(Autore: Enzo Riboni – Corriere della Sera)
Come mettere insieme tre grandi realtà assicurative senza dichiarare esuberi e cercando di coinvolgere di più il personale. Ci sta provando Generali Italia, che nel 2013 ha avviato il più grande programma di integrazione del settore per assemblare Assicurazioni Generali, Ina Assitalia e Toro Assicurazioni. «Il programma si concluderà entro il 2016 — sostiene il chief Hr & organisation officer Giovanni Luca Perin — e fin dall’inizio ha puntato l’attenzione sull’impatto sociale e sulle persone».
Per questo una delle parole chiave è stata «engagement», il coinvolgimento attivo dei lavoratori. «Quindi — prosegue Perin — rendere Generali un ambiente più partecipativo e collaborativo, perché le persone possano contribuire ai successi aziendali raggiungendo i propri obiettivi professionali e personali».
Come? Per esempio con il training dedicato a oltre 1.500 professionisti interni per offrire ai responsabili strumenti per coinvolgere e motivare i collaboratori. Ma anche con interventi su benessere e salute: in ogni sede un centro medico, campagne di prevenzione, check up aziendali.
E poi il welfare: asili nido, borse, viaggi di studio all’estero e orientamento al lavoro per i figli dei dipendenti, parcheggi premaman, service corner con lavanderia, farmacia, agenzia viaggi.
Ma l’integrazione è soprattutto la realizzazione di quattro centri di eccellenza specializzati nelle diverse aree di business: Mogliano Veneto per il ramo vita e danni imprese, Roma per i danni non auto retail e istituzioni, Milano per la liquidazione sinistri e Torino per le assicurazioni auto. «Ciò, alla fine, comporta la riqualificazione professionale di circa 1.200 persone. Ad oggi ne abbiamo coinvolte 700 con l’erogazione di 10.200 ore di formazione tecnica in aula e 760 in modalità e-learning. Ma la nostra scommessa è la creazione di una nuova figura professionale: il Perito liquidatore».
Si parte da persone interne all’azienda che facevano già lavoro di back office come liquidatori e li si forma (tre mesi) per far acquisire competenze nell’accertamento tecnico dei danni. «Per ora ne abbiamo già formati 80, così tendiamo a internalizzare la figura del perito che finora era esterna. Contemporaneamente miglioriamo il servizio ai clienti accelerando il processo di liquidazione».




