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Lo stile e la storia del GA-GI tra passato e futuro: lo racconta il presidente Federico Serrao

Le Assicurazioni Generali sono nate a Trieste nel 1831 e con loro sono nati gli agenti che, da allora, non hanno mai smesso di essere il perno di un sistema che continua a produrre ricavi e utili. Una lunga storia che accomuna anche il Gruppo Agenti Generali che nella forma di gruppo aziendale agenti di Assicurazioni Generali esiste da 79 anni e che rappresenta appunto la rete degli agenti storici delle (c.d. ex AG) la più importante e la più grande della Compagnia: nonostante il gran numero di intermediari e l’eterogeneità delle dimensioni agenziali, non ha mai subito una scissione, rimanendo sempre molto coeso, che sotto la guida del presidente storico, Vincenzo Cirasola, è diventato un punto di riferimento per il settore. Intermedia Channel ha voluto ripercorrere insieme al presidente del GA-GI Federico Serrao le tappe principali di questa lunga storia partendo dall’eredità ricevuta e dai momenti chiave che hanno contribuito a definire l’identità e la forza del Gruppo Agenti Generali Italia nel panorama assicurativo italiano e internazionale.

È difficile raccontare in così poche battute la storia quasi ottantenaria che ha caratterizzato un gruppo così coeso e forte, diventato il punto di riferimento del mercato. È difficile non rimanere affascinati dalla storia di Assicurazioni Generali, sia che la si veda come operatore del settore, ma anche come cliente. Da sempre quest’ultimi riconoscono la forza e il potere di questo brand e ci preferiscono anche per la solidità del “sistema Generali”, oltre che per i servizi che offriamo e la mera logica del prezzo delle polizze.

Gli agenti storici rappresentano la storia di Generali in tutte le sue forme, ancora oggi siamo il più grande gruppo aziendale, all’interno della newco Generali Italia, sia per dimensioni che per masse gestite con circa 1200 agenti, e 170 colleghi che fanno parte dell’organigramma di Giunta, Consiglio Direttivo e Commissioni.

La forza e la storia di questo gruppo non ha eguali. È vero, non si è mai arrivati a possibili scissioni, neanche nell’ultimo tormentato triennio, perché siamo consapevoli di avere un patrimonio tra le mani che sarebbe delittuoso depauperare.

Vincenzo Cirasola, è stato il presidente storico, colui che ne ha dato l’imprinting attuale, lo ha guidato per 22 anni, lasciando un’eredità non facile da gestire, per continuità di risultati, spirito di sacrificio e guida delle persone. Tutto il GA-GI è giustamente riconoscente alla sua figura, e la standing ovation ricevuta in occasione dell’ultimo Congresso di Roma né è un’ulteriore conferma. Ha nel DNA la forza invidiabile di lavorare sempre con l’entusiasmo, la curiosità e la veemenza di un ragazzino, questo è un contagio virtuoso per chi lavora fianco a fianco con lui.

Con lui e con tanti altri colleghi ho vissuto delle pagine indimenticabili sia a livello di GA-GI, ma anche a livello sindacale, penso, ad esempio, anche alla costituzione di Anapa, che ha recentemente rinnovato il CCNL dei dipendenti per la terza volta nella sua storia.

Pur non trattandosi di una eredità facile in termini di relazioni e leadership, sono confidente di poter rappresentare una continuità e sia pure con caratteristiche e tratti personali differenti, di proseguire l’opera di consolidamento del nostro Gruppo.

Cosa l’ha convinta nel 2016 a fare il passo “lungimirante” di portare fin da subito all’interno del GA-GI il Gruppo Agenti Augusta di cui era presidente, in rappresentanza della rete più piccola della newco Generali Italia nata nel 2013, che aveva accorpato gli ex 4 brand (Augusta; Ina-Assitalia; Lloyd Italico e Toro), diventandone vicepresidente e ora, in qualità di presidente si trova a gestire il Gruppo Agenti più rilevante del mercato?

Devo alla lungimiranza di allora il mio posto di oggi. Non ci sono dubbi. Oggi non potrei guidare il GA-GI se nel 2016 non avessi intuito quanto stava accadendo. La storia è iniziata però prima, nel 2012 quando il management di Generali comunicò ai gruppi agenti la nascita della newco, Generali Italia. Quel progetto toglieva a tutti noi qualcosa della nostra storia professionale. Augusta era già stata venduta e acquistata più volte, anche all’interno della ex Toro Assicurazioni e poi con AlleanzaToro. Ma non dialogavamo molto con i rispettivi Gruppi Agenti di allora.

Nel 2007 avevo conosciuto Cirasola, in quanto stavamo lavorando assieme a un modo nuovo di concepire il Sindacato nazionale, e fu naturale confrontarsi anche sul mondo Generali. Fu chiaro che la scelta del Gruppo Augusta di confluire nel GA-GI, seppure con numeriche molto eterogenee, avrebbe rafforzato entrambi. A seguito dell’unificazione, persi la carica di presidente, ma fui vice-presidente del nuovo gruppo.

Il cammino successivo, non senza ostacoli e contrapposizioni dialettiche, è stato comunque entusiasmante e unico. Abbiamo lavorato insieme al Mandato unico, all’Accordo Dati e all’ultimo Accordo Integrativo e a tanti altri interventi che hanno arricchito sia il GA-GI, che me personalmente.

Nel primo periodo di riorganizzazione dei cinque brand, incluso l’ex Augusta, per l’integrazione in Generali Italia, avete affrontato diverse problematiche operative, come la migrazione dei dati informatici e i cambiamenti nei processi assuntivi, oltre a una significativa trasformazione culturale, sulla quale inizialmente nutrivate qualche dubbio. Oggi, a undici anni dall’ingresso nel mondo Generali, come valuta questo cambiamento dal punto di vista professionale?

Sono stati anni molto complessi, soprattutto all’inizio, ma le ex reti di agenti confluite nella newco Generali Italia, in primis gli agenti storici dalla Compagnia stessa, erano tutte professionalmente strutturate e preparate all’urto. La conferma deriva dal fatto, che al netto di situazioni indipendenti dai processi di integrazione, le reti sono rimaste sostanzialmente stabili e gli appalti non subiscono di norma discontinuità di mandato o modifiche se non volontariamente o in caso di cessazione volontaria.

L’integrazione ha quindi rappresentato un arricchimento per tutti, nessuno escluso. È doveroso riconoscere un plauso alla rete storica di Generali, che ha avuto il grande merito oggettivo di saper accogliere colleghi/cugini come erano definiti, provenienti da altre Reti, dimostrando un forte spirito di apertura e integrazione. L’esperienza e la stabilità degli agenti GA-GI, ha costituito oggettivamente una base solida per tutti.

In questi 11 anni non sono mancati i momenti critici, e anche aspri confronti con la mandante soprattutto sulla parte tecnologica, e anche qui mi sento di rimarcare come l’azione di protesta molto forte che il GA-GI ha intrapreso nel 2019, che ha portato, per la prima volta nella storia, alla “serrata” del 93% delle agenzie. Questo ha contribuito in modo significativo a migliorare l’efficienza dei processi tecnologici e informatici della Compagnia. Ci sono ancora margini di miglioramento, ma credo che oggi siamo sulla strada giusta.

Ritengo inoltre doveroso ringraziare e riconoscere il valore di tutti coloro che, come me, provengono dagli ex brand entrati in Generali. Con il nostro passato e l’apporto di diverse culture professionali abbiamo arricchito il mondo che ci ha accolto.

Al contempo, dovremmo sentirci privilegiati e riconoscenti per essere entrati a far parte di questa grande compagnia, che ci ha accolti con benevolenza, sia a livello aziendale che dagli agenti storici, ovvero gli ex AG associati al GA-GI, che oggi ho l’onore di rappresentare.

Uno tra i tanti risultati importanti raggiunti dal GA-GI è la costituzione del Coordinamento Europeo degli Agenti di Generali che, dal 2015, riunisce gli agenti italiani, francesi e tedeschi. Siete stati gli unici a creare un centro sul modello delle migliori best practice europee, per la tutela degli agenti dei diversi Paesi e per un confronto continuo sul ruolo dell’agente e sull’evoluzione della professione. È sua intenzione mantenerlo? E invece in Italia, come procede il percorso di collaborazione e confronto con gli altri Gruppi Agenti? 

Si, il Coordinamento Europeo dei Gruppi Agenti di Generali è stato costituito nel 2015 con l’obiettivo di confronto, analisi e studio del ruolo dell’agente nel contesto europeo e sull’evoluzione della professione. Non ha funzioni sindacali ma si riunisce periodicamente per analizzare e studiare i mutamenti del mercato del canale agenziale di Generali in Europa. Ritengo che sia un altro risultato importante che si aggiunge alla storia del nostro Gruppo Agenti ed è mia intenzione mantenerlo, proprio per il valore che esso è in grado di trasmettere. Il confronto è un valore che fa parte del DNA del GA-GI. Noi abbiamo sempre dimostrato grande apertura e collaborazione con gli altri gruppi della compagine, come testimonia anche la loro presenza al nostro ultimo Congresso di Roma. Siamo interessati al dialogo, anche con gli agenti del Gruppo Cattolica, che rappresentano l’ennesimo patrimonio per la Compagnia, in termini di investimenti e grandi economie di scala rivenienti dall’ennesima integrazione.

Le confesso che stiamo pensando anche a dei percorsi confederativi che siano in linea con quanto emerso dalla nostra mozione congressuale che invita a creare un percorso di collaborazione e confronto nei rapporti con gli altri Gruppi Agenti.

Mi lasci sottolineare però che ogni Gruppo dovrebbe dare forza alle metriche dell’altro, dare forza e credibilità, anche se un mondo non ti appartiene, rappresenterebbe un atto di grande potere nei confronti della Mandante. Certamente rispettando le regole interne, che oggi auspichiamo di poter presto rivedere, anche con gli ultimi cugini arrivati.

Come ricordano sempre i top manager della compagnia, la rete tradizionale è centrale per il Gruppo e in questo senso gli associati al GA-GI, ovvero gli “ex Assicurazioni Generali”, sono coloro hanno fatto la storia della compagnia e hanno sempre mostrato una forte senso di appartenenza: esiste ancora oggi?

La stragrande maggioranza degli Agenti GA-GI proviene dal mondo dell’organizzazione produttiva dipendente, questo è stato uno dei primi punti di “comunione” con la rete ex Augusta, e che ci spinse a condividere il percorso di unificazione, perché provenienti da identici percorsi professionali di partenza e quindi da una simile cultura professionale. Pertanto il senso di appartenenza esiste ancora oggi ed è molto forte, ma questo punto di forza la Compagnia lo deve valorizzare e non mortificare.

Il mondo dell’intermediazione assicurativa sta inevitabilmente evolvendo e anche noi come agenti stiamo crescendo e guardiamo al nostro business sempre più a 360 gradi, e lo facciamo con l’energia del Gruppo. Proprio in questi giorni stiamo, ad esempio, intensificando i rapporti con altri operatori del mercato per facilitare il piazzamento di quote in co-assicurazione, elemento che assumerà una dimensione crescente nel prossimo futuro a causa delle conseguenze dei fenomeni climatici. E sulle problematiche legate al climate change e al business ad essa collegato che vorremmo che la nostra mandante si dimostrasse particolarmente attenta alle evoluzioni del mercato più qualificato. Non siamo ancora pienamente soddisfatti dell’approccio alla riforma del portafoglio, e siamo assolutamente contrari all’utilizzo delle disdette preventive. Per contro capiamo le esigenze di difendere la redditività tecnica dei rami più colpiti dagli eventi naturali degli ultimi anni, e siamo ancora seduti al tavolo, confidenti di trovare il giusto compromesso.

Restiamo di fondo fedeli, soprattutto alla luce del patto non scritto ma che esiste, che vede la centralità degli agenti come l’unico canale distributivo di Generali Italia. Un elemento che ci lega fortemente alla Compagnia.

A proposito di appartenenza mi capita spesso di leggere o sentire di agenti- azionisti di Generali. Forse è arrivato il momento di far sapere che noi nel GA-GI, solo con i capitali vincolati all’interno della Cassa Previdenza possediamo un valore in azioni che supera i 30 milioni di euro. E questo senza contare le azioni detenute direttamente da agenti, ex agenti e loro familiari, i quali, da generazioni, sono fedeli azionisti di Generali, accumulando nel tempo migliaia di azioni. Si tratta di un patrimonio in costante crescita anno dopo anno.

Le rimarco inoltre alcuni dati significativi che possono dare un’idea concreta del senso di orgoglio e appartenenza degli agenti associati al GA-GI nei confronti di Generali e sottolineare il nostro ruolo strategico.

Consideri che Generali Italia dispone di una rete distributiva di circa 2.300 agenti operativi su tutto il territorio nazionale. Di questi, circa il 50% è associato al GA-GI, mentre il restante 50% aderisce agli altri tre Gruppi Agenti della galassia Generali. Anche sul fronte della raccolta premi, dei circa 11 miliardi di euro incassati da Generali Italia tramite il canale agenziale, circa il 50% proviene dagli agenti associati al GA-GI.

E sul modello distributivo degli Organizzazione Produttiva Dipendente, che opera presso le agenzie di Generali Italia, prevalentemente associate GA-GI, ritenuta da sempre delle Generali un “fiore all’occhiello” dell’azienda e un unicum del mercato che progetti ci sono?

La maggior parte degli associati al GA-GI rappresenta un modello unico nel mercato assicurativo: un’agenzia imprenditoriale con un’organizzazione commerciale “ibrida”, che integra sia intermediari professionisti (iscritti alla Sezione E del RUI) sia Produttori Dipendenti della Compagnia (i cosiddetti OP). Si tratta di un modello peculiare nella distribuzione assicurativa italiana, da sempre considerato un “fiore all’occhiello” di Generali Italia.

All’esterno, mi riferisco ad altre Reti ,, questo modello è spesso oggetto di ammirazione e invidia, ed è per questo che ritengo vada salvaguardato e valorizzato da tutti. Stiamo attualmente analizzando, attraverso una commissione specifica, le aree di miglioramento e le possibili ricadute sugli appalti, sebbene i principali interlocutori della Compagnia su questo tema siano i sindacati di categoria. Tuttavia, credo che anche gli agenti debbano avere voce in capitolo nel confronto con gli OP, per valorizzare queste figure e rendere il loro ruolo sempre più strategico all’interno delle agenzie.

Di fatto, noi agenti siamo co- datori di lavoro: siamo noi a reclutarli, formarli, accompagnarli nella loro crescita professionale, fornire loro un ufficio con il supporto del nostro personale e affidare loro la gestione dei nostri clienti. È quindi essenziale che il ruolo degli OP venga riconosciuto e strutturato in un’ottica che premi l’eccellenza e la continuità del modello.

Lo stop alle trattative per il rinnovo dell’Accordo Nazionale Imprese/Agenti (ANA), scaduto nell’ormai lontano 2006, quali problemi comporta per un giovane agente ai primi passi della sua carriera professionale e quali conseguenze ha (e ha avuto) questo vuoto normativo di primo livello sulla vita del GA-GI?

In un contesto globale caratterizzato dall’evoluzione incessante dell’intelligenza artificiale, il nostro approccio al lavoro e alle attività quotidiane sta subendo trasformazioni profonde e significative. Non solo dal punto di vista dei sinistri, ma anche della distribuzione, del controllo di gestione, delle comparazioni che saremo in grado di poter svolgere con facilità rispetto al prodotto. È veramente inconcepibile pensare di continuare ad operare facendo riferimento a un accordo obsoleto e ormai datato. È una forte contraddizione che miete delle vittime soprattutto tra i giovani, perché rappresenta per loro un grosso freno all’ingresso nella professione, a meno che non siano figli di agenti.

Nel mondo Generali siamo riusciti in parte a colmare questo vuoto normativo, grazie all’accordo integrativo, unico sul mercato, che sul tema della rivalsa, stabilisce dei tassi di interesse agevolati e altre agevolazioni a favore degli agenti. Ritengo siano dei punti fondamentali che rappresentano un grande passo avanti e testimoniano la concretezza e la determinazione delle relazioni industriali che intercorrono tra i Gruppi Agenti di Generali Italia e la Compagnia nel raggiungere obiettivi sempre più sfidanti e di essere vicini a tutti gli Agenti.

Altrettanto, sempre riferendoci all’impatto che AI avrà sulla nostra attività, e con essa l’utilizzo dei dati, è evidente come la mancanza di una regolamentazione di primo livello, produca un danno incommensurabile.

Cosa ci può dire dell’obbligatorietà di copertura per gli eventi catastrofali in capo alle imprese e dell’applicazione della clausola dello Ius Variandi che avete affrontato con la compagnia?

È prematuro fare delle osservazioni o un bilancio in questo ambito visto che siamo ancora in attesa dell’entrata in vigore della legge e dei rispettivi decreti attuativi. Di certo posso affermare che in un mercato di libera concorrenza nel quale Generali ha deciso di partecipare, il compito che spetta agli agenti non è certo facile, né automatica sarà l’adesione dei clienti. Nonostante si faccia un grande parlare di eventi catastrofali il tema della percezione del rischio e del prezzo, sono fattori che incideranno in maniera determinante nel dialogo con la clientela.

Sul fronte invece dello Ius Variandi siamo molto orgogliosi di noi.

Il GA-GI si è fatto fin dall’inizio promotore di iniziative che ne depotenziassero gli effetti, trovando nella compagnia un interlocutore che ha saputo ascoltare e anche tornare sui suoi passi. Su questo fronte abbiamo ricevuto anche apprezzamenti addirittura da tutte le organizzazioni sindacali di primo livello.

Riguardo al futuro invece, quali progetti avete in mente. Cosa si aspetta dal futuro e come intende traghettare il GA-GI in questo nuovo futuro?

Dal futuro mi aspetto un Gruppo sempre più di riferimento del mercato, ma che stia al passo con i tempi e in evoluzione con i grandi cambiamenti. Che sia interattivo e veloce nell’approfondire i temi che quotidianamente modificano un pezzo del nostro “operare”, e che sfrutti la presenza sui social per essere percepito in funzione delle molteplici attività che tutti i colleghi impegnati nel Direttivo, in Giunta e nella Commissioni, sostengono a favore del sistema GA-GI.

Desideriamo fungere da motore costante per la Compagnia, affinché i livelli di servizio offerti ai clienti e alle Reti siano in linea con l’eccellenza del brand che rappresentiamo.

Intendiamo investire nei giovani, permettendo loro di intraprendere progressivamente un percorso di rappresentanza che assicuri un efficace ricambio generazionale. Questo percorso dovrà integrare le migliori pratiche consolidate con le esperienze dei colleghi più esperti, combinando la loro saggezza con la freschezza e la visione innovativa dei giovani Agenti.

Per questo in primavera, avrà luogo la prima tappa della “scuola per giovani professionisti”, che dovrà riflettere un contesto di formazione e sviluppo per nuovi talenti GA-GI, anche nel campo della rappresentanza.

a cura di Vincenzo Giudice

Foto in copertina: Federico Serrao

Leggi anche GA-GI: il Presidente Federico Serrao ha scelto la sua squadra

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