I mercati guardano a possibili mosse di Del Vecchio. E il ceco Kellner (Ppf) vende 3 milioni di titoli
Il titolo Generali continua la volata (+13% nell’ultimo mese, +0,33% ieri) mentre gli analisti promuovono la mossa del Ceo Mario Greco di riorganizzare la prima linea dei manager. La “cura” Greco, che gestirà direttamente gli affari immobiliari e finanziari, non finirà qui e pare destinata a incidere a fondo nell’assetto della compagnia. Come rileva anche Banca Akros (che ha alzato il target price a 11,5 euro) il rimpasto segna «una svolta importante a Trieste con l’arrivo di manager esterni». Nel complesso ci si attende che il nuovo Ceo stia per varare un piano più radicale di riorganizzazione interna meno “federato” e più centralizzato. Intermonte, per esempio, si aspetta ulteriori sviluppi a livello di riorganizzazione in aree strategiche come quella degli investimenti.
Greco ha anche incassato il plauso da super-tifoso di Davide Serra, il numero uno del fondo Algebris che nel 2008 attaccò a fondo le Generali di Antoine Bernheim lamentando in assemblea la scarsa governance e i bonus. Oggi Algebris è tornata a investire nel gruppo triestino. Serra, che ha confermato a Cernobbio di essere entrato a 8 euro («una buona occasione») ha definito il Ceo Greco “il terzo super-Mario” dopo Draghi e Monti. Ma il mercato guarda soprattutto a possibili sommovimenti a breve nel parterre dei soci del Leone e accende i riflettori su Leonardo Del Vecchio. L’imprenditore agordino ha collocato giorni fa un pacchetto Luxottica incassando 486 milioni e il mercato ipotizza un suo rafforzamento nel Leone, dov’era salito al 3% solo ad aprile. Del Vecchio, che alla vigilia dell’assemblea dello scorso aprile aveva preso di mira in un intervista al Corriere l’ex Ceo Giovanni Perissinotto invitandolo a dare le dimissioni, potrebbe tornare a guardare in direzione del Golfo di Trieste. A luglio tra l’altro si era portato anche al 2% di Unicredit, e la speculazione ha guardato anche all’istituto di Piazza Cordusio per l’ipotetico nuovo shopping del patron di Luxottica. Un altro interrogativo riguarda il ruolo di Mediobanca come grande azionista storico con il 14%. Nell’ambito delle nuove regole di Basilea 3, Piazzetta Cuccia potrebbe venir chiamata a limare nei prossimi anni la sua quota del 13,5% di Trieste. Ma questo non è l’unico nodo aperto. Nell’ambito del passaggio delle funzioni dell’Isvap a Bankitalia, ci potrebbero essere riflessioni anche sulla quota del 4,5% di Generali detenuta dall’istituto di via Nazionale, visto il potenziale conflitto d’interesse tra l’esercizio della vigilanza assicurativa e la partecipazione in mano al fondo pensione della banca centrale.
Mario Greco intanto è al lavoro in vista della predisposizione del nuovo piano per la compagnia e in occasione della presentazione dei dati trimestrali del 9 novembre dovrebbe annunciare più nel dettaglio quando saranno pronte le nuove linee strategiche, attese indicativamente per gennaio. Sul tavolo del Ceo c’è anche la fatidica scadenza del 2014 quando molto probabilmente Petr Kellner, il partner ceco delle Generali, eserciterà l’opzione di vendita sulla joint venture nell’Europa Centro Orientale che costerà alla compagnia triestina circa 3 miliardi. Kellner la scorsa settimana ha venduto altri 3 milioni di titoli Generali a un prezzo di 35,5 milioni, circa lo 0,19% del capitale. In vista della scadenza del 2013, i mercati continuano a pensare a un possibile aumento di capitale, ipotesi che però Trieste continua a escludere. Più probabile si proceda a una serie di cessioni. Gli ultimi dossier all’esame di Greco (in procinto di visitare i domini del Leone in Asia con l’amministratore delegato Sergio Balbinot) riguardano Generali Usa Life Reassurance, la controllata statunitense nel settore della riassicurazione vita e Bsi Generali, l’istituto svizzero nel private banking. Sono circolati anche dei nomi di possibili candidati (per la controllata americana si parla di Munich Re ma anche della Berkshire Hathaway di Warren Buffett), ma le valutazioni sarebbero ancora a un livello altamente preliminare e a Trieste (che ha appena ridefinito la cessione della israeliana Migdal) non si pensa affatto ad aprire la stagione delle svendite.
Autore: Piercarlo Fiumanò – Il Piccolo




