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La motorizzazione che verrà e gli assicuratori

Riccardo Sabbatini

Niente, nell’automotive, sarà più come prima. La pandemia sta accelerando i trend che già erano in atto da tempo e tra pochi anni il mercato della mobilità urbana sarà molto diverso da quello che abbiamo conosciuto fino ad oggi. A descriverne la dinamica è un recente report di McKinsey (“From no mobility to future mobility: where covid-19 has accelerated change”) che descrive i probabili approdi di questo viaggio nelle differenti aree del mondo. Il prossimo decennio sarà quello della grande rivoluzione. E se per ipotesi un europeo cadesse oggi in un lungo letargo e si risvegliasse negli anni 2030, rimarrebbe colpito dal gran numero di robo-shuttle e robo-taxi in circolazione. è una categoria di veicoli che noi oggi ancora non conosciamo. Hanno appena debuttato nella città cinese di Changsha e sulla stessa tecnologia ha massicciamente investito anche Amazon che a dicembre ha presentato il suo prototipo, Zoox: taxi elettrico a guida autonoma capace di ospitare fino a 4 passeggeri. Nel 2022, nelle intenzioni del gigante di Seattle, sarà lanciato sul mercato. Ancora intorpidito dal lungo sonno quell’ipotetico europeo vedrebbe poi sfrecciare attorno a sé biciclette e monopattini elettrici ma, soprattutto, un’altra novità attirerebbe la sua attenzione: il numero molto limitato di macchine private in circolazione. Secondo le previsioni di McKinsey (vedi tabella) saranno circa un quarto di quelle che oggi intasano le strade delle città. Fin qui il report. Se le previsioni della società di consulenza si avvereranno l’impatto sull’industria assicurativa sarà drammatico. Nel 2019 la raccolta dei premi danni in Italia è stata pari a 34,3 miliardi e per circa la metà (il 47,7%) è concentrata nel ramo della Rc auto. Quel flusso di polizze sostiene attualmente i conti di molte compagnie e di una gran parte delle agenzie di assicurazione. Se progressivamente quel flusso si assottigliasse sarebbero in molti a dover chiudere i battenti. Un destino cinico e baro, inesorabile? Nient’affatto. 

Mobilità del futuro

Il discorso, a questo punto, deve essere integrato con quanto sta avvenendo per effetto della pandemia che – si diceva- sta agendo come forte acceleratore dei trend in corso. Con il primo lockdown la gran parte delle automobili sono rimaste nei parcheggi. I sinistri ed i risarcimenti sono significativamente diminuiti ed i premi, anche e in modo più lieve, hanno subito la stessa traiettoria (-5% nel terzo trimestre). Lo smottamento della raccolta, insomma, è già iniziato e anche quando covid-19 sarà ormai un ricordo non si tornerà alla situazione preesistente perché nel frattempo stanno cambiando le abitudini dei consumatori per effetto dei trend cui in precedenza si è accennato. Gli assicuratori possono far finta di nulla e, pigramente, assistere al proprio declino. Oppure reagire. Ad esempio possono incoraggiare i loro clienti a ridurre il consumo di auto offrendo ai contraenti delle polizze, assieme ad un premio rc auto più contenuto, anche una copertura infortuni che li accompagni nei nuovi percorsi di mobilità urbana. Oppure possono sfruttare la tecnologia delle scatole nere che già attualmente consente chiamate di emergenza ai pronti soccorso in caso di gravi incidenti, per costruire pacchetti di telemedicina utili a migliorare le prestazioni di una sanità di base che nella pandemia ha mostrato per intero la sua mediocrità. Non sono che alcuni dei tanti possibili spunti. In un paese così sotto assicurato come l’Italia i “risparmi” della Rc auto possono utilmente essere utilizzati per costruire quelle protezioni che, consentendo alle compagnie di mantenere ed incrementare il loro “fatturato”, renderebbero la vita dei suoi cittadini più sicura e meno esposta alle incertezze dell’esistenza. 

di Riccardo Sabbatini

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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