A sette mesi dalla sanzione di 10 milioni di Euro nei confronti di Cardif, l’autorità di supervisione sul settore finanziario-assicurativo francese (ACPR) interviene nuovamente sui ritardi nell’adeguamento alle norme transalpine del 2007 sulle polizze dormienti, irrogando a CNP una multa di 40 milioni di Euro, la più elevata mai disposta dall’authority
La scure dell’autorità di supervisione sul settore finanziario-assicurativo francese (Autorité de contrôle prudentiel et de résolution – ACPR) si abbatte pesantemente su CNP Assurances. Con un comunicato diffuso nella giornata di ieri, l’Authority transalpina ha reso noto di aver disposto lo scorso 31 ottobre la sanzione record di 40 milioni di Euro nei confronti della compagnia per una serie di motivi riconducibili al mancato rispetto della legislazione in tema di polizze dormienti.
Come già avvenuto per Cardif, destinataria sette mesi fa di una sanzione di 10 milioni di Euro per analoghe violazioni, a CNP Assurances è stato contestato il ritardo nel rispetto delle disposizioni della legge del 17 dicembre 2007, in particolare nella parte relativa alla ricerca dei beneficiari dei contratti dormienti di assicurazione sulla vita; le norme impongono infatti alle compagnie di attivarsi nell’identificazione di eventuali assicurati deceduti e conseguentemente dei beneficiari dei contratti stessi. Questa mancata applicazione delle disposizioni di legge, secondo l’Authority transalpina, ha portato a gravi ritardi ed evidenti carenze nella liquidazione di una serie di contratti per importi complessivi molto elevati.
L’ACPR ha inoltre calcato la mano sul ruolo della compagnia (“le carenze registrate non corrispondono a ciò che ci si poteva aspettare dalla prima impresa assicurativa dei rami vita nel mercato francese”), determinando l’importo record della sanzione in relazione ai minori oneri sostenuti e all’ammontare degli elevati capitali in liquidazione impropriamente trattenuti a causa delle carenze e dei ritardi nell’applicazione delle normative vigenti. Per il regolatore, inoltre, questo comportamento potrebbe provocare “un effetto negativo generalizzato sulla fiducia degli assicurati nei confronti dei prodotti dei rami vita”.
Da parte sua, in un comunicato diffuso attraverso il proprio sito istituzionale, CNP Assurances ha preso atto di quanto disposto dall’ACPR, garantendo ai propri clienti di essere pienamente concentrata sulla risoluzione di questo problema e che, “grazie alle risorse e alle procedure implementate negli ultimi anni, non vi è alcun rischio che tali situazioni possano registrarsi nuovamente”. La compagnia afferma inoltre come la situazione interna delle polizze dormienti precedente alla legislazione del 2007 fosse “inaccettabile, ovunque risiedessero le motivazioni” e che dopo le modifiche introdotte dalla legge “la ricerca e l’individuazione dei beneficiari delle polizze dormienti si sono rivelate molto più complesse di quanto avessimo previsto”. Il gruppo assicurativo transalpino ha anche segnalato come i mezzi posti in atto per risolvere la questione interna delle polizze dormienti siano quintuplicati dalla fine del 2012 e come attualmente vi sia un team dedicato di 60 persone che “sta lavorando a tempo pieno – con l’aiuto sistematico di ricercatori specializzati – per affrontare l’arretrato delle polizze dormienti anteriori al 2007”, in modo da poter processare tutte le posizioni ancora in sospeso entro il 31 dicembre 2015.
CNP ribadisce infine di non aver mai agito con dolo nei confronti dei beneficiari delle polizze dormienti sia per quanto riguarda la loro individuazione che per gli importi da liquidare (la compagnia “non ha mai ricavato alcun utile dagli importi non liquidati”, fattispecie che è stata rilevata anche dall’ACPR).
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