2 dicembre 2020 – I big data stanno giocando un ruolo di primo piano nell’assicurazione sulla vita. Con sempre minore frequenza gli assicuratori sulla vita stanno richiedendo esami medici prima di accordare una copertura. Preferiscono utilizzare algoritmi e big data per accertare l’assicurabilità di un richiedente una polizza. Secondo uno studio della Society of actuaries Usa circa un terzo delle compagnie vita americane hanno scelto l’innovazione abbandonando il metodo tradizionale. Il consumatore guadagna in velocità – sottolinea un articolo dell’Associated Press- potrebbe perdere qualcosa in termini di flessibilità e prezzo.
Tradizionalmente, l’acquisto di un’assicurazione sulla vita è un processo lungo che implicava analisi del sangue, campioni di urina e lunghe attese per l’approvazione. “Probabilmente è il più difficile prodotto da acquistare rimasto nell’economia moderna”, afferma Brooks Tingle, presidente e CEO di John Hancock Insurance.
La situazione è cambiata quando sono arrivati i big data. Con l’accesso ad un numero potenzialmente sterminato di banche dati gli assicuratori ora possono controllare la cronologia dei farmaci su prescrizione, la storia creditizia, record di guida e abitudini d’acquisto. Gli algoritmi combinano tutti questi dati per determinare rapidamente l’idoneità e il costo della copertura.
Attualmente molte compagnie assicurano individui a basso rischio in base a big data e richiedono esami medici per tutti gli altri, dice Jeremy Hallett, CEO di Quotacy, un broker di assicurazioni sulla vita. In media, un assicuratore impiega nove giorni per raggiungere una decisione finale utilizzando la sottoscrizione accelerata invece dei tradizionali 27 giorni, secondo il gruppo LIMRA (assicurazione vita).




