Opinione della Settimana

Ecco come ti truffo l’assicurazione. Un «affare» da 300 milioni all’anno

I trucchi per raggirare le società sui rimborsi per sinistri sulle strade. E le contromisure

Rc auto - Autoscontro ImcUn verminaio. Un affare (losco) da quasi 300 milioni di euro l’anno nel quale sono coinvolti semplici cittadini, medici, studi legali, periti, carrozzieri e qualche volta anche agenti delle stesse assicurazioni. Il tutto coordinato e gestito da organizzazioni criminali, come quella scoperta il 14 novembre a Roma, che aveva escogitato l’ennesimo trucco ai danni delle compagnie: le residenze certificate sulla carta di circolazione venivano trasferite da Comuni del Sud (dove i premi sono molto più alti) a quelle del Nord, lucrando sulla differenza tariffaria. O la banda con base a Nola sgominata pochi giorni prima, l’8 novembre, che aveva guadagnato più di un milione e mezzo su incidenti posticci grazie alla complicità di medici e avvocati. Gli episodi sono tanti, quasi quanto gli stratagemmi utilizzati. Il risultato, sempre lo stesso: l’aumento dei premi assicurativi che paghiamo tutti, onesti e disonesti, vittime e complici.

Il fenomeno, secondo le stime, è in calo nel 2012 e nei primi mesi del 2013, In parte anche per la crisi economica, che sconsiglia ai truffatori di affrontare i costi di una causa se non hanno la certezza del rimborso,o perché quest’ultimo corrisponde più o meno alla spesa legale. In parte perché le compagnie stanno correndo ai ripari. Gli unici dati ufficiali disponibili sono quelli targati 2011 dell’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni. Al primo posto nella classifica dei raggiri c’è, manco a dirlo, la Campania, dove il 7,32% dei sinistri e 3,9% degli importi dei risarcimenti sono riconducibili a fenomeni criminosi. Seguono Puglia, Calabria, Sicilia e Basilicata. Ma anche il Lazio non scherza. Qui gli incidenti collegabili a truffe sono stati lo 0,2% dei totale e gli importi equivalgono al 2,11% (nel 2010 rispettivamente 11,22% e il 2,23%). Nello stesso anno, a Roma gli incidenti connessi con reati sono stati 3.761, pari all’1,41% del totale. Nel 2010 erano stati 4.947, con una diminuzione, quindi, del 23,47%. Gli importi relativi, invece, nel 2011 risultano di 16.625mila euro (1,56%), rispetto ai 15.851.000 dei 12 mesi precedenti, con un aumento di spesa del 4,88%. In conclusione, nella Capitale sono diminuite le richieste ma sono cresciuti i costi dei risarcimenti per le assicurazioni.

I metodi adottati riguardano principalmente danni alle autovetture, fisici o il (falso) furto del veicolo. Nel primo caso, c’è chi si presta a «vendere» i suoi dati personali per far compilare il Cid (la constatazione amichevole) relativo a un incidente mai avvenuto. La vettura, già danneggiata in altre occasioni, viene portata dal carrozziere ed è lui, spesso, a riempire il modulo, «creando» il sinistro in modo che «bozzi» e dinamica siano compatibili. Poi ci sono i rimborsi per le conseguenze di carattere fisico. Per esempio, hai un incidente da solo con la moto e ti rompi una gamba. La tecnica è la stessa. Ma le persone coinvolte sono di più, «Si va dagli studi di infortunistica stradale privati agli studi legali del settore, che reperiscono i soggetti disposti a “vendere” i propri dati assicurativi oppure si mettono d’accordo con lo studio di turno per avere una percentuale del rimborso – spiega un avvocato esperto del settore, che chiede l’anonimato –. Si simula uno scontro auto-moto, o l’investimento del pedone sulle strisce. Qui entra in gioco il medico legale, che deve stabilire il nesso di causalità fra il danno e la dinamica. A volte i medici sono ignari, Altre, compiacenti. E pretendono dal 10 al 20 per cento del risarcimento. Le grosse organizzazioni, poi, hanno molti collaboratori e, non di rado, fra loro ci sono anche i medici delle assicurazioni».

Il guadagno è elevato, basta pensare che un semplice colpo di frusta può valere 2800 euro mentre l’80% di invalidità permanente può fruttare dai 500-600mila al milione. Un freno a questi raggiri è venuto con il decreto del governo Monti del marzo 2011, che ha previsto una serie di esami diagnostici più «asettici» ed efficaci se l’invalidità permanente è al di sotto del 10%. I truffatori, infine, adottano altri due sistemi: montano pezzi lesionati acquistati dagli «sfasci» su auto integre o, invece, consegnano la vettura all’autodemolitore (che ne rivende i pezzi) e poi ne denunciano il furto. «Io credo che il 50 per cento dei sinistri denunciati nella Penisola siano tentativi di truffa. Con l’arrivo della scatola nera, che oggi è facoltativa ma in futuro sarà obbligatoria, i raggiri si ridurranno dell’80 per cento – assicura il nostro avvocato – perché il gps dà l’esatta posizione del veicolo e un sensore stabilisce l’intensità dell’urto. La cosa più grave e odiosa però, è che a Roma in particolare esistono studi che si comprano i danni. O meglio, “saldano” subito chi li ha subiti, andandoli spesso a cercare in ospedale e approfittandosi di loro se sono sprovveduti, e poi si rifanno con le compagnie. In alcuni casi arrivano addirittura all’intimidazione. In altri – conclude il legale – cercano di scoprire a chi è stata data la pratica e gli propongono di cederla a loro. Ci hanno provato anche con me. Li ho mandati a quel paese».

Autore: Maurizio Gallo – Il Tempo

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