
“Fa la cosa giusta!” e Matteo Salvini, puntualmente, fa il contrario. Ora il ministro per le Infrastrutture e del Trasporti ce l’ha con i monopattini (e le biciclette elettriche). A carico degli utilizzatori dei mezzi di micromobilità ha annunciato l’intenzione di introdurre obbligo di casco, frecce direzionali, assicurazione e targa. Entrerebbero in vigore nel 2024 con il Nuovo Codice della strada. Su casco e frecce nulla da dire, sono indispensabili presidi per promuovere la sicurezza. È invece sull’assicurazione (necessariamente di responsabilità civile) e sulla targa che invece le intenzioni del ministro rasentano l’accanimento terapeutico. Introdurrebbero complicazioni e costi tali da rendere quei mezzi green difficilmente fruibili. Ma almeno, quelle misure, sarebbero giustificate dalla gravità sociale del fenomeno? I dati lo smentiscono.
Nel 2021 – attesta la indagine annuale dell’Istat – circa 7mila incidenti hanno coinvolto monopattini e biciclette elettriche, per circa la metà avvenuti senza uno scontro con altri veicoli. Poiché è improbabile che un monopattino elettrico possa causare danni a cose significativi, i profili di responsabilità civile sembrano circoscritti agli eventi con danni a persone. Ebbene – è sempre l’Istat a parlare – nel 2021 i conducenti di monopattini sono stati responsabili di 6 morti e quelli delle biciclette elettriche di 7. Quanto ai feriti il numero è stato rispettivamente di 1214 e di 373. Per circa la metà dei feriti gli incidenti si riferiscono a mezzi in uso ai servizi di sharing. Ma ancora non siamo arrivati alla “scrematura “ giusta perchè, nella gran parte dei casi, morti e feriti sono gli stessi conducenti dei mezzi in seguito a incidenti di cui loro stessi sono responsabili, com’è accaduto proprio ieri alla deputata PD Debora Serracchiani. Il vero cluster statistico di riferimento per valutare la pericolosità sociale sono i pedoni perchè, quelli si, possono farsi molto male se intercettano sulla loro strada un monopattino guidato in modo inappropriato. Nel 2021 – è scritto nell’indagine dell’Istat – i monopattini sono stati responsabili della morte di un pedone del ferimento di altri 127. Le biciclette elettriche hanno avuto sulla coscienza 2 pedoni morti e 25 feriti.
Ovviamente ogni perdita di vita umana è una tragedia, anche per chi la provoca. Chi conduce un monopattino farebbe bene ad adottare una condotta prudente e a stipulare una protezione assicurativa contro gli infortuni o la responsabilità civile. Ma simili numeri non rappresentano una fenomeno sociale di entità tale da imporre una copertura obbligatoria. Tanto più che l’ultimo rapporto sulla sharing mobility (2022), promosso dal ministero della Transizione ecologica e dallo stesso ministero delle Infrastrutture, prima che arrivasse Torquemada a gestirlo, gettava acqua sul fuoco. “L’analisi sull’incidentalità dei veicoli di micromobilità in sharing – era scritto nelle conclusioni – non conferma una diffusa percezione nell’opinione pubblica del monopattino con un veicolo intrinsecamente insicuro” .
Come in ogni crociata che si rispetti c’è chi passerà all’incasso. Gli assicuratori, sempre portati al buonumore quando si imbattono un un’assicurazione obbligatoria, intravvedono opportunità. E sorridono anche i gestori di officine, visto che quei mezzi, una volta provvisti di targa dovrebbero essere revisionati ogni due anni come tutti gli altri. Già si tratta di un’inutile gabella di €79, in mancanza di una vera assunzione di responsabilità da parte dei revisori, che automobilisti e motociclisti già sopportano stoicamente. Ora la platea verrebbe ulteriormente ampliata. E che dire del pubblico registro automobilistico gestito da quell’autentico carrozzone rappresentato dall’Aci. Chi vorrà vendere il proprio monopattino o bicicletta elettrica, magari per poche decine di euro, dovrà passare di lì… e pagare il pedaggio.
a cura di Riccardo Sabbatini
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