I prezzi variano in base alla politica della compagnia e (in misura minore) al profilo del guidatore
Spendere un po’ di più prima, per non essere “spennati” dopo. Gli italiani sembrano comprendere l’importanza delle coperture aggiuntive da abbinare alla re auto. Lo ha certificato una ricerca del sito Facile.it, calcolata su un campione di mille preventivi conclusi, secondo cui ormai quasi la metà degli assicurati (il 47,4%) inserisce la garanzia sugli “infortuni del conducente“, il 41,1% opta per l’assistenza stradale e il 29,8% la “tutela legale“. «Rispetto a qualche anno fa è un vero balzo. Anziché puntare al risparmio, il trend emergente è quello della prudenza: si spende una modica cifra oggi per evitare complicazioni domani», spiega Mauro Giacobbe, amministratoredelegato della società. Ma quanto costano le garanzie e quanto si risparmia?
I prezzi sono variabili a seconda della politica commerciale della compagnia e, in misura minore, del profilo del guidatore. In media, comunque, il soccorso stradale costa intorno ai 20 euro. Un bel vantaggio, rispetto alla necessità di dover chiamare un carro attrezzi non convenzionato con l’assicurazione, che costa intorno a 100 euro (95 euro è la tariffa suggerita dall’associazione di categoria Ancsa). Per gli infortuni al conducente, invece, le compagnie chiedono una cifra compresa fra 30 e 40 euro l’anno. Impossibile calcolare il risparmio medio, perché dipende dal tipo di cure necessarie. Ma senz’altro è una spesa sostenibile. Occhio, però, a leggere bene il contratto perché in questo caso vi sono numerose limitazioni. Per le semplici spese mediche viene spesso fissato un tetto massimo di risarcimento (in media 2.500 euro), mentre i massimali più alti (50.000 euro) sono validi solo nel caso morte o per invalidità permanente. Ed è sempre nutrito il capitolo “esclusioni“, cioè i casi particolari in cui la compagnia non paga, prima fra tutto se si guida in stato di ubriachezza, ma anche semplicemente se il dolore è provocato da ernie pregresse. Un discorso analogo si può fare per la tutela legale (costo 25/30 euro), quella protezione che copre le spese quando si è coinvolti in una causa in seguito a incidente. Il costo dell’avvocato è proporzionato all’entità del danno in questione, ma i contratti stabiliscono spesso un tetto massimo oltre il quale si interviene di tasca propria (di solito intorno a 5mila euro). Un po’ diverso il caso della garanzia “furto/ incendio“, la più cara, che fa lievitare la spesa almeno di 100 euro nei casi migliori, ma talvolta fa quasi raddoppiare la semplice rc obbligatoria. Infatti è una protezione abbinata solo dal 12% del campione. A ogni modo, con un sovrapprezzo aggiuntivo tutto sommato abbordabile, ci si protegge di fronte alle casistiche più comuni che riguardano gli incidenti d’auto.
Occhio al contratto: «A livello di opportunità, sono protezioni utili per tutti – dice Roberto Barbieri, responsabile rc auto del Movimento dei consumatori -. Non sono indicate solo a chi macina tanti chilometri, perché si può avere un incidente anche guidando mezz’ora alla settimana. I problemi derivano da costi e chiarezza». Infatti in molte regioni italiane, soprattutto al Sud, le tariffe sono salatissime. In Campania, ad esempio, è frequente pagare più di 1.ooo euro per una rc base, che raddoppiano anche se si tratta di neopatentati. «A questi prezzi, è difficile convincere un cliente ad aggiungere qualcosa» dice l’esperto. Lo conferma anche la ricerca di Facile.it: queste clausole vengono scelte soprattutto in Lombardia (72%), Trentino Alto Adige (66%) e Liguria (61%), mentre la percentuale crolla in Calabria, Campania e Puglia (15%). Inoltre, non mancano i punti oscuri. «Bisogna sapere che cosa si firma», aggiunge Barbieri. «I contratti vanno letti nel dettaglio. Chi calcola da solo il preventivo su internet sceglie punto per punto che cosa inserire ed è abituato ad approfondire il funzionamento della polizza. I clienti che si rivolgono alle agenzie, invece, spesso firmano il rinnovo per abitudine. E finiscono per pagare servizi non richiesti, che neppure vengono sfruttati al momento del bisogno».
Autore: Adriano Lovera – Il Sole 24 Ore



