetto a 2,1 euro del 2011 ).
Esclusa dalla selezione di Jp Morgan, Generali è comunque all’opera per recuperare un miglior livello di stabilità finanziaria evitando un aumento di capitale, anche attraverso la cessione di alcuni asset. Tra queste c’è Generali Usa Life Reassurance, specializzata nel business della riassicurazione negli Stati Uniti. La sua valutazione va da 800 milioni a 1 miliardo di dollari, a sconto del 20-30% sull’enterprise value, advisor sarà Citigroup e i potenziali acquirenti potrebbero ricevere il dossier relativo alla vendita già in settembre. Generali è meno capitalizzata (17,3 miliardi di euro) rispetto ai suoi concorrenti e la sua posizione di capitale è debole, specialmente alla luce del probabile pagamento di almeno 2,5 miliardi nel 2014 per esercitare come da accordi la calì sul 49% della joint-venture Generali Ppf in mano alla Ppf di Petr Kellner. Ciò spiega in parte il perché delle vendite nel cui elenco, dopo la quota del 69,1 % finita alla israeliana Migdal ceduta per 835 milioni all’inizio di marzo, figura anche Bsi, controllata svizzera nel private banking, oltre alla quota detenuta nella russa Vtb e parte del ricco portafoglio immobiliare.
Fonte: Milano Finanza (Estratto articolo originale)




