Opinione della Settimana

Pratiche sospette in banca: “Vuoi la Rc auto scontata? Compra l’azione popolare”

Salvadanaio rotto (6) Imc(di Sandra Riccio – La Stampa)

In circolo titoli per 16 miliardi

Un ricatto o qualcosa che gli assomiglia molto. In questi giorni molti piccoli risparmiatori, ma anche tanti imprenditori e commercianti, temono di essere stati “raggirati” dalla loro banca di provincia. E’ il caso dei tanti azionisti della Popolare di Vicenza o di Veneto Banca: i loro titoli azionari oggi sono diventati un grande buco in portafoglio.

Ma come ci sono finiti nelle tasche dei piccoli investitori? Va ricordato che sono titoli che non sono scambiati sui mercati ufficiali, ma su un circuito interno alla banca, hanno quotazioni fatte in casa dai vertici delle banche e tante volte sono gonfiati. In caso di difficoltà, diventa praticamente impossibile venderli.

I racconti che arrivano alle associazioni di consumatori in questi giorni si assomigliano tutti. C’è chi riferisce di essere stato praticamente “costretto” dalla sua banca ad acquistare le azioni per poter ottenere un mutuo o un affidamento. Altri, è il caso di Popolare Vicenza, raccontano di essere addirittura stati convinti ad accendere un prestito solo per acquistare i titoli della banca (a un prezzo di 48 euro, oggi il valore è circa 10 euro). E poi c’è chi in sede di stipula del mutuo, è stato “spinto” a sottoscrivere una quota del 10% in più sul finanziamento, solo per le azioni. Sennò niente prestito per la casa.

Anche la semplice apertura di un conto corrente poteva trasformarsi nell’occasione giusta per infilare nel portafoglio del nuovo cliente anche qualche azione. Persino una semplice Rc Auto, la polizza per la macchina che adesso viene venduta anche allo sportello della banca, può diventare un pretesto per far sottoscrivere le azioni dell’istituto.

C’è chi racconta di aver ottenuto la polizza a un prezzo favorevole in cambio della sottoscrizione di un pacchetto azionario dell’istituto locale. La pratica non si limita alle popolari venete o a quelle quattro banche a cui è stato evitato il fallimento e che in questi giorni sono nell’occhio del ciclone. Anche tra altre popolari e altri istituti locali questi trucchetti sono diffusissimi.

Molti piccoli risparmiatori tante volte si sono sentiti lusingare dall’offerta di titoli: diventare soci della banca faceva sentire parte di una realtà importante. E poi i dividendi: negli anni passati, sono sempre stati allettanti, anche vicino al 10%. C’è chi negli anni d’oro, tra fine ’80 e anni ’90, ha fatto veri affari con le azioni delle popolari, tra aumenti di capitale, dividendi stellari e altre operazioni ancora. Inoltre, in tempi più recenti e con la bufera sui Btp, questi titoli hanno retto bene (anche perché i prezzi erano decisi a tavolino). Quindi gli sportellisti, tante volte, avevano gioco facile nel proporre questo tipo di prodotto che oggi i risparmiatori scoprono non essere adatto al loro profilo di rischio.

Sono in tanti. Secondo i calcoli di recente diffusi dalla società di analisi indipendente Consultique, l’ammontare totale delle azioni emesse dalle popolari medie e piccole sul territorio (e non quotate sui mercati ufficiali) arriva a 16 miliardi di euro. Il conto è relativo a 20 istituti di credito. Certo non tutti questi istituti sono uguali, e c’è chi poggia su basi molto più solide delle banche in questi giorni nel mirino.

Però le pratiche che vengono alla luce, fanno scattare più di qualche allarme. Tanto più ora che il bail-in cambierà le regole sul salvataggio bancario e a pagare saranno proprio i piccoli risparmiatori.

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