Opinione della Settimana

Quasi quasi mi curo con la polizza

Assicurarsi contro le malattie. Per salvarsi dai tagli alla sanità. Ma non sempre conviene. Ecco come scegliere. Ed evitare fregature

Sarà anche una parola abusata, ma mai il termine giungla fu più appropriato come per descrivere le mille offerte di polizze malattia. Ognuna è diversa dall’altra. Hanno prezzi, servizi offerti, limiti di età e persino diversità geografiche (perché cambiando città può cambiare il rischio) così diversificati che è del tutto impossibile fare confronti appropriati. E, in materia di medicina, questa straordinaria diversificazione di offerte rischia di confondere l’aspirante assicurato e il probabile malato: difficile decidere a mente fredda e corpo in buon ordine cosa potrà diventare indispensabile nel caso sciagurato che ci ammaliamo. Perché ammalarsi vuol dire così tante cose e apre la strada a così tante opzioni diagnostiche e terapeutiche che è facile scegliere oggi qualcosa che domani non ci servirà, o viceversa trovarsi scoperti proprio su ciò che ci colpirà. Ma c’è una regola alla quale nessuna polizza sfugge: “Tanto paghi, tanto hai“.

Perché non basta dire polizza malattia: bisogna andare a vedere cosa effettivamente viene coperto a fronte del premio pagato. Abbiamo chiesto a quattro compagnie (Axa, Generali, Unipol, Zurich) di formularci preventivi per i loro principali diversi livelli di copertura: Base, ovvero una polizza che copre ricoveri e interventi chirurgici, Top, che alla Base aggiunge anche le spese per le visite specialistiche e la diagnostica, e quella più economica che copre solo Grandi interventi. A Roma per una Base un cinquantenne in buona salute paga in media 1.200 euro l’anno. E si garantisce l’équipe chirurgica più tutto quello che serve per il ricovero (come le cure, gli esami o le rette di degenza) e alcune prestazioni di assistenza.

Se si vogliono garanzie anche per l’alta diagnostica fuori ricovero (Tac, risonanze magnetiche, Pet, e così via) o per le visite specialistiche e di laboratorio fuori ricovero, si devono aumentare i massimali: lo stesso cinquantenne dovrà pagare in media 2 mila euro. Bisogna, però, andare a vedere bene cosa include davvero una polizza. Ad esempio la Top Zurich (Medicare) costa 2.300 euro; ha però un massimale a 500 mila euro e include sì le prestazioni extraospedaliere come l’alta diagnostica fuori ricovero, ma essa deve essere esplicitamente richiamata in polizza e ha limiti specifici: fino a 2.500 euro complessivamente per uno o più sinistri nello stesso periodo assicurativo e uno scoperto del 20 per cento delle spese stesse, con il minimo di 50 euro per ciascun sinistro, per accertamenti relativi a una stessa patologia. Insomma, levatevi dalla testa che una polizza, anche se Top vi copra tutto, come fa, invece, il servizio sanitario nazionale quando funziona.

Chi voglia spendere il meno possibile può optare per la formula Grandi interventi chirurgici: in genere copre solo quegli interventi esplicitamente elencati in polizza (come la cardiochirurgia a cuore aperto, le rimozioni di neoplasie maligne e i trapianti di organi). Ma compagnia che vai polizza che trovi. Per esempio Generali nella formula Grandi interventi aggiunge le cure in ricovero per le malattie oncologiche anche senza intervento (con un massimale di 180 mila euro). Unipol non chiama la sua formula Grandi interventi, ma Gravi eventi morbosi e copre, oltre ai tumori, anche altre malattie come diabete e ustioni di terzo grado (con un massimale di 250 mila euro). Generali e Unipol, poi, includono obbligatoriamente l’alta diagnostica senza ricovero anche nei livelli di protezione più bassi della Top, per quanto con dei limiti e degli scoperti se il malato si rivolge a strutture non convenzionate. E questo è un punto caldo: gli esperti consigliano di verificare sempre quali sono i limiti di rimborso se decidiamo di rivolgerci a cliniche non convenzionate; spesso i massimali previsti sono inferiori ai costi e di solito non c’è l’assistenza diretta, quindi, prima si paga e poi si ha il rimborso.

Bisogna pertanto leggere sempre nelle pieghe del contratto, spesso non di immediata comprensione. Usciti dall’ospedale potremmo avere bisogno di fare ulteriori visite o esami connessi al ricovero. Il rimborso è consentito per prestazioni effettuate in genere entro 60-120 giorni nella base e 100-150 nella Top. Oppure di assistenza infermieristica domiciliare. Non sempre inclusa in partenza: la protezione Base di Axa, per esempio, la considera una prestazione accessoria che deve essere indicata in polizza e per la quale deve essere corrisposto il relativo premio, mentre la Top rimborsa l’infermiere a casa «nei 120 giorni successivi alla cessazione del ricovero o intervento senza ricovero», purché le cure prestate dal sanitario siano inerenti alla malattia per la quale siamo stati ricoverati.

Quando si è in buona salute si fa fatica a focalizzare cosa in realtà potrebbe servirci. Soprattutto perché l’estrema specializzazione di molte prestazioni mediche rende assai ostico poter anche solo immaginare eventuali decorsi terapeutici. Un caso emblematico sono le cure oncologiche che, in genere, sono coperte dalle polizze, ma sono sempre soggette a limiti specifici. Generali, ad esempio, nella Base oltre al ricovero paga le spese «rese necessarie dalla malattia oncologica stessa e sostenute entro i due anni dalla prima diagnosi, per visite specialistiche, accertamenti diagnostici e terapie fino a concorrenza della somma assicurata di curo 6 mila». E anche nella Top parla di visite specialistiche e terapie (radianti e chemioterapiche) «rese necessarie dalla malattia, sostenute entro i due anni dall’ultima dimissione ospedaliera avvenuta comunque in vigenza di polizza». Certo, se la malattia si chiude in due anni, positivamente, sono tutti contenti, ma il più delle volte il cancro è faccenda lunga, soprattutto oggi che, con le molte terapie a disposizione, anche i tumori stanno diventando malattie croniche e i pazienti ricorrono alle cure reiteratamente negli anni, per poter stare in vita.

C’è poi un fronte di massima ambiguità. Tutte le assicurazioni precisano che la polizza non comprende malattie e stati patologici conosciuti e/o diagnosticati prima della stipulazione del contratto sottaciuti con dolo o colpa grave. Cruciale è qui la compilazione del questionario sullo stato di salute al momento del contratto: conviene sempre dire tutto. «Bisogna stare attenti anche alle Tac a esito positivo», consiglia Francesco Avallone, vicepresidente di Federconsumatori: «Dimostrano che al momento di farle eravamo sani, ma possono essere considerate segnale che l’assicurato già sospettava di avere una malattia prima di stipulare la polizza».

Se nel questionario viene dichiarata una patologia sarà la compagnia a doverla escludere esplicitamente. «Altrimenti ci si deve ritenere assicurati», spiega Francesco Paparella, presidente dell’Aiba (Associazione italiana broker di assicurazione e riassicurazione): «In alcuni casi le compagnie possono decidere l’esclusione solo per il primo anno, soprattutto quando ci sono predisposizioni. Per esempio, il colesterolo alto, che va dichiarato, ha implicazioni per le malattie del cuore e la compagnia può escluderle del tutto o solo per un anno per poi, in assenza di problemi, tornare a considerare l’assicurato in buona salute».

Tra le cabale più frequenti ci sono poi le “conseguenze dirette e indirette” di patologie pregresse dichiarate: in pratica non vengo rimborsato perché l’assicurazione ritiene la patologia una conseguenza di un’altra dichiarata ed esclusa.

E anche se l’assicurazione dà il via libera alla prestazione non siamo immuni da brutte sorprese. «Qualora si dovesse successivamente accertare, relativamente all’evento per il quale l’assicurato ha usufruito dei servizio in regime di convenzione, la non validità della polizza e/o la sussistenza di condizioni e/o elementi che determinano l’operatività o l’inefficacia dell’assicurazione l’assicurato sarà tenuto a rimborsare ad Axa le somme che questa abbia corrisposto a istituti di cura, centri diagnostici o medici convenzionati», si legge nel prospetto Base di Axa. E, pur con altre forme, in genere è precisato da molte compagnie. Che si tutelano perché con la documentazione clinica possono emergere patologie o situazioni che fanno scattare le esclusioni.

«Se ci sono problemi la strada legale è difficile», dice l’avvocato Dafne Lita della Lega Consumatori: «Suggerisco di battersi sulla condizione medica senza arrendersi al primo no. Nel momento in cui c’è un contenzioso chiedete per esempio di fare una visita medica. Ma certo cruciale è sempre il questionario. Per me due sono le strade migliori: sottoporsi ad analisi mediche dettagliate e produrre un certificato da allegare alla polizza oppure mettersi a disposizione di un medico fiduciario della compagnia».

Alcune cure, come quelle per la depressione o l’infertilità, sono in genere escluse a priori, così come chi quelle per l’alcolismo o addirittura l’Aids. Come è escluso chi semplicemente è troppo vecchio: i 75 anni sono la soglia critica in entrata e in rinnovo. E peggio ancora va se si è anziani e un po’ malandati: un 65enne con bypass farà certamente fatica a trovare un’assicurazione.

Ma almeno le esclusioni sono chiare. C’è, invece, la zona grigia di un’eventuale malattia che si manifesta, e che, forse, covava sotto la cenere. Spiega Paparella: «In questo caso le compagnie di solito non disdicono a scadenza del contratto ma procedono al rinnovo in modo automatico. Tuttavia, per avere la certezza possiamo assicurarci per un periodo maggiore, non uno ma cinque anni, ad esempio». E poi? Se stiamo bene lo rinnoviamo. Sennò, chissà.

Autore: Elena Bonanni – L’Espresso

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