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Allianz Trade presenta la terza edizione del “Collection Complexity Score”, lo studio sulle difficoltà di recuperare i crediti nei diversi Paesi

Il punteggio riguarda 49 Paesi che rappresentano quasi il 90% del PIL mondiale e l’85% del commercio globale. L’Italia, che rimane stabile al 27esimo posto della classifica, davanti agli Stati Uniti

Allianz Trade presenta la terza edizione del “Collection Complexity Score” che offre una valutazione sulle difficoltà di recuperare i crediti. L’analisi riguarda 49 Paesi che rappresentano quasi il 90% del PIL mondiale e l’85% del commercio globale. Secondo Allianz Trade è ancora l’Europa la regione in cui è più facile recuperare i crediti. Infatti, i 10 Paesi in cui è più facile recuperare un credito sono europei. I migliori sono la Svezia (30), la Germania (30) e la Finlandia (32), con punteggi stabili rispetto al precedente rapporto. Fuori dall’Europa, la Nuova Zelanda è il primo Paese non europeo della classifica (12° posto con 36 punti, +1 rispetto al 2018), seguito dal Brasile (20° posto con 43 punti, stabile).

“Le imprese in Svezia, Germania e Finlandia hanno dei buoni comportamenti di pagamento e i tribunali decidono in modo rapido, facilitando il recupero dei crediti per le imprese. Questo aspetto contrasta con gli altri Paesi europei, come la Francia (10° posto con 36 punti, stabile) e la Spagna (11° con 36, -1 punto), dove il recupero crediti è sempre estremamente complicato se il cliente viene dichiarato insolvente, soprattutto per quanto riguarda i crediti non garantiti”, spiega Maxime Lemerle, capo analista per la ricerca sulle insolvenze di Allianz Trade.

Nel 2022 chiudono la classifica l’Arabia Saudita (91, -3 punti), la Malesia (78, stabile) e gli Emirati Arabi Uniti (72, -9 punti). Nonostante alcuni miglioramenti nelle procedure giudiziarie, è tre volte più difficile recuperare i crediti internazionali in Arabia Saudita piuttosto che in Svezia, Germania e Finlandia.

E l’Italia?

L’Italia si colloca al 27° posto della classifica, dietro a Grecia, Bulgaria e Romania ma avanti agli Stati Uniti con un punteggio di 49, stabile rispetto all’edizione precedente e che rappresenta un livello elevato del Collection Complexity Score.

In effetti, il comportamento delle imprese nazionali in materia di pagamenti è al di sotto della media. I ritardi procedurali e i costi elevati per l’esecuzione delle decisioni giudiziarie possono rappresentare una vera sfida. Pertanto, non è ragionevole avviare un’azione legale senza aver prima stabilito una strategia di riscossione pre-legale.

Per i debitori insolventi sono stati introdotti meccanismi di rinegoziazione del debito, ma nella pratica rimangono per lo più inutilizzati. Il fallimento rimane quindi la via predefinita, ma lascia ai creditori non garantiti limitate opportunità di recuperare il proprio credito.

Il punteggio di complessità si riduce in quasi un Paese su due

Il divario tra le economie avanzate e i mercati emergenti è ancora presente. Infatti 14 fra i 16 Paesi dell’Europa occidentale si posizionano al livello più basso di complessità (Rilevante), mentre Stati Uniti (32° posto con 55 punti, stabile) e Canada (29° posto con 53, stabile) hanno il rating Molto elevato. Medio Oriente, Asia e Africa sono in media le tre regioni in cui il recupero crediti è più complesso. Tuttavia, questo divario si è ridotto nel tempo. “Negli ultimi quattro anni quasi la metà dei Paesi (20 su 49) ha visto diminuire il punteggio di complessità del recupero crediti. Il Covid-19 ha spinto diversi Paesi ad accelerare le riforme delle leggi sull’insolvenza. Abbiamo anche notato alcuni sviluppi positivi nel contesto dei regolamenti sulla ristrutturazione preventiva, per esempio nel Regno Unito (con la nuova procedura Moratorium), in Australia e nell’UE, i cui Stati membri stanno attualmente recependo la direttiva 2019/1023. Forti miglioramenti sono in corso anche in Arabia Saudita e Cina, dove i punteggi di complessità del recupero crediti si sono ridotti rispettivamente di -3 punti e -2 punti”, ha aggiunto Fabrice Desnos, membro del board di Allianz Trade per l’area credit intelligence.

Quali sono gli esportatori più esposti alla complessità del recupero crediti?

Abbinando il punteggio di complessità di ciascun Paese al numero di partner commerciali, Allianz Trade calcola anche l’esposizione degli esportatori alla complessità del recupero dei crediti internazionali.

Gli esportatori in Finlandia, l’Austria e la Norvegia sono i meno esposti, perché i loro partner commerciali si trovano in Paesi dove il recupero crediti è meno complesso. All’estremo opposto si trova l’Asia, con sette Paesi in cima alla lista dei più esposti alla complessità del recupero crediti a causa del commercio internazionale: Hong Kong, Indonesia, Thailandia, Malesia, Giappone, Singapore e India.

Leggi anche Allianz Trade: studio sugli impatti dell’inflazione nel food in Europa

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