(Autore: Marigia Mangano – Il Sole 24 Ore)
Antonino Ligresti: «Generali è socia al 15% nella società che detiene il mio pacchetto nel gruppo francese»
In Francia, ormai da anni, aveva costruito la sua vita. Ma soprattutto un gigante della sanità privata, Générale de Santé (GdS), primo gruppo d’Oltralpe fra i leader in Europa e controllato insieme a De Agostini e a Mediobanca. Un modello che, ama ripetere Antonino Ligresti, «non è replicabile in Italia». E questo anche se l’avventura in Francia sia ormai alle battute finali: l’offerta di acquisto da parte dell’australiana Ramsay Health Care e il Credit Agricole Assurances per l’acquisizione della intera partecipazione da esse detenute in GdS, pari all’83,43% del capitale di quest’ultima, è stata accettata. Dunque, il prezzo offerto per rilevare il pacchetto di controllo, paria 16,75 euro per azione, si tradurrà per i tre soci in laute plusvalenze: Dea Capital, socia al 43%, incasserà circa 33o milioni; Mediobanca, socia al 10%, circa 4o milioni, e Antonino Ligresti, socio al 47% di GdS, incasserà circa 200 milioni. In quest’ultimo caso – rivela Antonino Ligresti – una parte dell’incasso sarà girato alle Generali.
Il gruppo triestino detiene infatti il 15% della società personale di Antonino Ligresti. Un investimento che «è stato fatto sotto la precedente gestione di Giovanni Perissinotto, ex amministratore delegato della compagnia triestina sono stato io a presentare il dossier Gds a Generali e il management ci ha creduto». Una «alleanza tra gentiluomini», ripete Antonino Ligresti, che non ha avuto mai tentennamenti. Un po’ come successo nell’ambito del patto di sindacato siglato dallo stesso Antonino Ligresti con il gruppo De Agostini e Mediobanca nella holding a cui fa capo il controllo di Gds. L’incasso dell’adesione all’Opa, ad ogni modo, non sarà investito nella finanza ma in altri progetti nella sanità, assicura Ligresti.
Ma allora perché vendere proprio ora? «L’accordo scadeva nel 2014 ed eravamo di fronte a un bivio: ricapitalizzare o ristrutturare la holding di controllo a cui fanno capo 360 milioni di debiti. Abbiamo così deciso di comune accordo di parcare la mano e affidare il mandato a Rothschild per la vendita della quota detenuta nel gruppo».
Dunque, nessun contrasto tra i soci. Eppure erano «molto diversi» i piani originari di Antonino Ligresti, medico cardiologo, settantacinquenne appassionato di bicicletta, sposato con quattro figli («che fanno tutt’altro nella vita, tranne il penultimo che aspira a diventare medico»), originario di Paternò, e fratello di quel Salvatore di cui non ama parlare volentieri («non abbiamo rapporti da molto tempo e nemmeno in occasione della tempesta giudiziaria che ha colpito la sua famiglia ci siamo riavvicinati», spiega).
Antonino Ligresti voleva infatti reinvestire in Gds l’assegno che staccherà a breve il gruppo australiano a fronte dell’adesione all’opa. «Avevo incontrato il fondatore del gruppo australiano Paul Ramsay e avevamo trovato una visione comune sul futuro il gruppo Gds. L’accordo prevedeva anche un mio impegno in prima linea nella gestione di Gds. Poi la scomparsa improvvisa del fondatore, venuto a mancare a maggio scorso, ha fatto precipitare tutto il progetto. Non mi sono trovato con il management del gruppo australiano. Del resto la sanità è un settore dove le persone assumono un ruolo in primo piano». Da qui la decisione di passare la mano. Anche se a malincuore: «Mi sarebbe piaciuto che quello che ho realizzato in Francia potesse essere realizzato in Italia. Credo di aver fatto un grande regalo alla Francia», dice. Poi scappa. Ha un volo per Parigi: «Vado a salutare tutti i dipendenti del gruppo. Li conosco uno per uno…..».




