28 agosto 2020 – L’eplosione che il 4 agosto scorso distrusse il porto di Beirut, causata da 2750 tonnellate di nitrato di ammonio mal custodito, ha lasciato dietro di sé oltre 200 vittime, 200mila sfollati e danni per $15 miliardi. Chi pagherà il conto? Gli assicuratori si augurano che la maggiore esplosione non nucleare della storia – scrive Economist – sia classificata come atto terroristico, un evento normalmente non coperto dalle polizze. Se invece ne fosse accertata l’origine non dolosa, ciò che sembra probabile, si tratterebbe di un autentico bagno di sanque per l’industria assicurativa locale con riflessi significativi per alcuni grandi riassicuratori mondiali. La somma delle richieste di risarcimento potrebbe eccedere i $ 3 miliardi, quasi il doppio di quello che le 52 compagnie del paese hanno incassato come premi nel 2018 ($ 1,7 miliardi). Una parte del conto lo pagherebbero i riassicuratori stranieri. Hannover Re ha già classificato l’esplosione di Beirut tra le proprie “maggiori perdite”, quelle che comportano risarcimenti superiori ai $12 milioni. Ed un colpo simile lo subirebbe anche Munich Re.
Un altro interrogativo riguarda la valuta con cui verranno effettuati i risarcimenti. Se i pagamenti fossero in dollari certamente i danneggiati sarebbero maggiormente protetti ma il paese ha scarse possibilità di impiegare simili somme in valuta, attualmente utilizzata per le importazioni di grano e petrolio. Se, viceversa, i risarcimenti fossero in sterline libanesi, moneta super svalutata, “dopo mesi o anni di ritardo – fa presente il giornale – quelle polizze garantirebbero ai danneggiati una valore effettivo non molto superiore alla carta sulla quale sono scritte”.




