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AON, presentata l’edizione 2017 della Global Risk Management Survey

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L’indagine biennale del colosso nella consulenza dei rischi e delle risorse umane ha riscontrato come gli aspetti economici, demografici, geopolitici e l’innovazione tecnologica abbiano creato una nuova realtà con cui si devono confrontare le aziende a livello globale. Il danno reputazionale all’azienda/brand è il principale rischio percepito a livello globale, amplificato dai social media. I rischi e le incertezze politiche sono rientrati nella top 10 dei rischi visti i crescenti e persistenti episodi di violenza nel mondo. Il cyber crime si è classificato al primo posto tra i rischi per le aziende nel Nord America. Il rischio determinato da nuove tecnologie/l’innovazione dovrebbe entrare nella classifica dei primi dieci entro il 2020 a livello globale. La prontezza nell’affrontare i rischi è ai livelli minimi dalla prima survey condotta nel 2007. Per i 390 manager italiani che hanno partecipato all’indagine, la crisi economica e la lenta ripresa rappresentano il principale rischio per il business nel nostro Paese

AON ha annunciato i risultati della nuova edizione della Global Risk Management Survey, studio biennale sui principali rischi percepiti per il business, giunto alla sesta edizione e condotto in 64 Paesi interpellando 1.843 manager (il 30% in più rispetto all’edizione 2015) di aziende pubbliche e private appartenenti a 33 settori. I principali Paesi, per livello di adesioni, che hanno aderito sono gli Stati Uniti, l’Italia e la Polonia; i settori più rappresentati sono edilizia, assicurazioni, investimenti e finanza ed energia/utilities.

Per i curatorid dello studio, gli aspetti economici, demografici e geopolitici, uniti al rapido avanzamento tecnologico, stanno trasformando i tradizionali rischi con cui le aziende internazionali erano solite confrontarsi in passato, determinando la necessità di interventi urgenti ed una maggiore complessità da gestire.

Il danno reputazionale all’azienda/brand rimane il rischio principale percepito per le aziende a livello globale. Mentre i casi di prodotti difettosi, le pratiche di business fraudolente o episodi di corruzione continuano ad essere delle forti minacce per la reputazione di un’azienda, i social media ne hanno ulteriormente amplificato l’impatto, rendendole ancora più vulnerabili.

In Italia, con 390 manager che hanno partecipato alla survey di Aon, si posiziona invece al primo posto la crisi economica/lenta ripresa, seguita da: danni a reputazione/marchio, aumento della concorrenza, responsabilità degli amministratori, mancata capacità di innovare/soddisfare i bisogni dei clienti, responsabilità verso i terzi, rischio di credito della controparte (assente nella top 10 a livello globale), danni alla proprietà, interruzione dell’attività e cambiamenti normativi/legislativi.

Dall’indagine condotta nell’ultimo trimestre del 2016 per il 55% in Europa, il 25% in Nord America, il 10% in America Latina, il 6% in Asia e il 5% in Medio Oriente e Africa, emerge inoltre che i rischi tradizionalmente non assicurabili (quali ad esempio, la brand reputation, la fluttuazione dei tassi di interesse ecc.) stanno diventando ancora più volatili e difficili da gestire e mitigare.

Il cyber crime ha registrato una decisa scalata nella classifica a livello globale, portandosi dalla nona alla quinta posizione nell’edizione 2017. Il cyber crime, spiegano da AON, rappresenta oggi la principale preoccupazione per le aziende del Nord America, dal momento che la frequenza di attacchi informatici sta aumentando e i piani per la loro gestione sono diventati sempre più complessi, a causa della regolamentazione e l’obbligo di informativa. Questo trend di comunicazione obbligatoria si riscontra a livello internazionale, ad esempio in Europa con i regolamenti di protezione dei dati dell’Unione Europea che entreranno in vigore nel 2018. Le preoccupazioni in ambito di sicurezza informatica continueranno, quindi, ad essere di grande rilevo per le aziende.

I rischi legati alle incertezze politiche, che nella passata edizione erano al quindicesimo posto, sono rientrati nella top 10 in nona posizione. Allo stesso tempo, è diminuita dal 39% al 27% la prontezza nell’affrontare i rischi. AON fa notare come i Paesi delle economie più avanzate, che tradizionalmente erano associati alla stabilità politica, siano percepiti come nuove fonti di volatilità e incertezza, costituendo una preoccupazione per le aziende, specialmente per quelle operanti nei mercati emergenti. Secondo l’edizione 2017 della Risk Map di AON relativa a rischi politici, terrorismo e violenza, il protezionismo nel commercio è in aumento, mentre gli episodi di terrorismo e di violenza legati ad avvenimenti politici sono i più alti che si siano registrati dal 2013.

“Stiamo vivendo in una nuova realtà piena di sfide per le imprese di tutto il mondo e di ogni dimensione. Ci sono nuovi trend che stanno emergendo creando nuove opportunità di business, ma allo stesso tempo portano con sé nuovi rischi che vanno gestiti – ha affermato Rory Moloney, CEO di AON Global Risk Consulting. Considerata l’evoluzione dello scenario di rischio per il business, le aziende non possono più fare unicamente affidamento sui tradizionali strumenti di mitigazione del rischio o sulle attuali procedure di trasferimento del rischio. Devono coinvolgere diverse funzioni aziendali nella gestione del rischio ed esplorare vie differenti per misurarsi con le nuove complessità”.

“Anche in questa edizione l’Italia rappresenta uno dei principali Paesi per livello di adesione e i settori più rappresentati sono quello dell’energia/utilities, delle banche e l’industria dei beni di consumo. A differenza di quanto è emerso in altre aree geografiche, sono la crisi economica e la lenta ripresa a rappresentare il principale rischio percepito in Italia, quello che ha determinato la maggior perdita di profitti negli ultimi 12 mesi per le aziende. Il rischio di credito rimane un fattore di forte preoccupazione, al 7° posto, mentre a livello mondiale si posiziona solo al 22° posto – ha dichiarato Enrico Vanin, amministratore delegato AON SpA e AON Hewitt Risk & Consulting. Nel nostro Paese, il cyber crime, che per le aziende in Nord America è il primo rischio assoluto, si posiziona all’11° posto. Solo una piccola percentuale dei manager italiani ha mai realizzato un processo di valutazione formale di rischio cyber o ha adottato una copertura assicurativa”.

Le nuove tecnologie e l’innovazione sono un rischio emergente che al momento i manager interpellati classificano al 20° posto, ma che vedono entrare nella top 10 dei rischi entro il 2020. Con la recente adozione di nuove tecnologie, come ad esempio i droni, le automobili senza guidatore e la robotica/automazione avanzata, le aziende hanno acquisito una maggiore consapevolezza dell’impatto dell’innovazione.

Tra gli altri dati di rilievo dell’edizione 2017 della Global Risk Management Survey di AON:

  • Una moderata crescita a livello globale ha determinato un cauto ottimismo, il che ha avuto come risultato che a livello globale il rallentamento dell’economia è sceso in seconda posizione;
  • La crescente concorrenza è passata in terza posizione. In molti casi la concorrenza si è fatta così serrata che è diventato difficile per i manager delle aziende identificare i loro concorrenti (sia a livello di settore, che di aziende);
  • I danni alla proprietà, che erano decimi in classica nell’edizione del 2015, sono slittati alla 13^ posizione. Questo risultato riflette un cambio di priorità, visto che il rischio legato alle incertezze politiche registra una maggiore preoccupazione;
  • Le problematiche relative a distribuzione o approvvigionamenti passano dal 14° al 19° posto, occupando così la posizione più bassa dal 2009;
  • L’interruzione dell’attività non è presente nella top 10 dei rischi delle aziende del Medio Oriente/Africa, seppure siano quelle che – storicamente – hanno sperimentato un’esposizione maggiore a incidenti che hanno causato l’interruzione delle attività produttive;
  • L’incapacità di attrarre o trattenere talenti potrebbe diventare un rischio più rilevante qualora le politiche d’immigrazione cambiassero in Nord America e in Europa, dove i settori tecnologici hanno a lungo impiegato immigrati di talento provenienti da tutto il mondo.

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