
(di Lucilla Incorvati – Plus24)
I nostri giovani non hanno ancora chiaro il funzionamento dei meccanismi di economia e mercati
Quando si parla di alfabetizzazione finanziaria l’Italia è fanalino di coda. Emerge da una serie di studi e ricerche realizzati negli ultimi anni e confermati di recente su larga scala, tra gli altri si ricorda quello finanziato nel 2014 da McGraw Hill Financial sulla raccolta di dati sull’alfabetizzazione finanziaria in tutti i paesi del mondo, realizzato da Gallup con il supporto dei ricercatori Global Financial Literacy Excellence Center di Washington, DC.
È stata misurata la conoscenza di base, ovvero l’abc della finanza: i principi elementari che sono alla base delle decisioni finanziarie, come il tasso di interesse composto o la diversificazione del rischio. Tra le economie avanzate, l’Italia è il paese con il più basso livello di alfabetizzazione finanziaria: solo il 37% degli italiani conosce tre dei quattro concetti fondamentali della finanza. Vale a dire, i concetti di inflazione, diversificazione, interessi composti e capacità di calcolo. Più che ai paesi del G-7, l’Italia assomiglia ai Brics; nel Brasile il livello della conoscenza finanziaria è altrettanto basso (35%) e nel Sud-Africa è al 42 per cento.
Passando poi alla conoscenza legata alla diversificazione del rischio mentre in Germania, Olanda o Svezia, più del 70% della popolazione risponde in modo appropriato quando gli viene chiesto di spiegare cosa è la diversificazione dei rischio, in Italia solo il 40% degli intervistati sa rispondere correttamente. L’Italia si pone allo stesso livello di Paesi come Grecia (36%) e Tunisia (37%).
Anche nella suddivisione fra classi di età il nostro paese si differenzia dalle economie avanzate. In quei Paesi non solo la conoscenza finanziaria è alta, appunto, per tutte le classi di età, ma ha anche un andamento a U rovesciata, ovvero gli adulti (età 35-54) sanno più dei giovani (età 15-34) e degli anziani (con più di 55 anni). I dati relativi all’Italia sono ancora una volta più simili a quelli dei paesi Brics. La conoscenza è più alta in assoluto fra i giovani e decresce con l’età; il 47% dei giovani italiani ha una (buona) conoscenza finanziaria, mentre la percentuale fra gli anziani è solo del 35 per cento.
E i dati sono altrettanto allarmanti quando si guarda alle prospettive per le generazioni future. Nel 2012, nei test PISA (Programme for International Student Assessment) dell’Ocse, fra le materie ritenute necessarie per far bene nell’economia moderna e sul mercato del lavoro, è stata aggiunta la conoscenza finanziaria. L’Italia nella lista dei 18 Paesi che hanno partecipato, è arrivata penultima, appena sopra alla Colombia. Non solo. In alcune regioni, l’Italia fa peggio della Colombia, arrivando ultima. Insomma, anche i nostri ragazzi non dimostrano di dotarsi di quella cassetta degli attrezzi, indispensabile per prendere consapevolmente le decisioni d’investimento che segneranno la loro vita. Intervenire oggi in questo campo non è più una chances ma diventa un imperativo per tutte le parti in gioco: le istituzioni ed i privati.





