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Il potere dei dati e gli agenti assicurativi

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini

Il garante della privacy mette a repentaglio l’autonomia degli agenti d’assicurazione. Con una recente decisione l’authority ha stabilito che “nell’ambito dell’attività di distribuzione di polizze assicurative da parte degli istituti bancari, il ruolo di titolare del trattamento deve essere riconosciuto alla compagnia assicurativa, mentre le banche agiscono in qualità di responsabili del trattamento”. Il garante entra così a gamba tesa in una materia già incandescente. Nelle scorse settimane le trattative per giungere ad un nuovo accordo quadro tra agenti e compagnie sono state interrotte dall’Ania per la pregiudiziale posta dallo Sna, una delle sigle degli agenti, di avere riconosciuta la intera titolarità dei dati che attualmente è invece condivisa secondo molti accordi sottoscritti a livello aziendale con molti gruppi agenti (ad iniziare da quello di Generali). Con il senno del poi si è trattato di una grande sciocchezza. Se passasse il punto di vista della privacy gli intermediari assicurativi subirebbero ora una cocente sconfitta: niente titolarità intera e neppure condivisa. A loro verrebbe riservato unicamente il ruolo di responsabili della custodia dei dati nei confronti di chi ne è il legittimo titolare.

Si potrebbe argomentare che, dopotutto, il parere del garante riguarda solo il segmento della bancassurance (il quesito alla privacy era stato posto da Unicredit). Peccato che l’authority ha chiamato in causa l’articolo n.58 del regolamento Ivass n.40/2018 sulla distribuzione assicurativa che non fa distinzioni tra rami assicurativi. Vabbè, vuol dire che gli agenti dovranno prepararsi a gestire una ritirata sulla privacy. Ma, a ben vedere, il parere ha una portata molto più ampia, ha un valore strategico. Se gli agenti, come afferma il garante, sono del tutto subordinati alle indicazioni della compagnia nel richiedere i dati ai clienti, se non dispongono di autonomia nel sondare le esigenze/caratteristiche del loro cliente, nel fornire una consulenza professionale, allora è in discussione il loro ruolo imprenditoriale e manageriale. Diciamola tutta: si trasformerebbero in meri impiegati dell’assicuratore.

Ci sono ottimi argomenti per sostenere la tesi opposta, anche nel merito della privacy. Quando un potenziale cliente varca l’uscio di un’agenzia assicurativa per sondare i suoi bisogni assicurativi, viene profilato dall’agente e di quei dati, in quel momento, sembra incontestabile la titolarità dell’agente, soprattutto se plurimandatario. Diverso può essere il discorso se, nell’ambito di una specifica polizza, la compagnia mandante richiede altri dati – si pensi al caso, ad esempio, di una polizza sanitaria – ed in quel caso la questione può essere vista sotto un differente profilo. Comunque sia in questa vicenda è in discussione molto di più dell’interpretazione di un cavillo della legge della privacy. È in gioco in effetti il futuro di un’intera categoria professionale non si sa quanto consapevole dell’effettiva posta in palio.

a cura di Riccardo Sabbatini

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