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Accordo UnipolSai, proseguono le polemiche tra le OO.SS.

Unipol - Sede Gruppo Imc

Il segretario generale SNFIA, Marino D’Angelo, contesta l’impianto dell’accordo (non sottoscritto dal sindacato delle alte professionalità assicurative e da FNA) e controbatte con decisione alla replica del segretario generale Uilca Massimo Masi

L’accordo di integrazione fusione UnipolSai sottoscritto lo scorso 29 dicembre dal gruppo assicurativo bolognese e da tre delle cinque sigle sindacali controparti – Fisac Cgil, Fiba Cisl e Uilca – originarie della trattativa, ha lasciato un inevitabile strascico di polemiche tra le OO.SS. favorevoli e contrarie alla firma dell’accordo.

La reazione più decisa è stata quella di Marino D’Angelo, segretario generale di SNFIA (il sindacato delle alte professionalità assicurative), che all’indomani della firma aveva preso nettamente le distanze: “Ha visto la luce il primo accordo di categoria che recepisce appieno filosofia e contenuti del Jobs Act”. Per D’Angelo, si è trattato di una firma “che sposta il calendario  indietro di 40 anni, cancellando con un colpo di spugna conquiste frutto dei sacrifici di migliaia di lavoratori, atto ancora più incomprensibile poiché consumato a distanza di pochi giorni dal riuscito sciopero generale cui hanno aderito con convinzione anche i lavoratori assicurativi”.

Tra i punti dell’accordo maggiormente contestati, quello che prevede 321 uscite a fronte di 150 nuove assunzioni di giovani (che secondo Snfia saranno inquadrati “con un contratto ambiguamente definito ‘di stabilità’”), senza che per gli esuberi sia stato applicato alcun criterio di volontarietà: “Questo pre-pensionamento coatto – commenta ancora D’Angelo – è un fatto gravissimo che non fa che esasperare il conflitto generazionale già fin troppo radicato nella nostra società e non apporta reali vantaggi ai giovani che verranno assunti con un contratto ambiguo. L’accordo ha il suono tetro del rinnegamento di un’intera e gloriosa storia di tutela dei lavoratori, dal momento che a patrocinarlo è proprio la UnipolSai, simbolo storico delle Cooperative rosse e delle loro battaglie sociali”.

Alle accuse di D’Angelo – che ribadisce come solo SNFIA e FNA abbiano rifiutato di sottoscrivere un testo che “nei fatti mortifica il ruolo del Sindacato, accettando che sia l’Impresa a dettare tempi e regole del negoziato, derogando ai diritti contrattuali e sospendendo il rinnovo della contrattazione integrativa aziendale del Gruppo” – risponde Massimo Masi, segretario generale Uilca, che in una lettera inviata lo scorso 5 gennaio ad Antonio Padellaro e Peter Gomez (rispettivamente direttore de Il Fatto Quotidiano e de Il Fatto Quotidiano online) contesta l’impianto di un articolo pubblicato lo scorso 31 dicembre nel quale venivano riprese le parole del segretario generale Snfia: “Nell’accordo richiamato – scrive Masi – non c’è una riga in cui si parla o si fa accenno al Jobs Act. Sarebbe bastato dare un’occhiata ai testi per constatare che si tratta di una bufala di qualche sindacalista che, invece di difendere i diritti di tutti i lavoratori, preferisce difendere interessi di parte”.

Il segretario generale Uilca ricorda inoltre come Uil sia tra i sindacati contrari al Jobs Act, ricordando che la priorità rimane “quella di salvaguardare gli stipendi più bassi, di conservare i benefit di assistenza e welfare sia agli esodati che ai pensionati, di evitare sospette disparità tra personale e sindacalisti – come forse qualcuno era abituato nel passato – e che infine la nostra priorità è l’occupazione giovanile combattendo il precariato”.

“Ai “giovani e novelli” sindacalisti autonomi – è l’affondo ulteriore di Masi −, voglio anticipare che la UILCA proporrà alle altre organizzazioni sindacali firmatarie dell’accordo di chiedere ad UnipolSai di non applicare quanto previsto dal Jobs Act in base all’art.8 della vigente legge che può prevedere assunzioni in “mejus””.

Soprattutto su questo passaggio si concentra la decisa controreplica di D’Angelo: “Siamo alla solita farsa all’italiana. Le cose si fanno, tanto se poi vengono alla luce si negano. Il vecchio sindacalista Masi dimentica che siamo stati noi a richiedere all’UnipolSai di specificare che l’impegno all’assunzione dei 150 giovani fosse al di fuori delle previsioni del Jobs Act, cancellando la ridicola quanto furba promessa di assunzione con “contratto stabile” contenuta nell’Accordo, che invece UILCA, FISAC CGIL e FIBA CISL hanno sottoscritto. E comunque fa piacere leggere che “le Organizzazioni sindacali firmatarie dell’accordo intendono chiedere a UnipolSai di non applicare quanto previsto dal Jobs Act”. Solo che non riusciamo a capire come gli esperti Sindacalisti prima firmino e poi chiedano”.

“SNFIA – conclude D’Angelo nella sua controreplica, nella quale si auspisca inoltre il ritorno all’unità di azione sindacale – non cade nella trappola della contrapposizione di interesse tra vecchi e giovani, ritenendo che il lavoro sia un diritto di tutti e che in questo senso vada tutelato in tutte le sue espressioni e bisogni. Se si richiede un sacrificio ai Lavoratori bisogna che ci siano delle reali esigenze organizzative da mettere sul tavolo, e non certamente discriminazioni basate sull’età e/o sulla contribuzione”.

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