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Se i big data diventano armi

Dopo il caso del vescovo americano Jeffrey Burrill, costretto a dimettersi dopo che un giornale ha scoperto, sulla base dei dati teoricamente anonimi di una app, la frequentazione di alcuni bar gay, secondo quanto dichiarato al Washington Post da diversi esperti del settore, siamo arrivati allo scenario prospettato da molti anni: i dati personali raccolti e venduti a terzi da praticamente tutte le applicazioni, possono essere usati come arma.

“E’ la prima volta, che io sappia, che un’entità giornalistica traccia una specifica persona e usa le informazioni raccolte come arma”, ha detto Bennett Cyphers, della Electronic Frontier Foundation, attiva sui diritti digitali: “Questo è esattamente il tipo di minaccia alla privacy che abbiamo descritto per anni”. Le app raccolgono dati come età, sesso, spostamenti dedotti dal Gps o abitudini nell’uso del browser, che poi vengono venduti a terze parti che li usano per messaggi commerciali mirati, indagini di mercato o ricerche.

In teoria i dati più sensibili, come il nome, vengono cancellati, ma una ricerca ha dimostrato, già nel 2013, che basta incrociarne quattro di quelli trasmessi, ad esempio età, sesso, codice di avviamento postale della residenza, per riuscire a identificare il 95% degli utenti. “I consumatori non hanno molti strumenti per difendersi” ha affermato Serge Egelman dell’International Computer Science Institute. “Una volta che i dati lasciano il dispositivo non c’è modo di sapere che cosa succederà, chi li riceverà. Non c’è nessuna consapevolezza di come verranno usati”.

Il vescovo americano Jeffrey Burrill, parte della cordata di vescovi conservatori che voleva negare la comunione al presidente “abortista” Joe Biden, si è dimesso dopo che il sito di informazioni che segue la Chiesa Cattolica “The Pillar”, ha rivelato che dal suo telefonino acquisivano dati popolari app di dating gay come Grindr, che per almeno tre anni, dal 2018 al 2020, il prelato ha usato quasi tutti i giorni.

Inoltre la geolocalizzazione del suo telefono, acquisita dalle stesse app, lo rintracciava regolarmente in bar gay, saune per soli uomini e case private dove aveva appuntamenti, anche durante viaggi di lavoro per conto della Curia.

L’inchiesta del sito The Pillar mostra che è stato possibile accedere ai “big data” raccolti da Grindr; identificare quelli che riguardavano una sola persona, cioè il prelato, senza il suo consenso; e poi divulgarli. Questo può avvenire, negli Stati Uniti, perché la raccolta di dati è un mercato ancora in gran parte privo di regole: così ad esempio l’agenzia del fisco, l’Irs, usa da tempo i dati sui consumi e sullo stile di vita per stanare gli evasori; e alcune agenzie militari private geolocalizzano le persone di cui sono alla ricerca grazie a app di preghiera o persino di bricolage.

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