Opinione della Settimana

Tassazione differita solo con delega reale all’assicuratore

Agenzia delle Entrate (2)(Autore: Federica Pezzatti – Plus24)

Lo ha stabilito l’Agenzia delle Entrate per Credit Suisse Life Bermuda

Si è riaperto in questi giorni un nuovo fronte di indagine per Credit Suisse Life Bermuda. La vicenda non riguarda però la stragrande maggioranza di coloro che negli scorsi anni hanno scelto la polizza come strumento successorio degli asset, anche in occasione dei precendenti rientri di capitale. Questo target, e tutti i clienti del private insurance, sono sicuramente più toccati da un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, connesso proprio alla vicenda bermudese, che mette in discussione il cosiddetto “differimento d’imposta”, caratteristica peculiare della fiscalità dei contratti Vita, che ne determina il successo. Nelle gestioni assicurative, infatti, non vanno gestite minus e plusvalenze e, in tempi di aliquote di tassazione delle rendite passate al 26% (12,5% solo per governativi e titoli black list), il differimento è un grosso vantaggio.

Il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano, che nei mesi scorsi ha indagato sotto la direzione della procura della Repubblica di Milano, ha previsto che i contratti di assicurazione sulla vita emessi da Credit Suisse Life Bermuda devono essere riqualificati in gestioni patrimoniali mobiliari (Gpm). Sono state considerate infatti le specifiche procure rilasciate dalla compagnia assicurativa ai sottoscrittori delle polizze per dare istruzioni al gestore e alla banca depositaria sull’operatività dei titoli sottostanti polizze. In sostanza il sottoscrittore influenzava troppo le scelte di gestione dell’assicuratore e i contratti sono stati riqualificati Gpm, i cui redditi vengono tassati di anno in anno.

Già in passato le polizze estere, sottoscritte da clienti italiani come strumento di protezione e trasmissione patrimoniale, sono finite nel mirino della Guardia di finanza e l’Agenzia delle entrate quando è stato appurato che la motivazione principale della loro sottoscrizione era di eludere l’“euroritenuta”, applicabile al pagamento degli interessi generati sulle singole unità di conto in base alla direttiva sul risparmio transfrontaliero.

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