
(di Bruno Fioretti – ItaliaOggi)
Secondo stress test: dal Ministero del Lavoro torna la richiesta di tenuta dei conti a 50 anni
Per le Casse di previdenza è tempo di fare i conti con il futuro. Gli Istituti pensionistici dei liberi professionisti (di cui al dlgs 504/94 e dlgs 106/96), infatti, dovranno inviare entro il 31 dicembre 2015 al Ministero del Lavoro e a quello dell’Economia i bilanci tecnico-attuariali al 31/12/2014 per verificare l’equilibrio fra entrate (contributi e rendimenti del patrimonio) e uscite (trattamenti pensionistici) a 30 anni su un arco temporale di 50 anni. Con un’apposita nota inviata a tutte le associazioni e fondazioni del settore, il ministero ricorda che nel 2015 cade il triennio di valutazione dell’equilibrio dei bilanci nel medio-lungo periodo (come previsto dalla legge n. 296/06) e indica i parametri da adottare per la redazione dei documenti attuariali. Non solo. I nuovi bilanci dovranno essere corredati da una molteplicità di ulteriori informazioni su spesa pensionistica; numero dei pensionati distinto per anno, età, sesso, tipo di pensione; reddito imponibile; numerosità degli ingressi e relativo reddito imponibile, distinto per anno, età e sesso.
Dunque si ritorna all’ordinarietà. L’ultimo controllo voluto nel 2012 dall’ai lora ministro del lavoro Elsa Fornero era stato definito «uno stress test anche per le Casse» (prendendo in prestito una modalità in uso per le banche) perché anziché chiedere una sostenibilità di 30 anni su una base di 50 aveva chiesto un equilibrio a 50 anni su una base di 50. Un vincolo che ha spinto tutte gli enti privatizzati (medici, avvocati, ingegneri e architetti, consulenti del lavoro ecc.) a rivedere metodo di calcolo delle pensioni in uso e a spostarsi verso il calcolo contributivo delle prestazioni, ritenuto maggiormente solido, andando così a infoltire la schiera delle Casse nate nel 1996 con tale sistema (biologi, chimici, geologi, psicologi ecc.) o che vi erano transitate nel frattempo (commercialisti, geometri ecc.). Ora i ministeri vigilanti chiamano di nuovo le Casse a raccolta e dettano tempi e modi della verifica ma su una base trentennale.
La variabile più stringente. Fra le variabili tecnico-attuariali (nuovi iscritti, reddito medio, inflazione, tasso di disoccupazione ecc.) contenute nelle indicazioni fornite dai ministeri vigilanti agli enti una in particolare è destinata a pesare più di tutte sui bilanci tecnici (perché la più sensibile in relazione alla tenuta degli equilibri previdenziali) e riguarda i rendimenti dei patrimoni. Si evidenzia, infatti, che le proiezioni non potranno applicare un tasso di rendimento in termini reali del patrimonio superiore al 1% annuo, per l’intero periodo di proiezione. Nel 2012, ad esempio, alcune casse avevano adottato un tasso nominale netto annuo di rendimento del proprio patrimonio pari al 3,4% (in linea con il rendimento realizzato dalla Cassa nell’ultimo quinquennio) oppure un tasso tecnico lordo del 3% mentre altri si erano «accontentati» di un tasso annuo reale del 0,5% fino al 2020, del 0,8% fino al 2030 e poi del 1%.




