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Le Sezioni Unite sulla vessatorietà della clausola claims made: un’occasione sprecata

Giudice - Sentenza Imc

Ospitiamo con piacere su Intermedia Channel il commento dell’Avv. Giorgio Grasso, Of counsel del dipartimento Dispute Resolution presso Simmons & Simmons, sulla sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione in merito alla vessatorietà della clausola claims made. L’Avv. Grasso è inoltre nostro prezioso collaboratore per alcune lezioni del nuovo programma di aule in diretta web conference dedicate all’aggiornamento formativo degli intermediari (prossimo appuntamento: 16 giugno, “Cyber Risk e criticità delle coperture assicurative”)

Dopo aver risolto con difficoltà il problema della natura della clausola claims made e quello della sua validità, restava per la Suprema Corte da affrontare il nodo della sua vessatorietà ai sensi dell’articolo 1341 del codice civile: l’occasione si è presentata con la rimessione alle Sezioni Unite per decreto del Primo Presidente della Corte di Cassazione datato 27 marzo 2015 di un procedimento avente ad oggetto la responsabilità della struttura sanitaria la quale invocava il carattere vessatorio della clausola claims made apposta nel contratto di assicurazione a copertura del rischio della propria attività di impresa.

Le Sezioni Unite hanno dunque emesso il 6 maggio scorso una decisione (la n. 9140 del 2016) che avrebbe potuto portare certezza del diritto in un ambito segnato da storiche incertezze, ma che invece non consegna agli operatori del mercato quella dovuta tranquillità in considerazione dell’ormai ampissima diffusione delle coperture assicurative su base claims made.

In primo luogo, la Corte risponde alla questione a lei sottoposta con i seguenti termini: premesso che “si ha delimitazione dell’oggetto quando la clausola negoziale ha lo scopo di stabilire gli obblighi concretamente assunti dalle parti, mentre è delimitativa di responsabilità quella che ha l’effetto di escludere una responsabilità”, “il patto claims made è volto in definitiva a stabilire quali siano, rispetto all’archetipo fissato dall’art. 1917 c.c., i sinistri indennizzabili, così venendo a delimitare l’oggetto, piuttosto che la responsabilità”.

In buona sostanza, con una interpretazione condivisibile, attenendo la clausola alla “delimitazione dell’oggetto” questa non sarebbe, di per sé, vessatoria.

La sentenza, che quindi correttamente esclude il carattere vessatorio “a prescindere” della clausola, avrebbe certamente soddisfatto il bisogno di certezza invocato dagli operatori del mercato, se non avesse nel seguito affrontato profili totalmente estranei al caso sottopostole, e segnatamente (i) l’applicabilità della nullità di protezione prevista dall’articolo 36 del Codice del Consumo, ma soprattutto (ii) “i possibili esiti di uno scrutinio di validità condotto sotto il profilo della meritevolezza di tutela della deroga al regime legale (loss of occurrence) contrattualmente stabilita”, che rimette dunque in questione il principio della validità della clausola claims made.

Per quanto riguarda l’applicabilità della nullità di protezione prevista dal Codice del Consumo, la stessa Corte ne esclude esplicitamente l’applicabilità alle assicurazioni della responsabilità civile professionale, limitando dunque il perimetro di applicabilità della riserva.

Estremamente più problematica (ed ampia) è invece la questione dello “scrutinio sulla meritevolezza di tutela”. Precisa la Corte che “l’immeritevolezza è, in via di principio, infondata con riferimento alle clausole c.d. pure” poiché la copertura comprende una retroattività illimitata. Precisa inoltre che lo scrutinio sia più problematico con riferimento alle clausole impure (quelle di gran lunga utilizzate nella prassi) che limitino la copertura “alla sola ipotesi che, durante il tempo dell’assicurazione, intervengano sia il sinistro che la richiesta di risarcimento”. Conclude la Corte sottolineando che “gli effetti della valutazione di meritevolezza non possono non avere carattere reale, con l’applicazione dello schema legale del contratto di assicurazione della responsabilità civile, e cioè della formula loss of occurrence”. In sintesi dunque, la validità delle clausole impure sarebbe da valutarsi caso per caso.

Alla luce del perdurare stato di profonda incertezza giurisprudenziale, appare forse auspicabile l’intervento del legislatore (anche ad esempio, considerando il modello francese: divieto di base claims made per i consumatori, e validità della clausola claims made per società e professionisti con obbligo legale di garanzia postuma di 5 anni per i sinistri occorsi durante il periodo di validità della polizza).

Avv. Giorgio Grasso, PhD – Of Counsel Studio Legale Simmons & Simmons LLP (in collaborazione con Intermedia Channel)

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