Opinione della Settimana

Banca Generali «oltre» i fondi: private banking e consulenza contro l’effetto dei tassi-zero

Banca Generali HiRes (2) Rettangolare(di Vittorio Carlini – Il Sole 24 Ore)

Nei primi nove mesi conti in rialzo. I costi sono aumentati ma meno dei proventi operativi: l’istituto sottolinea che il rapporto cost/income è sceso in un anno dal 35,4% al 32,5%. Acquisizioni: sul tavolo anche l’opzione che riguarda le fiduciarie

Sviluppare l’attività di private banking, senza escludere l’ipotesi dell’M&A. Inoltre, aumentare i servizi di consulenza al fine, da una parte, di far crescere i ricavi commissionali; e dall’altra, di mantenere e aumentare la clientela. Sono tra i focus di Banca Generali per spingere il business. Un’attività che, nei primi nove mesi del 2015, ha visto sia il margine d’intermediazione (+11%) che la redditività (utile netto a 166,1 milioni) salire rispetto allo stesso periodo del 2014.

Al di là dei singoli dati quale però la dinamica concreta dell’istituto? Per rispondere al quesito un metodo può essere quello di analizzare l’evoluzione delle principali voci di conto economico. In tal senso, tra i proventi operativi salta all’occhio l’incremento delle commissioni nette (+47,7%). L’aumento, a ben vedere, non è riconducibile solo all’esercizio in corso. Nel 2014 le «net fee» erano infatti salite del 13,6%; un anno prima del 9,3% mentre nel 2012 sono cresciute del 13,9%. Insomma, i ricavi commmissionali da diversi esercizi mostrano il trend al rialzo. La dinamica prosegue?

Al di là delle commissioni d’ingresso (poco rilevanti nel business di Banca Generali) e di quelle di performance (legate agli umori del mercato), il quesito ha senso con riferimento alle «fee» di gestione. Cioè: quelle ricorrenti nell’attività dell’istituto. Ebbene, rispetto ad esse la leva del loro incremento è la crescita della raccolta. Il rapporto tra «management fee» e la media degli asset in gestione, negli ultimi tempi, è infatti costante. L’1,51% nei primi nove mesi del 2014; l’1,52% a fine settembre scorso. Di conseguenza: è la raccolta che «guida» la dinamica di queste commissioni. Così in un simile contesto, per tornare alla domanda iniziale, è presumibile (salvo eventi eccezionali) ipotizzare che nell’ultima parte del 2015, le «fee» dovrebbero salire. L’istituto, che al 31 ottobre ha raggiunto 3,431 miliardi di nuovi asset netti, prevede una raccolta netta a fine anno indirizzata verso 4 miliardi.

Ciò detto, riguardo al mondo commissionale, il risparmiatore esprime un dubbio in merito alle «fee» d’incentivo. Queste, seppure nel terzo trimestre 2015 siano risultate nettamente in calo, hanno comunque dato un buon contributo ai proventi operativi dei primi nove mesi. Orbene con riferimento ad esse la Consob, in estate, ha pubblicato una comunicazione dove, tra le altre cose, sono state rimarcate le diverse regolamentazioni delle «performance fee» tra gli Stati dell’Unione. Una diversità di normativa che alle volte, come nel caso del Lussemburgo, è più favorevole rispetto all’Italia. Il «faro» acceso sul tema, inevitabilmente, ha indotto a ipotizzare, a livello europeo, una stretta regolamentare. Il che avrebbe impatto su diverse società di risparmio gestito, compresa Banca Generali. La società rigetta il timore. Dapprima, è l’indicazione, la Consob ha giustamente richiamato i principi di tutela del risparmiatore. Ciò considerato l’istituto sottolinea che, anche modificando il meccanismo di calcolo delle commissioni d’incentivo, l’impatto sul suo business sarebbe marginale. Nell’ipotesi infine, peraltro poco probabile secondo la stessa attuale normativa europea, della loro eliminazione potrebbe anche ipotizzarsi una qualche politica di re-pricing sui prodotti. In generale quindi, è la conclusione, il problema non desta preoccupazione.

Anche perchè, al di là della questione analizzata, Banca Generali punta ad aumentare i servizi con cui ricavare nuove entrate. Nel secondo semestre del 2016 verrà lanciata una piattaforma di consulenza a 360 gradi. Un mix di servizi che permetterà di gestire il patrimonio nel suo complesso. Così non sarà solo, ad esempio, la classica asset allocation. Bensì verrà via via offerta una gamma di consulenze su diversi piani: dalle questioni fiscali sugli immobili alle successioni patrimoniali fino agli investimenti nell’arte. L’obiettivo? Da un lato, per l’appunto, diversificare ed aumentare i ricavi commissionali; dall’altro, mantenere e incrementare la clientela.

Fin qua alcune indicazioni sulle «fee» e le strategie del gruppo. Il risparmiatore, restando sempre all’«interno» dei proventi operativi, guarda tuttavia ad un’altra voce di bilancio: il margine d’interesse. Questo, nei primi nove mesi del 2015, è diminuito del 37,7%. E, per fine 2015, è previsto a quota 65-67 milioni (erano stati 107 milioni a chiusura del 2014). La dinamica, evidentemente, fa storcere il naso all’investitore.

Banca Generali si dice non preoccupata. In primis, è l’indicazione, il trend è conseguenza anche, e soprattutto, del venire meno del Ltro della Bce. Un’attività che, nei primi nove mesi del 2014, era valsa 26,3 milioni di «Net interest income». Inoltre, si tratta dell’effetto del calo dei tassi di mercato che schiaccia il rendimento dei nuovi bond acquisiti in portafoglio. Qui, tuttavia, può obiettarsi: un asset allocation più aggressiva permetterebbe di estrarre maggiore rendimento. L’istituto non condivide l’affermazione: da un lato ci sarà l’incremento dei volumi; ma, dall’altro, verrà mantenuta la politica d’investimento prudente (duration media dei bond in portafoglio 1,7 anni). Al di là di ciò Banca Generali tiene però a sottolineare l’impostazione di fondo: Ltro ha costituito un’opportunità da cogliersi. Venuta meno, si prosegue nell’attività tradizionale. Vale a dire: da un lato l’incremento, anche grazie alla salita delle masse, nell’erogazione di crediti lombard (prestiti garantiti dal pegno di asset in deposito presso la banca); dall’altro, l’aumento dei ricavi commissionali che, peraltro, hanno più che controbilanciato la contrazione del margine d’interesse. Tanto che i proventi operativi, nei primi nove mesi, sono aumentati.

Già, aumentati. L’incremento del business, ovviamente, è l’obiettivo dell’istituto. Viene, però, da domandarsi: ci sarà una crescita solo per linee interne? Probabilmente no. Banca Generali ha una tradizione nell’attività di M&A. Così può presumersi che la società vorrà cogliere eventuali opportunità. Un primo fronte è quello del private banking. Qui l’ipotesi è lo shopping di rami d’azienda. Un’altra opzione è poi nel comparto delle fiduciarie. Il settore, tra le altre cose, è molto frammentato. Quindi, al giusto prezzo, non sono da escludersi operazioni su realtà medio-piccole. Cioè, con asset compresi tra 200 e 300 milioni. Infine: l’ultima opportunità è quella della crescita per linee esterne nella rete distributiva. Seppure è l’indicazione di diversi esperti, al di là dei pochi nomi noti, gli obiettivi possibili (a prezzi sensati e minimamente redditizi) non sono così tanti. Anche per questo Banca Generali prosegue nella crescita per linee interne della rete, attraverso il «reclutamento» di promotori e consulenti finanziari. Tanto che, l’obiettivo di 100 nuove unità a fine 2015 potrebbe essere superato.

Una dinamica di crescita che però, inevitabilmente, porta con sè investimenti ed esborsi. Nei primi nove del 2015 gli oneri operativi complessivi sono saliti del 2%. In particolare, le spese per il personale sono aumentate del 7,3%. Il che, in una fase di incertezza come l’attuale, può indurre preoccupazioni. A pensare che il pressing sui costi è diminuito. I timori, è l’indicazione di Banca Generali, sono infondati. Dapprima deve ricordarsi che l’incremento degli esborsi per il personale è soprattutto conseguenza dell’assunzione dei cosiddetti relationship manager. Vale a dire: professionisti che, nonostante siano stipendiati, svolgono attività di private banker (o pianificazione finanziaria). Quindi, sono direttamente collegati alla crescita del business (e delle masse). Oltre a ciò, sottolinea sempre l’istituto, gli oneri operativi sono aumentati ad una velocità inferiore rispetto al margine d’intermediazione. Il rapporto Cost/income a fine settembre scorso si è assestato al 32,5% rispetto al 35,4% di un anno prima. Insomma la prova numerica, conclude Banca Generali, che si tratta d’investimenti in grado di concretizzarsi nella crescita.

Banca Generali - I numeri (Il Sole 24 Ore 22.11.2015) Imc

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